Il metodo Stamina sotto la lente degli scienziati

RomaMetodo Stamina: la sperimentazione può partire. Finalmente i tanti malati che hanno riposto tutte le loro fragili speranze nelle potenzialità di questa terapia potranno conquistare maggiori certezze e sapere se si tratta di un bluff o di una cura rivoluzionaria. Ci vorrà ancora molto tempo però. La sperimentazione non partirà prima dell'autunno e ci vorranno 18 mesi per i primi risultati.
Davide Vannoni, il presidente di Stamina Foundation, dopo settimane di estenuanti tira e molla, ha consegnato ieri mattina il protocollo del suo metodo all'Istituto Superiore di Sanità, Iss. Nei prossimi giorni le autorità scientifiche competenti, oltre all'Iss anche l'Agenzia nazionale per il farmaco (Aifa) e il Centro nazionale trapianti (Cnt), e soprattutto il Comitato Scientifico che presiede la sperimentazione dovranno pianificare le prossime mosse. Spetta infatti a componenti del Comitato individuare prima di tutto le strutture sanitarie dove realizzare la sperimentazione e le cell-factory in cui potranno essere prodotte le cellule secondo le good manifacturing practices (Gmp). Nei prossimi giorni intanto si capirà se, sulla base della documentazione fornita da Vannoni, sia effettivamente possibile condurre una sperimentazione che rispetti i presupposti scientifici necessari per validarla a livello internazionale.
«Abbiamo consegnato la metodica ed i protocolli clinici di tre malattie: la sindrome di Kennedy, la paresi cerebrale infantile e la Sla bulbare -annuncia Vannoni- Tra queste ne saranno scelte una o due. Adesso la metodica verrà valutata dal comitato. Non penso la sperimentazione possa partire prima dell'autunno. Verranno coinvolti 20 o 30 pazienti al massimo». La consegna del protocollo comunque non pone fine alle polemiche e soprattutto allo strazio di quanti affetti da patologie ancora prive di una cura ufficiale aspettano nella consapevolezza di avere pochissimo tempo a disposizione.
Il primo a polemizzare è lo stesso Vannoni che lamenta l'assenza di un Cro, un organismo di controllo internazionale, che vigili sulla sperimentazione come richiesto da Stamina. «Il primo passo l'abbiamo fatto ora chiediamo due o tre criteri di salvaguardia del materiale che lasciamo -dice Vannoni- É un fatto strano che il ministero abbia detto no all'istituzione di una Cro e mi dispiace perchè era un punto di trasparenza». Vannoni ha anche annunciato che sta preparando una relazione che tra settembre ed ottobre uscirà su una rivista scientifica internazionale. Non su Nature ovviamente visto che questa rivista scientifica ha già in più occasioni sonoramente bocciato il metodo Stamina. «Mi sembra strano che Nature abbia fatto ben cinque editoriali contro una fondazione onlus italiana con quattro dipendenti -dice Vannoni- La mia idea è che sia stata sollecitata dall'Italia e comunque sono state scritte falsità contro le quali muoveremo querela».
E proprio nel giorno della consegna del protocollo arriva un'altra notizia sicuramente positiva per chi spera nella terapia per infusione di staminali ma che allo stesso tempo evidenzia l'urgenza di chiarire se questa cura sia o no efficace. La Regione Sicilia, come già aveva fatto l'Abruzzo, ha approvato una risoluzione che autorizza due ospedali a «procedere con il trattamento sperimentale che prevede l'utilizzo di cellule staminali mesenchimali del metodo “Vannoni“». La terapia viene autrizzata nell'ambito delle cure compassionevoli come già avviene da qualche mese per una novantina di pazienti presso gli Ospedali Civili di Brescia. La risoluzione impegna l'assessorato alla salute ad attivarsi presso due ospedali, probabilmente il Vittorio Emanuele di Catania ed il Villa Sofia di Palermo, che entro 45 giorni dovranno attrezzare un laboratorio in modo da poter rispondere alle richieste dei potenziali pazienti.