Ma ora il governo cambi verso sulle tasseil commento 2

diRenzi ha fatto bene ad aprire una polemica con la Germania, all'inizio della Presidenza italiana del semestre europeo. Ma ha commesso un errore, perché attaccato con il piede sbagliato. Infatti ha invocato più flessibilità per l'Italia con riguardo al bilancio, tema scivoloso su cui la Merkel lo aveva illuso. E invece doveva invocare più flessibilità nella politica fiscale da parte degli Stati dell'Eurozona che se la possono permettere e da parte dell'Ue nel complesso e nella politica monetaria e del credito, come contropartita degli sforzi che stiamo facendo, per arrivare al pareggio del bilancio. Ciò genera deflazione, se non ci sono adeguate contro spinte. Se si tira fuori sangue dall'economia, in Europa, con la simultanea riduzione dei deficit di bilancio da parte di molti paesi e non si attiva un'espansione del credito, che rimette nell'economia il sangue, nel canale del mercato, c'è anemia economica, cioè deflazione. Una malattia pericolosa, come insegna l'esperienza del Giappone, che per altro può stare in stagnazione avendo una disoccupazione inferiore al 4% contro il quasi 13 italiano e il quasi 12 dell'Eurozona. Quando il disavanzo si riduce, ciò vuol dire che si riduce il debito pubblico, che immette soldi nell'economia a carico del contribuente. L'espansione del credito, in misura compensatrice, reimmette i soldi nell'economia, tramite il mercato, che li investe nella produzione. Invece sino ad ora l'espansione del credito con le misure non convenzionali non c'è stata. C'è stato un freno a mano della Germania sulla Bce, la Banca centrale europea, sia direttamente sia tramite la Bundesbank. Il cui governatore Weidmann si permette interventi pubblici non di sua competenza, come quello che ha fatto, criticando Renzi per le sue tesi fiscali. E qui Renzi gli ha dato una risposta corretta: questa è una autentica anomalia. Va notato che le politiche di riduzione del deficit di bilancio non accompagnate da una politica del credito compensatrice della Bce, ha spinto in su in modo anomalo il cambio dell'euro che è sopravvalutato sul dollaro e soprattutto sulle monete asiatiche. Il tasso di cambio è competenza dei governi e la Banca centrale deve tenerne conto. Pertanto il premier ha titolo per chiedere una politica del credito che riporti il cambio dell'euro a un livello normale. Ora la polemica con la Germania è rientrata perché non conviene a nessuno. Ma il problema di come rifar ripartire la crescita dell'Eurozona rimane centrale. A noi la flessibilità del nostro bilancio, come tale, non conviene, è una droga pericolosa. Noi dobbiamo ridurre il carico fiscale: in particolare l'Irap sui costi del lavoro che va abolita. Ma dobbiamo farlo tagliando le spese. Tagliare le imposte con deficit di bilancio è pericoloso e ancora di più lo è il finanziare le riduzioni di imposte sui redditi con aumenti di imposte sui patrimoni, perché così si peggiorano le prospettive di crescita, per le quali occorre più risparmio. Inoltre la vera flessibilità che noi dobbiamo attuare è quella dei salari, mediante i contratti flessibili tipo Marchionne, adottati in Germania, basati sul principio che il lavoratore guadagna come prima ed anche di più, ma lavora anche in orari scomodi ed eventualmente di più, per realizzare l'ottimale sfruttamento degli impianti e dei cicli stagionali. La flessibilità che ci occorre è quella di rimboccarci le maniche. Ma, ripeto, la Germania non può limitarsi a respingere la tesi di Renzi sulla flessibilità fiscale, dicendo che l'Italia non la può fare. Deve anche spiegare chi invece la può e deve fare, per evitare lo stato di semi anemia in cui ci troviamo non solo noi in Italia, ma in tutta l'Eurozona.