Monti ha depresso l'Italia È peggio della crisi del '29

Dopo 47 giorni dal risultato delle elezioni, non c'è un governo e l'economia italiana sta precipitando. I dati sono impietosi. L'unione artigiani di Mestre ha rilevato che la crisi che l'Italia vive dal 2007 è molto più grave di quella del 1929. Infatti (...)

(...) nel quinquennio 1929-1934, il nostro prodotto nazionale cadde del 5,1% mentre dal 2007 al 2012 è sceso del 6,9%. Per abitante la flessione del Pil allora fu dell'8,6%, attualmente è del 9,4%. Gli investimenti allora scesero, nel quinquennio, del 12,8%. Adesso sono precipitati del 27,6%: e rischiamo la deindustrializzazione.
A questo confronto cupo, aggiungo due elementi che, purtroppo, lo rendono ancora più cupo. Nel 1929 la crisi colpì di più il resto dell'Europa e gli Usa che l'Italia. Ora accade l'opposto. Infatti nella media dei 27 Stati dell'Unione europea la caduta del Pil, dal 2007, è solo dell'1%. Nella media dei 17 dell'Eurozona è l'1,7%. In Spagna, l'1,4. D'altra parte mentre nel 1934 l'Italia ebbe un declino del Pil dello 0,4 % e poi ci fu una risalita, noi nel 2012 abbiamo avuto una diminuzione del Pil del 2,4%, con un aumento della disoccupazione dall'8,5 all'11,5%. E quest'anno siamo ancora in recessione, con una flessione che si prevedeva dell'1,1-1,4%. Essa, ora, si sta aggravando, dato il clima di incertezza economica. E anche in questo caso, il confronto con gli altri Stati europei, mostra che siamo noi la pecora nera.
Secondo Eurostat, nella media dei 27 Stati dell'Ue il Pil nel 2012 è sceso dello 0,3 è nel 2013 sale dello 0,1%. Nell'Eurozona, nel 2012 il Pil è sceso dello 0,6 e nel 2013 cala dello 0,3%. La ragione per cui la crisi è molto più tenue nel resto dell'Europa che in Italia è che gli altri Stati hanno un governo, che contrasta l'onda negativa. E imprese, banche, mercati finanziari, altrove, hanno ripreso a investire, grazie anche alla enorme liquidità finanziaria che stanno mettendo sul mercato la Banca centrale degli Usa e del Giappone.
Presso di noi si registrano chiacchiere inconcludenti e a volte surreali, come le ricette economiche dei «saggi» che hanno affiancato Napolitano. Ciò insieme alle pittoresche esibizioni del Movimento 5 stelle, che ci stanno ridicolizzando a livello europeo e internazionale. Ma la colpa maggiore di tutto ciò è di Pier Luigi Bersani, che rimane inchiodato alla sua tesi di un governo, privo di maggioranza, che dovrebbe, di volta in volta, raccattare i voti in Parlamento, dal partito politico squinternato di Grillo, che frattanto accumula denaro grazie alla pubblicità nei suoi blog quirinalizi e ad altre trovate.
Chi può desiderare di fare investimenti impegnativi in Italia in questo situazione? La sola cosa che può attualmente interessare agli operatori internazionali nei riguardi dell'Italia è l'acquisto a prezzo di saldo di imprese che boccheggiano. Tornando al 1929, il raffronto fra quello che fece allora Mussolini per affrontare la crisi e la condotta attuale di Bersani mette in evidenza che il Duce fu molto più responsabile del segretario del Pd, che rifiuta qualsiasi alleanza con il Pdl di Berlusconi, considerandolo ripugnante.
Mussolini, nell'emergenza si rivolse ad Alberto Beneduce, economista di grande levatura, socialista democratico, che era stato il più stretto collaboratore di Francesco Saverio Nitti, leader politico liberal-socialista. E così vennero creati gli interventi pubblici che diedero luogo all'Imi e all'Iri. Il Duce si avvalse anche di Meuccio Ruini, socialista liberale, anche lui privo di tessera fascista, che elaborò il piano delle bonifiche integrali, altro strumento contro la crisi. Se Mussolini si rivolse ad antifascisti per combattere la crisi, perché a Bersani fa schifo formare un governo, con il supporto del partito di Berlusconi? L'irresponsabilità verso l'Italia che stanno assumendo i politici, che antepongono i calcoli di partito e di corrente all'interesse nazionale, ci fa rimpiangere persino il '29.

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Verlicchi a pagina 10

di Francesco Forte