Il matrimonio all'italiana? È ancora la ricetta più solida

Mentre sulle cattedre di molti moralisti serpeggia l'accusa per i troppi divorzi in Italia, guardando in casa altrui non mancano le sorprese: le nozze all'italiana resistono all'usura degli anni meglio di altre ricette coniugali considerate più moderne. Il confronto con i dati pubblicati dall'Economist mette che l'Italia è, dopo l'Irlanda, il Paese occidentale con meno divorzi, diciassettesimo al mondo con la media di 0,9 ogni mille abitanti.
E questo mentre Paesi europei come il Regno Unito, al pari con il Belgio, sono nella top ten delle coppie in crisi. Proprio ieri il Daily Telegraph ha pubblicato una stima che segna un cambio epocale: «la maggior parte dei bambini entro il 2016 nascerà fuori dal matrimonio». Scrive infatti il quotidiano che in Inghilterra nel 2012 la percentuale di bambini nati da madri non sposate ha registrato un record del 47,5%. Nel 2002 la percentuale era del 40,6 % e se il trend continuerà così, nascere da una coppia sposata nel Regno Unito diventerà l'eccezione. E i numeri riportati dal quotidiano sembrano fondati, tant'è che lo stesso premier Cameron si è impegnato a introdurre una legge entro fine anno per concedere agevolazioni fiscali alle coppie sposate.
Sulla tenuta del matrimonio all'italiana le analisi sociologiche non mancano. L'ultima, assai cliccata sul web e strillata sulle prime pagine dei giornali, ma forse anche la più superficiale è che ci sono meno divorzi a causa della crisi. Qualcosa di vero senz'altro c'è: secondo l' Ami (l'Associazione degli avvocati matrimonialisti italiani) chiedere il divorzio costa troppo e finisce per impoverire ancor più le famiglie. Che l'argomento non sia di secondaria importanza quando si decide di porre fine al matrimonio, lo confermano anche le tendenze tecnologiche: sull'iPhone si può scaricare la «app» iDivorzio, concepita per simulare l'iter di una coppia in fase di separazione e analizzare le spese quotidiane.
Ma senz'altro c'è di più, se a durare sono non le coppie aperte o quelle basate sul rispetto rigoroso della parità, ma le più tradizionali nozze all'italiana.
Chi non crede alla coincidenze, analizzando la classifica dell'Economist alla voce «Stati con il più basso numero di divorzi», scoprirà che il piazzamento dell'Italia è a pari merito con quello dell'Indonesia. E proprio l'Indonesia, a differenza dell'Italia, è anche fra i 21 Paesi con il maggior numero di matrimoni (7 ogni mille abitanti).
Qual è il segreto della lunga vita amorosa degli indonesiani? Quasi il 60% di loro vive nell'isola di Java ed è proprio lì che avviene un rituale molto famoso in tutta l'Indonesia, in grado di stupire anche il più accanito dei latin lover, ma che soprattutto richiama pellegrini musulmani da tutto l'arcipelago. Una volta al mese infatti, chi vuole avere successo nel mondo degli affari deve tradire il proprio partner. E il tutto ha un significato sacro.
Da noi la scappatella non sarà un rituale, ma di certo è di gran moda. Stiamo diventando sempre più traditori seriali, pur non avendo una sacra legge morale che ce lo imponga .Sempre secondo l'Ami infatti, l'infedeltà degli italiani ha avuto un'impennata negli ultimi anni: in un matrimonio su due c'è almeno un infedele. Inoltre le mogli stanno raggiungendo i mariti nell'infedeltà, anche se gli uomini sono ancora in testa con il 55% dei casi.
Traditori, ma fedeli all'idea di restare in coppia: le nozze all'italiana dunque resistono di più anche alla prova delle «corna». Per i più ostinati fan del triangolo sentimentale è un bell'argomento dialettico da usare per giustificarsi. Magari anche senza invocare la tradizione indonesiana.
thomas.leoncini@libero.it

Commenti

marina89

Ven, 12/07/2013 - 21:13

è un bell'argomento,penso seriamente siano i tradimenti a tenere vivi matrimoni