Montanelli e quel gran rifiuto all'amico Cossiga che lo voleva senatore a vita

Il 19 maggio 1991 Montanelli rifiutò la nomina di senatore a vita: "In questo mondo dove tutti si scannano per ficcarsi in, io sono nato out, e out devo restare". Lezioni che Abbado, Cattaneo, Piano e Rubbia dovrebbero imparare

Erano quelli i giorni del picconatore. L'estate era alle porte a Milano e faceva già particolarmente caldo. Era la infuocata primavera del 1991, quei giorni difficili, intricati e misteriosi che, chissà quanto inconsapevolmente, stavano già conducendo in modo inesorabile alla fine della prima Repubblica.
Francesco Cossiga dal Quirinale cominciò la sua crociata personale parlando di complotti finanziario-politico-affaristico-editoriali, "per riformare smantellare il regime, demolire i poteri occulti, affaristici, giudiziari e giornalistici" che soffocavano il Paese.
Erano i giorni della rivisitazione di Gladio e della P2, della Repubblica presidenziale lanciata da un Bettino Craxi non ancora travolto da Mario Chiesa e "Mani pulite", del referendum sulle preferenze alla Camera che cominciava ad aprire la strada al maggioritario e del battesimo delle facce nuove della Lega nord che proprio quell'anno effettuava il primo congresso della sua storia con lo slogan scioccante delle tre Italie: quella del Nord , quella del centro e quella del Sud.
Era questo il Paese quando il Giornale di via Negri era ancora saldamente per tutti, "il Giornale di Montanelli". Poco più di un mese prima era morto il senatore a vita Cesare Merzagora, e il vulcanico Cossiga senza pensarci su due volte aveva deciso di affidare il posto vacante al Senato all'amico direttore de "Il Giornale", allora ottantaduenne.
Ed altrettanto senza pensarci su due volte, Indro Montanelli (come aveva fatto prima di lui quarantadue anni prima solo il direttore di orchestra Arturo Toscanini) rifiutò, nello sconcerto generale, il prestigioso incarico.
Un uomo eternamente "controcorrente", simbolo di un giornalismo svanito completamente, testimone protagonista e mai imparziale del nostro ultimo secolo, aveva nella sua lunga vita accettato svariati riconoscimenti, di ogni tipo: nel 1992 fu il primo italiano ad essere nominato Comandante di I classe dell'Ordine del Leone di Finlandia (Suomen Leijonan I lk:n komentaja), nel 1994 ricevette l'International Editor of the Year Award della World Press Review, e nel 1996 ebbe il Premio Principe delle Asturie. Tutto andava bene, ma quello proprio no.
Certo, se quel "no" fosse venuto da un altro, si sarebbe forse parlato di snobismo inaccettabile. Ma quando, il 19 maggio 1991, Indro Montanelli rifiutò la nomina di senatore a vita, neppure i suoi più acerrimi nemici si permisero di infamarlo.
Quel passo indietro era in perfetta coerenza con il suo modello di giornalista "assolutamente indipendente, anzi estraneo al Palazzo che", scrisse al Quirinale, "per sessant'anni ho perseguito e, spero, realizzato".
"Non è stato un gesto di esibizionismo, ma un modo concreto per dire quello che penso: il giornalista deve tenere il potere a una distanza di sicurezza", scrisse a Cossiga. "Purtroppo, il mio credo è un modello di giornalista assolutamente indipendente che mi impedisce di accettare l'incarico".
Prima di lui aveva osato un affronto simile solamente Arturo Toscanini. Nominato il 6 dicembre 1949, diede il giorno successivo le dimissioni dall'incarico con una lettera al presidente della Repubblica Luigi Einaudi che lo aveva prescelto: "È un vecchio artista italiano turbatissimo dal suo inaspettato telegramma che si rivolge a lei e la prega di comprendere come questa annunciata nomina sia in profondo contrasto con il suo sentire", scriveva l'artista dichiarando il desiderio di finire la sua esistenza "nella stessa semplicità" con cui l'aveva trascorsa. In effetti il grandissimo interprete rifiutava l'atto riparatore della nuova Italia: si era allontanato da tempo all'estero dopo essere entrato in violento contrasto con il regime fascista sulle leggi razziali. Ma quelli erano altri tempi, e altri uomini.
Nel caso di Montanelli fu proprio l'integrità con cui ha sempre interpretato il mestiere a non permettere che su di lui venisse usata l'immagine della "bisbetica maestà dello sconfitto", come qualcuno potrebbe magari aver voglia di fare inchiodandolo a un destino da bastian contrario fedele a posizioni marginali e perdenti (così parevano le sue idee in quell'Italietta).
Nella lettera al presidente della Repubblica emerse sicuramente il suo gigantesco orgoglio, ma anche una quasi genetica riluttanza ad adornarsi di medaglie e pennacchi, a incassare premi e ricoprire alte cariche. Nulla di più nauseabondo per il burbero Montanelli. Tanto che ammise addirittura di essersi sentito "imbarazzato, insospettito, indisposto", all'idea di sedere su quel seggio. "Lo vivrei come un modo di imbrancarmi", dice. Un'ipotesi che gli sembra tanto più intollerabile sapendo che i lettori, "i miei unici padroni", la giudicherebbero "un tradimento".
E viene fuori il suo spirito libero: "In questo mondo dove tutti si scannano per ficcarsi in, io sono nato out, e out devo restare". Il Montanelli "politico onorario" nacque e morì nel giro di poche settimane, in quella primavera di 22 anni fa.
Una delle poche volte che in Italia l'opinione pubblica non si divide su una sua scelta. Cossiga che con il giornalista toscano intratteneva rapporti scostanti: "Ottimi in profondità, talvolta turbati in superficie", spiegava, un "consentire e dissentire" che comunque non incrinava la reciproca stima.
Con Giovanni Spadolini, allora presidente del Senato, Cossiga pensò che in lui si dovesse premiare l'indomabile spirito di libertà e il simbolo del giornalismo italiano nominandolo senatore a vita.
La notizia trapelò in fretta, con l'elenco di altri papabili, e che comprendeva Gianni Agnelli, Giulio Andreotti, e appunto Montanelli. Che cominciò a vivere con disagio la stessa indiscrezione. Perciò, prima che la nomina venisse formalizzata, prese carta e penna e scrisse a Cossiga: "Ti ringrazio di tutto cuore della considerazione in cui mostri di tenermi, e che tu sai quanto ricambiata. Ma, prima che sia troppo tardi, ti prego di rinunziare a questo proposito per non mettere me nella spiacevole condizione di un rifiuto, che potrebbe apparire come segno di spregio o di tracotanza". "Niente di più lontano dal mio animo", aggiunse con insolita diplomazia. "Mi sentirei profondamente onorato di venire accolto in una élite come quella dei senatori a vita, in cui figura il meglio della Nazione... purtroppo...".
E a questo punto gli bastarono tre righe per motivare il "no grazie", richiamandosi alla fedeltà verso la professione. Quando la notizia della rinuncia prese il largo Montanelli si affrettò a spiegare: "Io parlo e scrivo contro il Palazzo da mezzo secolo, anzi di più. Se avessi accettato, chiunque avrebbe potuto rinfacciarmelo: ma come, proprio lei..., e invece niente. Resto insomma per conto mio. Un giornalista e basta, che guarda, racconta, e resta indipendente. Vorrei che mi venissero riconosciute poche cose. Una è questa. L'altra è che ho sempre tenuto a debita distanza i politici e i privilegi della politica". Altro che Abbado, Cattaneo, Piano e Rubbia.
Un impegno, quello di praticare l'estraneità al potere, che mantenne fino all'ultimo dei suoi giorni. Con rare eccezioni, fra le quali c'è proprio Cossiga. Un paio di mesi dopo quel clamoroso rifiuto, il presidente si trasformò in "picconatore" e cominciò a terremotare la politica italiana con stilettate a non finire. In quei giorni febbricitanti, uno dei pochi a parlare con lui, e a cercare di capirlo è proprio Montanelli. A unirli, oltre a qualche corretta profezia sulla società italiana, un identico senso di ironia e un modo ruvido ma leale di confrontarsi. Ma anche quelli erano altri tempi, e altri uomini.

Commenti

Libertà75

Mer, 04/09/2013 - 17:14

c'era una volta la coerenza

Ritratto di 02121940

02121940

Mer, 04/09/2013 - 17:36

Senza offesa per i magnifici 4, ma non confondiamo la lana con la seta.

Ritratto di a-tifoso

a-tifoso

Mer, 04/09/2013 - 17:42

Montanelli e' passato alla storia per la sua indipendenza, di tanti altri la storia potrebbe riconoscere il leccaculismo. Ma poiche' di questa ultima specie l'Italia abbonda finira' che la storia l'ignorera' olimpicamente

gigi0000

Mer, 04/09/2013 - 18:21

Coerenza, dignità e senso dell'onore. Sono parole ormai desuete. Evviva il progresso, che non ne ha bisogno.

diwa130

Mer, 04/09/2013 - 18:38

Per quanto le mie vedute politiche fossero opposte alle sue, ho sempre apprezzato la coerenza, l'onesta' e la grande professionalita' di Montanelli. Ho letto e continuo a leggere con estremo piacere ogni cosa che ha scritto, sento con piacere ogni intervista che ha rilasciato. E' stato una brava persona oltre che un fine intellettuale con proprieta' di linguaggio e stile davvero eccellenti. Il suo rifiuto rientra perfettamente nel personaggio, ma non c'entra nulla con le recenti nomine. Tutte egregie persone. Ma e' l'istituto dei senatori a vita che andrebbe cancellato o modificato, inutile prendersela con i nominati.

canaletto

Mer, 04/09/2013 - 19:59

INDRO ERA UNA PERSONA SERIA E VA RISPETTATA MICA COME QUELLI NOMINATI DA NAPOLITANO CHE SONO DEI ROSSI AFFARISTI E BASTA. ANDREBBERO IMMEDIATAMENTE DESTITUITI ALTRI CHE SENATORI. SENATORE E' UNA PERSONA COSCIENTE ED EQUA MICA QUELLI LI AFFARISTI E BASTA. FUORI DAI BAL

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balonid

Mer, 04/09/2013 - 21:20

Montanelli, grande giornalista, grande uomo. Cossiga: come Andreotti é scomparso senza rivelare nessun retroscena della terribile storia italica di quegli anni(a partire dal caso Moro). Da dimenticare il picconatore (ma di che cosa poi?) Cossiga. Da ricordare, con stima, Montanelli.

maxdavado

Mer, 04/09/2013 - 21:24

Montanelli è sempre stato un giornalista e un uomo libero,che non accettò mai di essere comperato da nessuno,nemmeno da Berlusconi(a differenza di molti altri suoi colleghi e direttori di giornali) quando quest'ultimo diventò proprietario del giornale.

Ritratto di ilvillacastellano

ilvillacastellano

Mer, 04/09/2013 - 22:49

" ...indomabile spirito di libertà... "! E' troppo facile parlare d'indipendenza dal potere, di "modello di giornalista "assolutamente indipendente", di uomo "controcorrente" e di spirito di libertà, quando a pagare per le proprie manchevolezze era sempre un altro. Voglio dire che, a sentire le cronache di quei tempi andati, era sempre Silvio Berlusconi pronto a ripianare coi suoi soldi le perdite del "Giornale" e di questo, pare, che Montanelli, da direttore, ne fosse soddisfatto, accettando anche tutto ciò con gran favore. Tranne poi a dimostrare a Silvio la sua amicizia con un meschino voltafaccia al momento del bisogno, al momento in cui Montanelli aveva tutto il dovere di dimostrargli riconoscenza, appoggiandolo nell'agone politico. Fece di più. Ricordo che diventando impossibile la convivenza, Montanelli lasciò il "Giornale", con alcuni transfughi integralisti, e per far più male a Silvio Berlusconi, si schierò moralmente e, anche, fattualmente con i sinistri, a cui diede spunti per attaccarlo. Lui stesso e i suoi accoliti lo attaccarono col nuovo giornale che avevano messo sù. E diedero "carne a cuocere" ai comunisti. Questo è stato per me Indro Montanelli, un uomo volubile, inaffidabile e voltagabbana. Altro che "controcorrente".

Ritratto di hernando45

hernando45

Mer, 04/09/2013 - 23:13

MONTANELLI, un uomo giusto che ahimè è andato a "MORIRE" dalla parte sbagliata. Leggevo IL GIORNALE fin dal 1978 ed in fabbrica, quella con 1500 dipendenti piena di sindacalisti, mi davano del FASCISTA!!!! Quanti INUTILI IDIOTI ABBIAMO MANTENUTO e CONTINUIAMO A MANTENERE!!! La mia se pur piccola soddisfazione da Lui l'ho avuta, quando nel 1982 in una mia lettera a Lui indirizzata gli domandavo QUANTI SONO I PREGIUDICATI che votano in Italia?? Sul giornale NON mi ha risposto, ma privatamente ho ricevuto una Sua lettera (allora non c'era ancora la posta elettronica) nella quale mi scriveva che avevo ragione. BELLA SODDISFAZIONE che continuo a conservare nei miei dossier. Saludos

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luogotenente

Gio, 05/09/2013 - 02:24

Mi chiedo se Napolitano avesse inserito Silvio Berlusconi tra le nomine dei senatori a vita, insieme a tre dei nuovi eletti, a caso, questo articolo sarebbe stato scritto. Credo proprio di no. Questo dimostra la faziosita dello stesso.

Ritratto di a-tifoso

a-tifoso

Gio, 05/09/2013 - 04:15

@balonid. La guerra fredda aveva 2 schieramenti e Cossiga appartebneva a Gladio, affine alla NATO. Quando la cortina di ferro mori' Cossiga ebbe il coraggio di parlarne. Cosa hanno fatto invece quelli dell'altro bando (i comunisti nostrani)? hanno fatto orecchie da mercante. Soltanto Cossutta ebbe a riconoscere che era una spia loro, ma soltanto quando venne fuori il sio nome nel libro di Mitrokin. Invece baffetto applico lo sbiancatore alla lista provveduta dagli inglesi. Questa e' la differenza fondamentale tra i rossi, gente abituata a dire bugie SEMPRE, e un galantuomo come Cossiga. I rossi volevano fargli l'impeachment, ma non erano degni nemmeno di allaciargli le scarpe a Cossiga.

Ritratto di pipporm

pipporm

Gio, 05/09/2013 - 07:53

"""Il 19 maggio 1991 Montanelli rifiutò la nomina di senatore a vita: "In questo mondo dove tutti si scannano per ficcarsi in, io sono nato out, e out devo restare". Lezioni che Abbado, Cattaneo, Piano e Rubbia dovrebbero imparare""" Quindi anche Berlusconi per coerenza avrebbe rifiutato in caso di nomina?

antiom

Gio, 05/09/2013 - 08:17

Personalmente, pur con molte riserve mentali nei confronti di Rubbia, Abbato e Piano: non ho mai pensato al rifiuto dell'investitura di senatori a vita di cui sono stati insigniti ,a pari del grande e coerente Montanelli. Ho pensato da subito, al rifiuto dello stipendio, questo sì! La Cattaneo non la considero nemmeno.

vito.sergi

Gio, 05/09/2013 - 08:21

Scrivere un articolo su Montanelli per attaccare Abbado, Cattaneo, Piano e Rubbia costituisce proprio quel genere di giornalismo squallido che Montanelli mai avrebbe accettato... Penso che vedere quotidianamente la sua creatura scendere sempre più in basso, con volgarità infinite, sia la cosa che lo rattristi maggiormente...

Cogitoergosum

Gio, 05/09/2013 - 08:48

Non capito tanto astio verso i nuovi senatori a vita. Sicuramente ognuno di loro e' un'eccellenza nel suo campo ed ha dato prestigio all'Italia. Anche Montanelli diceva che rifiutare tale onore sarebbe un gesto di spregio e tracotanza. Capisco il rifiuto del grande giornalista in linea con la sua storia personale ma mi sfugge il motivo per cui i nuovi avrebbero dovuto fare altrettanto, dato che le rispettive attività svolte sicuramente non implicano nessun conflitto col potere. Io sono molto contento dei nuovi senatori, non faccio politica ma, guardando alle loro storie, ogni italiano dovrebbe esserne fiero. Cordiali saluti ai lettori e alla redazione.

Ritratto di Uchianghier

Uchianghier

Gio, 05/09/2013 - 09:03

Ecco perché c'è una enorme differenza tra Scalfari e Montanelli, il secondo ha sempre avuto la schiena dritta non si è mai prostrato davanti ai potenti.

LucaMilano1

Gio, 05/09/2013 - 10:18

Anche per me la nomina dei 4 senatori filo sinistroidi ( che caso..) nominati dal presidente mi ha dato abbastanza fastidio. Con onesta poi dichiaro da disoccupato 43 enne, che il fastidio maggiore non è tanto nella fede politica dei neo senatori, liberissima e rispettabile ma,nel loro onorario mensile 30 mila euro, in un evidente periodo dove sarebbe molto più saggio evitare spese aggiuntive per il rispetto dei cittadini . Ho avuto modo di incontrare a porta venezia indro montanelli, camminava aiutandosi con il bastone, lo salutai e mi fece un cordiale saluto e ringraziamento . Persone come Indro oggi, non ce ne sono ma spero ancora che certi valori ritornino. Per quanto riguarda Napolitano, non mi piace l'atteggiamento di chi è a capo di una casta... Grazie . luca

antiom

Gio, 05/09/2013 - 16:09

vito.sergi, una domanda semplice, semplice: lei sapeva del rifiuto di Montanelli a diventare senatore a vita? Ho i mie dubbi! Tuttavia anche se fosse vero, non trova giusto che gli altri sappiano? Il Giornale fa sempre quello che i giornaletti di suo gradimento non fanno. Io trovo estremamente giusto che lo stesso ne abbia dato notizia in coerenza ad un fatto saliente di interesse generale, molto, ma molto opinabile!

vito.sergi

Gio, 05/09/2013 - 19:29

Caro antiom, confesso che non lo sapevo, e d'altra parte un comportamento cosi da Montanelli era insito nel suo personaggio e coerente con il suo modo di intendere il giornalismo, la politica, i rapporti sociali. Quello che stride è legare il diniego di Montanelli ai 4 nuovi senatori a vita, come a volerli portare alla pubblica gogna solo perchè hanno accettato. Che a ben vedere forse una piccola differenza c'è; Montanelli, da grande giornalista quale era, come avrebbe potuto continuare a fustigare il potere se avesse iniziato a farne parte? Mentre i 4 attuali sono dei grandi personaggi, ma di un mondo a parte... Ci arriva fin qua, vero?