Il "mestiere" di mamma è diventato un vero lavoro

La "tagesmutter" è una donna con figli piccoli che ne ospita altri in casa  Prima di avviare l'attività deve seguire corsi di pedagogia, igiene e diritto

Addio babysitter con molto tempo e pochi soldi, e tanti saluti anche ai nidi, sempre più cari ed esclusivi. Ora si va dalla tagesmutter, parola tedesca che evoca (a torto) la signorina Rottenmeier di Heidi ma che in italiano suona anche peggio: collaboratrice educativa o operatrice di nido familiare. La tagesmutter è, letteralmente, la «mamma di giorno». Una signora che accoglie nella propria casa i bimbi altrui, li segue, li educa come fossero figli suoi. E trasforma le mura domestiche in luogo di lavoro, perché fare la tagesmutter è una vera professione. Un'ancora di salvezza per tante donne disoccupate in tempo di crisi. In mezza Europa questi servizi di assistenza domiciliare all'infanzia sono la forma più diffusa di aiuto alle famiglie; da noi stanno prendendo piede in anni recenti. È stata una cooperativa di Trento a importare la figura della tagesmutter. Non è un'alternativa al nido e alle strutture pubbliche ma un completamento. Gli enti locali spendono sempre meno per la prima infanzia, i posti disponibili diminuiscono e i costi per le famiglie crescono. I nonni hanno meno tempo di una volta. Norme sempre più rigide impongono qualità e controlli. Molte donne devono drammaticamente scegliere tra lavoro e famiglia, tra avere figli e farsi una professionalità.

Le tagesmutter rispondono a tutti questi bisogni di flessibilità, educazione, crescita. Aiutano le mamme che hanno un lavoro, e ne procurano uno nuovo a quante sono disposte a reinventarsi una professione. «In proporzione al numero di bambini e alle ore si può raggiungere uno stipendio più che dignitoso», spiega Stefania Terzoni, 28 anni, piacentina, che con alcune amiche (e la consulenza di una delle maggiori realtà del settore, il Centro servizi opere educative Monsignor Dalponte di Trento) ha messo in piedi la cooperativa Agave. Migliaia di mamme in tutta Italia, soprattutto nel Centro-Nord (ma possono farlo anche i signori uomini), stanno prendendo questa strada, soprattutto se hanno in casa figli della stessa età dei bimbi che accolgono. Per diventare tagesmutter bisogna seguire e superare un corso teorico-pratico con lezioni di pedagogia, psicologia, igiene e anche diritto, perché poi le mamme si riuniscono in cooperative o associazioni no profit e hanno quindi bisogno di destreggiarsi tra normative e privacy. Devono avere una casa che rispetti criteri di abitabilità per i piccoli, di sicurezza, igiene e ordine: ciò che una famiglia qualsiasi farebbe per evitare incidenti ai propri pargoli.

I dati del centro Dalponte dicono che due tagesmutter su tre (il 69 per cento) hanno scelto quel lavoro «per la passione e l'amore verso i bambini»; altri motivi prevalenti sono la possibilità di «lavorare e contemporaneamente seguire l'educazione dei figli» e l'opportunità «che questa professione potesse darmi maggiore soddisfazione come crescita personale e professionale». Il 95 per cento viene da precedenti esperienze di lavoro, soprattutto come impiegate, commesse o baby sitter.
I bimbi stanno dalla tagesmutter in media dalle 3 alle 5 ore, per 5 giorni settimanali e 12 mesi l'anno, estate compresa. Le famiglie chiedono disponibilità, flessibilità e continuità educativa: «Un fattore importante perché dalla tagesmutter i bambini ritrovano quello che hanno lasciato a casa», dice Paolo Stefanini, presidente del centro Dalponte e formatore di centinaia di «mamme di giorno». A volte è anche una scelta obbligata in quanto nei nidi non c'è posto. «Le tagesmutter integrano le strutture pubbliche, non fanno loro concorrenza», sottolinea Stefanini. Le coop, con cui le famiglie stipulano un contratto di servizio, dispongono di «tutor» ed esperti che prestano consulenza ed eseguono controlli. La spesa per le famiglie è contenuta e i figli stanno in un ambiente familiare dove persone qualificate li fanno convivere con altri bambini. Questi nidi domestici tutelano i piccoli, le famiglie, le lavoratrici e anche il territorio. Ed è questo uno dei segreti del loro successo.
L'altro è che diventare tagesmutter consente di fare un lavoro che piace. Stefania Terzoni racconta di laboratori casalinghi e sperimentazioni con i bambini, in un coinvolgimento che fa sentire quelle creature come figli propri: «Una bambina aveva difficoltà di apprendimento, abbiamo cominciato un lavoro in cucina con gli alimenti e i loro colori. La barbabietola rossa, la zucca arancione... È migliorata moltissimo. È una grande soddisfazione vedere come cambiano i bambini anche grazie al nostro lavoro».

Commenti

carpa1

Dom, 08/12/2013 - 10:31

Bella scoperta! Già nel 1975, sono stato in inghilterra con la famiglia per 6 mesi. Tre figli: bimba di 4 anni, bimbo di tre ed una bimba di 1 mese. Abbiamo deciso, mia moglie ed io, di mandare quelli di 3 e 4 anni presso una famiglia che faceva esattamente quanto descritto nell'articolo. Non so se mi spiego: eravamo nel "medio evo (parlo di quasi 40anni fa)" e là già lo facevano. Ci andavano molto volentieri ed hanno persino imparato un po' d'inglese, costo molto contenuto e mia moglie si è potuta dedicare meglio alla neonata. Niente burocrazia, ambiente veramente accogliente e sicuro. Vedremo come va a finire da noi con quello che ci inventerà la burocrazia: corsi di aggiornamento a livello "universitario" (come se le mamme dovessero aver bisogno di imparare come si allevano i figli), sempre più pretese per la "struttura" casalinga, assicurazioni mangiasoldi e, ovviamente, spese che se non superano quelle degli asili nido poco ci mancherà. Già nascono le organizzazioni, magari tipo onlus, così speculeranno anche sulle agevolazioni fiscali. Sarò scettico (magari un po' troppo direte) ma mi piacerebbe, prima di tutto, vedere un bel taglio alla burocrazia INUTILE che nel nostro paese uccide sul nascere ogni iniziativa UTILE.

robiem

Dom, 08/12/2013 - 11:24

Ah, che bello, dovrebbero farlo in Italia. Si, ma con metodo Severino, cioè con retroattività, utilizzando la frase che piacerebbe a tantissimi "a far data dalla nascita del Primogenito", così, magari, a mia Madre darebbero gli arretrati per 42 anni di attività, svolta sia per i propri figli che per quelli delle amiche che avevano poca pazienza con i loro, o quelle che glieli lasciavano perché occupate col lavoro. Ma siamo in Italia e quello della Mamma è un mestiere che viene considerato solo per farsi belli solo a parole, ma che in realtà è sottovalutato.