Mi ami? La margherita si sfoglia su Facebook

Sei serio o farfallone? Si capisce dal numero di tag: per i sociologi condividere foto e pensieri col partner è segno di un rapporto solido

Una volta c'era il tormentone del «Mi ami? Ma quanto mi ami?». E quella voglia, comprensibile, di rispondere: «No, ti odio!». Oggi c'è il tormentone - grazie a Dio assai più discreto - del «mi piace», ma quanto «mi piace». Si tratta di un rettangolino col disegno di un pollice sollevato che sta al mondo di Facebook (ma più in generale all'universo web) come il «Basta la parola» stava alla réclame dei confetti (purgativi) Falqui. «Espressioni iconiche» le chiamano quelli che hanno studiato, espressioni cioè che divengono - loro malgrado - gesto dell'anima o arte del pensiero.
Da Carosello al Internet sono passati una cinquantina d'anni, mezzo secolo in cui anche le relazioni sentimentali (esattamente come le pubblicità in tv) si sono evolute, anzi involute. Prendiamo i flirt adolescenziali: prima se i genitori volevano capire qualcosa dei segreti amorosi dei propri figlioli, dovevano spiare nei diari; oggi devono procurarsi la password e sbirciare nel profilo Facebook. Chi non è pratico può perdersi.
Allo scopo di facilitare l'azione genitoriale di web-intelligence, suggeriamo di tenere d'occhio la contabilità delle «taggature», che significa verificare i nomi degli utenti a cui è stato segnalato un proprio pensiero o una foto pubblicata su Facebook. Pare infatti che questa operazione di controspionaggio rappresenti un'attendibile cartina di tornasole per scoprire il grado di serietà sentimentale della persona oggetto delle nostre verifiche.
A suggerirci di persistere su tale linea, giunge adesso addirittura uno studio scientifico, secondo cui «l'abitudine a inserire foto del partner o della coppia su Facebook cementa il rapporto e chi usa i social network ha rapporti d'amore più romantici». Conclusione a cui è giunto il professor Christopher Carpenter del dipartimento di comunicazione della Western Illinois University, già autore di una precedente ricerca su Facebook «come veicolo prediletto per i narcisi» che pare abbia riscosso un certo rilievo sulla stampa statunitense.
Lo specialista americano ha analizzato 276 persone le quali hanno risposto a dei questionari psicologici sulla propria vita personale e sull'uso dei social network.
Spiega lo studioso: «Chi pubblica molte foto di coppia e tagga regolarmente il partner negli aggiornamenti di Facebook tende ad avere relazioni sentimentali più profonde e romantiche perché si tende ad assorbire più similitudini col partner e ci si sente così più legati e completi, secondo il modello psicologico di espansione del sé.
« Si tratta di una necessità di espandere il proprio sé che deriva dallo scambio col partner nelle relazioni sentimentali -aggiunge il professore-. I social network sono un modo solido e concreto di farlo». Tradotto, significa che condividere foto e pensieri su Facebook col partner non è mica tanto virtuale, e stringi, stringi, è pur sempre un modo di parlarsi, di fare vita a due. Un bel rovesciamento di prospettiva rispetto a quella tradizionale, che vede Facebook come il regno del «rimorchio», la patria della relazione extraconiugale virtuale. E lo è in effetti, viste le occasioni di contattare estranei (ed estranee), magari prima sbirciando la foto. Ma alcuni segnali su Facebook parlano chiaro: ad esempio dichiararsi o meno «impegnato».
Ai genitori-spioni che hanno fretta comunque consigliamo di ricorrere ad altri mezzi. Soprattutto quando su un postit attaccato alla porta di casa trovano scritto: «Cari mamma e papà, se vi permettete di entrate ancora una volta nel mio profilo Facebook, vi denuncio a Telefono azzurro...».