La maledizione di Tamara, da icona sexy a vedova nera

Bella e trasgressiva, riempì le copertine negli anni '70. Poi le manette ingiuste e la nuova vita in "esilio"

Tamara Baroni

Il nome di Tamara Baroni ha rappresentato per l'Italia della fine degli anni Sessanta l'icona della bellezza e della trasgressione. Una bellezza dirompente quella di Tamara che nel 1967, non ancora ventenne, vinse il premio di Miss Eleganza perdendo di un soffio quello di Miss Italia perché già madre di Valentina, cosa all'epoca non ammissibile.

Alla bellezza sfoggiata da Tamara, non rimasero indifferenti giovani playboy o capitani d'industria; da Gigi Rizzi a Dado Ruspoli passando per Gianni Agnelli ma l'amore dello «scandalo» fu con l'industriale parmigiano Pierluigi Bormioli, «Bubi», figlio di quel Rocco Bormioli che costruì il più importante gruppo vetraio d'Italia. Uno scandalo che, negli anni 70, fece la felicità di stampa e rotocalchi quando questo ménage a trois (Bormioli era da 14 anni sposato con Maria Stefania Balduino Serra) provò a tingersi di nero. Accadde che un giorno una macchina guidata da un sardo tentò di investire la moglie di Bubi per ucciderla; la Procura, fomentata da una parte della pruriginosa opinione pubblica borghese e bigotta, non ebbe dubbi: la mandante del tentato omicidio era Tamara Baroni. Per Tamara si aprirono le porte del carcere, dove vi rimase per 46 giorni prima di uscire innocente senza nemmeno essere rinviata a giudizio. Solo in pochi credevano nell'innocenza di Tamara «femmina fatale» che, oltre ad essere già al secondo matrimonio e con una figlia piccolissima, si vestiva spesso succinta e provocante. L'accusa aveva già deciso per la sua colpevolezza, per tutti la Baroni voleva eliminare la moglie dell'amante per prenderne il posto e mettere le mani sull'eredità. Nulla di più falso.

Nonostante il polverone alzato dalla stampa Tamara, grazie alla sua caparbietà, riesce a rialzarsi e a ripulirsi dal fango che le hanno buttato addosso. Riparte da zero e ricomincia con umiltà cantando nella orchestra di Iller Petaccini (suo secondo marito da cui divorzia nel giro di poco) e recitando a teatro con Ric e Gian fino a quando non arriva il teatro impegnato: recita al fianco di Tennessee Williams nello Zoo di vetro per passare a recitare Sartre nell'opera Le mani sporche con Arnaldo Ninchi. Iniziano ad arrivare incredibili proposte di lavoro: da Carlo Ponti a Federico Fellini fino alla richiesta di recitare con il grande Edoardo de Filippo. Ma dopo la separazione dal secondo marito, Tamara rischia di vedersi sotrarre la figlia Viviana, così lascia il teatro per dedicarsi a lei. E arriva la vera svolta nella vita di Tamara: Gianni Garbellini che, come lei stessa racconta, è un amore che si costruisce con il tempo, con l'amicizia e la confidenza per poi sbocciare immenso e generoso. Gianni e Tamara nel 1987 decidono di andare a vivere in Brasile, a Natal la città brasiliana capitale dello Stato del Rio Grande do Norte. Vogliono costruire dall'altra parte del mondo la loro nuova esistenza, il loro progetto di vita.
Siamo negli anni Duemila e Tamara si è potuta finalmente esprimere accanto all'uomo della sua vita, l'uomo della sua metamorfosi. Assieme hanno tre figli, Ciro, Sara e Marco tutti e tre oggi affermati avvocati. Tamara scrive un libro di poesie in

Brasiliano, costruisce una scuola di equitazione, pubblica, on line, il racconto della propria vita e si occupa con il marito d'immobili. La loro è una vita serena e meritatamente appagata dopo le tante prove superate fino allo scorso 6 marzo il giorno in cui nuovamente il destino si è accanito su Tamara. È pomeriggio di quel maledetto 6 marzo e Gianni Garbellini prende una scala per cercare di aggiustare una tegola del tetto nella loro casa brasiliana. Gianni scivola e, da un'altezza di sette metri, cade battendo la testa e morendo sul colpo. Tamara è in casa ma non si accorge di nulla; Ciro, il primogenito, sente un rumore sordo e si precipita al capezzale del padre tentando inutilmente di rianimarlo. Non serve a nulla la corsa verso l'ospedale. Gianni muore. Un altro dolore, l'ennesima ferita si apre nell'anima di Tamara; quasi come se un destino beffardo volesse ancora una volta metterla alla prova. Raggiunta al telefono Tamara ci racconta come, anche adesso, la vita sia degna di essere vissuta e come lo spirito di Gianni sia sempre lì accanto a lei nella loro casa di Natal. È pronta anche questa volta a ripartire afferrando per mano quei figli che sono il senso profondo della sua vita.
@terzigio

Commenti

cicikov

Dom, 13/04/2014 - 18:31

non è la presenza del morituro che rende ogni luogo un capezzale.