Neonato muore in alta quota l'avevano portato a 3.000 metri

Muore a otto mesi a quasi tremila metri per arresto cardiaco. La notizia è di quelle che ti fanno andare di traverso il ponte di Ferragosto. Te la vedi con gli occhi la famigliola in vacanza circondata da una cresta di montagne innevate e poi la tragedia che arriva come un fulmine e spazza via ogni buon ricordo. Quella mamma e quel papà non immaginavano cosa poteva succedere al loro piccolino. E se lo sono portato su, su, fino al rifugio degli Angeli, al Morion, a quota 2916, in Val d'Aosta. Un'altezza che fa mancare il fiato ad un adulto. Ma loro erano tranquilli. Forse il loro bebè era abituato? O non hanno valutato il rischio dello sbalzo di altitudine? I giudizi sulla scelta ormai fatta non servono a riportare in vita il piccolo, ma questa storia qualche dubbio lo fa nascere. È giusto fare le cose da adulto a tutti i costi anche quando ci sono le esigenze di un bebè da rispettare? O sarebbe stato meglio lasciar perdere il rifugio e limitarsi a fare una camminata a bassa quota?
Sia chiaro, nessuno vuole gettare la croce su questi genitori che portano ad un'altezza da escursionisti esperti un fagottino che ciuccia ancora la tetta della mamma. Ma come mai questi due signori si sono avventurati al rifugio in Valgrisenche con un bebè? C'era davvero bisogno di farlo o sono stati mal consigliati? È fuori di dubbio che è stata «un' imprudenza» come ha anche affermato la dottoressa Alessandra Conio, del reparto di Rianimazione del Regina Margherita di Torino dove il piccolo era stato ricoverato d'urgenza in condizioni disperate. Ma sembra che questa avventura a tremila metri non sia stata la causa del decesso. La Conio, parla di «un caso di morte improvvisa di lattante». Ma in ospedale il bambino è arrivato in coma, era gravissimo e con un'insufficienza cardiaca molto grave. Alla fine, è morto «nonostante tutti tentativi che abbiamo fatto per rianimarlo» racconta il medico, che precisa di non aver riscontrato problemi congeniti. Il bambino «era apparentemente sano».
E allora come si spiega questo decesso così e drammatico? I medici sono divisi sull'argomento. Alessandro Vigo, uno dei maggiori esperti italiani di morti in culla sostiene che l'altitudine non c'entri nulla con la sua morte. «Gli adattamenti di altitudine - spiega Vigo - sono alla portata delle persone, anche se così piccole. Anzi, non provocano problemi a bimbi appena nati. Figuriamoci a uno di otto mesi che ha già un'attività respiratoria consolidata». Secondo Vigo, sulle cause della morte del piccolo «è d'obbligo avere la massima cautela prima dell'autopsia. Ma potrebbe avere avuto una crisi per una malformazione congenita o per qualsiasi altra ragione contingente, come per esempio la postura durante il sonno». Di parere diametralmente opposto è invece Giuseppe Mele, Presidente nazionale dell'osservatorio sulla salute dell'infanzia e adolescenza. «Se quei genitori avessero consultato me avrei categoricamente vietato loro di portare un lattante a quell'altitudine» tuona Mele. «I neonati, entro l'anno di vita, non devono superare i 1200-1300 metri perché fino a questa altezza non ci sono variazioni fisiologiche significative. Quando si sale al massimo di cento metri, invece, va usata molta gradualità». Dunque, il consiglio di chi ha visitato tantissimi neonati è quello di usare molte precauzioni. Il rischio? «Una mancanza di ossigenazione e anche problemi cardiocircolatori. Un neonato non ha l'adattamento corporeo di un adulto. Del resto, pure gli alpinisti devono fare esercizi prima di avventurarsi ad alte quote, figuriamoci un bebè».