E all'Olimpico entra di tutto: così i violenti beffano i controlli

Mazze e botti: si sfruttano la ressa ai tornelli o lanci dall'esterno delle recinzioni

Roma - All'Olimpico di Roma, come in quasi ogni stadio d'Italia, gli ultrà fanno entrare quello che vogliono. Difficile se non ipocrita stupirsi per quello che è accaduto sabato sera nella curva nord, occupata dai tifosi del Napoli, con il vigile del fuoco rimasto ferito da una bomba carta durante un fitto lancio di petardi e fumogeni sulla pista d'atletica nel corso delle «trattative» per ottenere dagli ultrà il placet a giocare la finale di Coppa Italia.
La realtà è che i «botti» negli stadi italiani sono ordinaria amministrazione. In barba a prefiltraggi, filtraggi e controlli di steward e polizia, la violazione del «regolamento d'uso» degli stadi - che oltre ai materiali infiammabili proibisce tra l'altro anche puntatori laser, fumogeni, corpi contundenti, ombrelli, trombe, fibbie - è all'ordine del giorno. Con un flusso di migliaia di persone, tra tasche, zaini, sacche e giubbotti, è altamente improbabile che nulla sfugga ai controlli. Le tecniche del tifo organizzato per far passare botti - spesso ordigni di sinistra potenza - e torce sono affinate da anni, e funzionano fin troppo bene. I «trucchi» sono innumerevoli. Le donne spesso si prestano a nascondersi addosso l'oggetto proibito, contando sul fatto che difficilmente verranno ispezionate con attenzione dagli agenti, quasi sempre uomini. E, soprattutto, per il libero accesso delle munizioni, si sfrutta l'area tra le recinzioni esterne e lo stadio vero e proprio. Qualcuno entra «pulito», supera i controlli e poi si apposta e aspetta all'interno delle barriere, nascosto da altri sodali alla vista degli agenti, impegnati loro malgrado a perquisire la massa di tifosi che continua a entrare. Dall'esterno, visto che è impossibile per le forze dell'ordine presidiare l'intero perimetro dello stadio, altri ultrà lanciano il materiale al di là delle reti: fumogeni, petardi e quant'altro sono dentro, pronti a esplodere, spesso e volentieri usati come armi, lanciati in campo, o contro la polizia, o nei settori che ospitano i tifosi «avversari». È successo a ottobre scorso, in occasione di Roma-Napoli, quando tra i tifosi azzurri in curva nord e i romanisti nei distinti ci fu un lungo scambio di lanci di bottiglie e bombe carta. Conta anche la tempistica. Arrivare presto è sconsigliato: con poca ressa, verifiche e controlli sono più pressanti. Quando il fischio d'inizio è vicino, la folla preme ai tornelli per entrare e fatalmente si abbassa la guardia per accelerare gli ingressi, così per i gruppi di tifo organizzato è più facile passare i controlli portando con sé oggetti che dovrebbero restare fuori. Alla faccia di chi sogna gli stadi come luoghi «per famiglie».