L'India annulla la commessa E Hollande è pronto a fregarci

RomaL'India non vuole più gli elicotteri italiani. È una delle conseguenze dell'affaire Finmeccanica, che ha portato in carcere il presidente del gruppo, Giuseppe Orsi, e ai domiciliari l'amministratore della Agusta Westland appartenente al gruppo Finmeccanica, Bruno Spagnolini, accusati di aver pagato una maxi tangente da 51 milioni per aggiudicarsi l'affare. Il ministero della Difesa di Nuova Delhi ha infatti sospeso l'operatività del contratto e quindi i pagamenti all'azienda italiana e avviato le azioni necessarie per cancellare la commessa per la fornitura dei dodici velivoli destinati al trasporto di personalità politiche (commessa del valore di 556 milioni), emettendo una richiesta formale di spiegazione probatoria nei confronti di Agusta Westland, pena «la cancellazione del contratto» e prendendo altre iniziative «secondo i termini contrattuali».
È stata una giornata nera per il colosso italiano, che a piazza Affari ha perso il 4,13 per cento e ha dovuto subire lo smacco del sorpasso da parte della concorrenza francese. Proprio ieri infatti Eurocopter, filiale del consorzio Eads e leader del mercato nel settore elicotteristico, ha concluso un accordo da 40 milioni di euro per la fornitura di apparecchi ec135 destinati ad Aviators India. Probabilmente si tratta di una prima tranche di una maxifornitura di 197 elicotteri destinati alle forze armate indiane, un contratto da oltre un miliardo. Affari dei quali si è parlato nell'incontro di ieri a Nuova Delhi tra il primo ministro indiano Manmohan Singh e il presidente francese François Hollande. Il quale non ha perso l'occasione di schiaffeggiare Finmeccanica: «Il contratto sarà pulito e non ci saranno intermediari», ha detto l'inquilino dell'Eliseo.
E ieri è stato il giorno dell'interrogatorio di Orsi. Nel carcere di Busto Arsizio, dove è recluso dopo essere finito in manette con l'accusa di corruzione internazionale e frode fiscale, Orsi ha prima di tutto consegnato al giudice per le indagini preliminari del tribunale bustocco, Luca Labianca, una lettera di dimissioni dalla presidenza di Finmeccanica. Un gesto che, spiega il suo avvocato Ennio Amodio, nasce dalla volontà di «rasserenare il clima che si è venuto a creare in conseguenza delle indagini».
Nella lettera e nell'interrogatorio Orsi ha rivendicato la linearità del suo operato, «da sempre ispirato all'esclusivo interesse di Finmeccanica e di tutte le sue controllate». Orsi avrebbe affermato di non avere dato alcun mandato al mediatore svizzero-americano Guido Hashcke «per alcun tipo di manovra» nell'affare italo-indiano. Avrebbe negato di aver mai conosciuto Sashy Tyagi, capo di Stato maggiore dell'Indian Air Force negli anni in cui l'India stava perfezionando l'acquisto degli elicotteri, l'uomo che avrebbe modificato i requisiti tecnici previsti per l'acquisto dei 12 elicotteri in modo da favorire Agusta Westland e i suoi AW101. Infine l'ormai ex presidente del colosso italiano avrebbe sostenuto di non essere a conoscenza di manovre illecite nell'ambito dell'operazione di compravendita degli elicotteri e di non aver mai fatto pressioni sulla procura lombarda per cambiare il pm che indaga su Finmeccanica. I legali di Orsi hanno annunciato che dopo l'interrogatorio davanti al pm presenteranno istanza di scarcerazione. Dopo Orsi sotto torchio è finito anche Spagnolini, agli arresti domiciliari dal 13 febbraio per l'accusa di corruzione internazionale.
Tra gli aspetti meno chiari della vicenda c'è il «riacquisto» da parte dell'azienda italiana di 14 elicotteri inutilizzabili (definiti «rottami» in un'intercettazione) dal governo indiano. Operazione che sarebbe servita tra le altre a «coprire» la maxi tangente. Ieri Amodio, l'avvocato di Orsi, ha parlato di «equivoco sulle intercettazioni», che sono «molto difficili da interpretare e danno adito a letture devastanti». Secondo il legale, l'acquisto dei vecchi elicotteri dal governo indiano sarebbe stata un'operazione di immagine per Finmeccanica, perché gli elicotteri WG30, venduti all'India dall'Inghilterra, «avevano dei problemi ed erano caduti, per questo il governo indiano aveva protestato con il governo inglese e gli elicotteri erano stati messi a terra e tenuti in un hangar».

Commenti

MEFEL68

Sab, 16/02/2013 - 10:19

Scrivo questo per capire. Dato per scontato che quando si tratta con alcuni Paesi, per assicurarsi un'importante commessa, obtorto collo, è necessario pagare una "commissione", la stessa cosa capiterà anche alla Francia? Allora, se la Francia pagherà anche lei, ciò vorrà dire che purtroppo è così. Se invece la Francia non pagherà, ciò vorrà dire una delle due cose: o non è vero che la "commissione" è obbligatoria, o che i Francesi sono più bravi nel trattare. Se così fosse, anzichè pagare profumatamente i nostri managers, assumiamo quelli francesi. Risparmiremmo sullo stipendio e sulle tangenti.

atipico

Sab, 16/02/2013 - 18:15

Caro MEFEL68, se vuole veramente capire, si chieda come funziona l'ENA in Francia e come vengono scelti i dirigenti dell'amministrazione pubblica. Se vuole veramente capire, segua la storia un po' più avanti. Hollande continua la trattativa "di" Sarkozy e si sta trattando una partita di 126 caccia Dessault francesi. Da moltissimo tempo, non da quando è spuntata a storia tangenti/commissioni. Sul tavolo ci sono condizioni, lavoro svolto in India, trasferimento tecnologie e moltissime altre cose. Banalizzare e mettere insieme il viaggio di Hollande di adesso e la storia tangenti e tendenzioso e sa molto di Pravda di "qualche anno fa" (e ne ho anche letto qualche numero). Forse sarebbe meglio scrivere qui dei veri problemi del nostro paese e di come risolverli. E si, magari anche di qualche centinaio d'anni di differenza di cultura dello stato tra questo nostro bel paese e la Francia o qualche altro paese. Credo che così l'effetto sui voti e sugli indecisi sarebbe migliore.