L'Italia in crisi si impasticca Psicofarmaci anche ai bimbi

Boom nell'uso degli ansiolitici, che ormai sono il quarto gruppo di medicinali acquistati (anche dagli under 25). Con pesanti ricadute sulla spesa pubblica

Se si analizzano le diverse teorie internazionali su come la recessione influenza le abitudini degli abitanti di un Paese in crisi, si rischia di perdersi in un marasma totale. Si finisce per soffocare, fra teorie di economisti e manuali pieni zeppi di profezie più o meno referenziate, ma senza dubbio soggettive. Un dato però è certo: l'Italia è sempre più dipendente dagli psicofarmaci e l'età media dei pazienti che fanno uso di queste medicine si sta allargando sempre più, investendo con prepotenza la fascia degli under 25. Il Censis conferma che negli ultimi sei anni il consumo di psicofarmaci nel nostro Paese è aumentato del 16,2%.

Secondo uno studio della London School of Economics and Political Science pubblicato dal Daily Mail, in tutta Europa, ma specialmente in Italia e in Islanda è aumentato a dismisura il consumo di antidepressivi. Non siamo ai livelli dell'Islanda, dove il 9% della popolazione dell'isola ingerisce almeno una pastiglia al giorno, ma è la crescita costante nei consumi ad allarmare particolarmente. Il Prozac risulta salito in tutta Europa dell'incredibile percentuale del 20% ogni anno tra il 1995 e il 2009. In particolare nel nostro Paese gli antidepressivi risultano al primo posto tra i farmaci a prescrizione per il sistema nervoso centrale (Snc).

E secondo l'Aifa (l'agenzia italiana del farmaco) gli psicofarmaci sono diventati addirittura il quarto gruppo di farmaci più acquistati dagli italiani (78,7 dosi giornaliere ogni 1000 abitanti) e il quinto gruppo per spesa pubblica sul totale dei farmaci prescritti. Sarà difficile superare le pillole per il cuore, che sono quelle più consumate (469,6 dosi giornaliere ogni 1.000 abitanti), ma è complicato prevedere di quanto aumenteranno precisamente le prescrizioni mediche di antidepressivi. In compenso è assodato che il consumo di psicofarmaci da parte delle donne italiane è pressoché doppio rispetto a quello degli uomini e che le regioni italiane dove la prescrizione di antidepressivi è più diffusa sono ormai da diversi anni Toscana e Liguria, mentre quelle dove se ne prescrivono meno sono Campania, Basilicata e Puglia.

In fondo siamo nei Piigs (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna) ossia «maiali» in inglese, ma con una i di troppo, quegli Stati ritenuti più deboli economicamente e che rischiano di uscire dalla zona euro. In poche parole facciamo parte di quegli Stati dove si dovrebbe vivere peggio. Noi rispondiamo con l'aumento degli antidepressivi, mentre i nostri «compagni di reparto» si trovano di fronte a problemi diversi e nella maggior parte dei casi ancor più grossi. In Portogallo la crisi fa aumentare gli omicidi, tanto da dedicare al tema l'intera prima pagina del quotidiano portoghese Jornal de Notìcias, il più letto dopo Correio da Manhã (edizione del 16 luglio). In Grecia negli ultimi due anni si è registrato un drammatico aumento delle morti per suicidio e omicidio, in Spagna sono aumentati a dismisura i furti (secondo l'Economist la Spagna è al secondo posto nel mondo come numero di furti, 1.188 ogni 100mila abitanti. Solo in Belgio ne avvengono di più: il record belga è di addirittura 1.762 furti ogni 100mila abitanti). L'Irlanda nell'ultimo periodo ha registrato il quarto più alto tasso di suicidi d'Europa fra i giovani. Noi rispondiamo con una diffusione costante degli psicofarmaci.

D'altronde per noi italiani è un fatto culturale guardare agli Stati Uniti ed esclamare: «Fra dieci anni noi saremo così!». In effetti se l'avessimo fatto nel 2003 sul tema antidepressivi, ci avremmo preso in pieno! E una recente inchiesta del New York Times conferma l'inarrestabile marcia americana di antidepressivi, così come l'aumento delle prescrizioni di Ritalin per i bambini affetti da Adhd (deficit di attenzione). È incredibile pensare che il Ritalin, un'autentica anfetamina legalizzata disponibile da poco anche in Italia, sia la pastiglia giornaliera per milioni di bambini americani e per il 20% degli universitari americani. Se diamo credito alla teoria dei dieci anni, fra dieci anni gli universitari italiani li chiameremo «generazione anfetamina»?
thomas.leoncini@libero.it

Commenti

titina

Mar, 23/07/2013 - 09:59

per caso non sono gli psichiatri che le prescrivono con facilità? A mia cognata, alla morte del padre, lo psichiatra diede dei farmaci, per fortuna mia cognata dopo un po' di mesi insistette per farseli togliere e sta benissimo.

marina89

Mar, 23/07/2013 - 10:59

categoria di scriteriati gli psichiatri,hai ragione titina e ho amici che ne sanno qualcosa.ma guadagnano percentuali sulle vendite degli antidepressivi?siamo sicuri che non sia cosi'?uno psichiatra di Genova voleva prescrivere a un bambino gocce di calmante e pasticche di paroxetina xche' il bimbo non si riprendeva dalla morte del suo gatto.è vero il discorso dell'america,tanto con la scusa del lo fanno in america ci marciano in tanti

Manu-F

Mar, 23/07/2013 - 11:04

risposta all'articolo:si,penso che si chiameranno generazione anfetamina e penso anche che supereranno i farmaci del cuore

-cavecanem-

Mar, 23/07/2013 - 15:16

Gioiscono le aziende faramceutiche.

marco valenti

Mer, 24/07/2013 - 00:32

l'ho sempre pensato che noi toscani siamo un popolo di esauriti!!!!!oggi ne ho avuto conferma!