Ora le Procure vogliono abbattere le larghe intese

A Milano è in corso il linciaggio morale di Berlusconi mentre a Palermo i vertici dello Stato vengono chiamati alla sbarra nella trattativa con la mafia

Il presidente del Senato Pietro Grasso

Hanno fatto la lista grande, gli occhiuti inquisitori di Palermo, e ora al centro dei processi di criminalizzazione della politica stanno in due, il presidente Napolitano e il noto Arcinemico dei salotti che contano. I soloni che parlano di Berlusconi come di un estraneo alla democrazia repubblicana, un avventizio, di questi tempi hanno di che riflettere. Non perché Berlusconi non abbia certi caratteri di persona privata diversi dai canoni del protocollo istituzionale che fa parte della tradizione pubblica italiana. Il Cav è certamente un outsider, ma bisogna intendersi.
Fatto è che il partito dei giudici vincitori di concorso ha messo da tempo nel mirino la Repubblica, la governabilità delle istituzioni mediante accordi tra forze diverse, il baricentro politico della democrazia che dipende dall'autonomia del Parlamento, la sovranità espressa attraverso la rappresentanza popolare, la stessa storia d'Italia, e la rotta è sempre tracciata da due grandi procure essenzialmente: Milano e Palermo. E il punto d'approdo, ora lo si vede, comprende Berlusconi e una lunga lista di reggitori dello Stato e di espressioni al massimo livello della vita dei partiti democratici, la blacklist dei militanti in toga. Sarà un outsider, non ne dubito, ma come candidato al mascariamento di rito palermitano e ambrosiano Berlusconi è in ottima compagnia.
Il fenomeno ha un'evidenza «plastica», come dicono i pedanti. Mentre procedono i dibattimenti sommari che prevedono a Milano il linciaggio morale dell'ex presidente del Consiglio, il presidente della Repubblica, e con lui l'insieme dei reggitori delle istituzioni italiane negli ultimi vent'anni almeno, Carlo Azeglio Ciampi compreso, deve deporre in un processo in cui si ipotizza una trattativa criminale tra Stato e mafia: l'iniziativa non ha precedenti, perché si tratta di dare testimonianza su atti compiuti da Giorgio Napolitano nell'esercizio delle sue funzioni «irresponsabili» costituzionalmente; e tutto questo sfruculiare politico dipende dalla Procura palermitana appena uscita dall'imbroglio delle intercettazioni abusive al Quirinale e dalla figura di peracottaro rimediata alle elezioni dal suo ex capo ideologico dottore Antonio Ingroia.
Stragi, trattativa, agenda rossa: sono i cascami di lunghi anni di indagini, sempre reiterate sotto la fascicolazione di «sistemi criminali», che hanno avuto come obiettivo, in una prima fase, di dimostrare per teoremi che la nascita del partito che ha rinnovato la democrazia italiana e a sorpresa ha scombinato i giochi delle note lobby, Forza Italia appunto, sarebbe avvenuta in un contesto criminale e stragista. Non era in questione il mascariamento del solo Giulio Andreotti. Il problema era affondare il colpo nel profondo, era di «teorizzare» (infatti si tratta di teoremi, non di ordinari processi con prove documentali e testimoniali) un passaggio criminale dalla vecchia Repubblica fondata sui partiti garanti della Costituzione alla nuova Repubblica nata dalla loro crisi, dalla legge elettorale maggioritaria e dal radicale cambiamento di stile e di sostanza politica introdotto dalla entrata in lizza, nella politica italiana, degli uomini nuovi del berlusconismo e del loro capo (1994). Nell'inchiesta, e nel suo cascame arrivato a giudizio, era centrale, e in un certo senso ancora lo è, la figura dell'ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, la cui memoria è ritirata in ballo in questi giorni di massacro procedurale e penale. E Scalfaro, come ben sanno i lettori di questo giornale, è sempre stato un nemico focoso, partigiano e irriducibile di Berlusconi e di tutto quello che in politica significò l'uomo che ha rilevato il fallimento della Democrazia cristiana e del Partito comunista, dopo la caduta del muro di Berlino, per curare il passaggio a una nuova forma di governo e di Stato.
Il vecchio politico d'apparato Scalfaro, colui che ingannò il capo del governo «nuovista» del '94 sulla data delle elezioni, e che tramò apertamente con Bossi e altri politici per sbalzarlo di sella, è nella stessa lista ideale e nello stesso contesto criminale con il suo storico avversario Berlusconi e con l'attuale capo dello Stato, al quale si rimprovera senza sfumature e sottigliezze, con una campagna mediatica alimentata nei tribunali, il reato di aver coperto con la sua responsabilità personale diretta il passaggio delle consegne, in un quadro di sulfurea complicità con la mafia, dalla prima alla seconda Repubblica. Se è per definire responsabilità basate su fatti, e per far funzionare il codice penale nello Stato di diritto, i magistrati palermitani dell'accusa, che rimedieranno un'altra brutta figura in giudizio, sono piuttosto manchevoli; ma se è per farci capire che la nostra storia degli ultimi vent'anni è stata fatta, insieme, da forze sociali politiche diverse, le quali oggi, sarà un caso, si ritrovano per la prima volta insieme nel governo del Paese, e che questo è l'incubo delle solite lobby, bè, in questo a Palermo sono inappuntabili.

segue a pagina 8

di Giuliano Ferrara

Commenti

syntronik

Dom, 19/05/2013 - 08:38

Ma per abbattere le larghe intese, devono intervenire a casa PD, il sistema usato sino ad ora non ha avuto risultati, forse con il pd abranno più fortuna.

Ritratto di 02121940

02121940

Dom, 19/05/2013 - 09:02

All'inizio degli anni '90 eravamo tutti a favore di "mani pulite" nella lotta alla politica corrotta. La corruzione non è cessata, anzi probabilmente è aumentata, come aumentati sono i magistrati in politica. Bisogna riconoscere che lo sbaglio è iniziato in quegli anni ed ormai i magistrati hanno il paese in mano: esenti da qualsiasi forma di controllo sono in grado di condizionare tutto. Forse c'è un giudice a Berlino, ma ormai a Roma non c'è neppure la speranza.

gpl_srl@yahoo.it

Dom, 19/05/2013 - 09:10

i salotti che contano??? Berlusconi estraneo alla democrazia repubblicana?? certamente vero: la vera democrazia è quella che ci è stata insegnata da Marx e non quella che gli americani ci hanno imposto dopo la guerra: chi lo dice: tutti quei nobili signori che godono, senza vergognarsene, dei privilegi di belle pensioni o di lauti stipendi statali con figli che si possono permettere quanto altri non possono più fare o di figli che al mattino possono permettersi colazioni luculliane chiudendo le porte e barricando le finestre per non vedere chi sta male e non dispone magari nemmeno di un pezzo di pane vecchio...!

cast49

Dom, 19/05/2013 - 11:50

TUTTO SI PUO' DIRE DI BERLUSCONI MA NON CHE NON RISPETTI LA COSTITUZIONE, SE POI PER I KOMUNISTI DI MERDA CAMBIARE LA SECONDA PARTE DELLA COSTITUZIONE CHE E' VECCHIA E RINNOVARLA SIGNIFICA NON RISPETTARLA, SONO CAZZI LORO, VISTA LA LORO IGNORANZA, ALTRO CHE BALLE...

Ritratto di mortimermouse

mortimermouse

Dom, 19/05/2013 - 18:32

ora, come io penso, credo che se la magistratura attacca il governo, attaccherà anche la sinistra, ed è a quel punto che non ci sarà solo berlusconi a contrastare l'attacco giudiziario, ma anche la sinistra, perchè altrimenti rischieranno di finire sulla graticola delle elezioni, dalla quale perderebbero notevolmente i voti e la faccia. non conviene alla sinistra. quindi saranno costretti a disinnescare la mina della magistratura. ciò porterà evidenti benefici anche a berlusconi :-) questo governo delle larghe intese è necessario per il paese. ma se qualcuno non è d'accordo, alle elezioni ne pagherà le conseguenze, e saranno cavoli suoi :-)

Pazz84

Dom, 19/05/2013 - 18:35

Veramente sono chiamati come testimoni, come persone informate sui fatti. Non mi sembra che gli sia stata mossa qualche accusa. Questi articoli sono solo fuffa per alimentare odio verso magistrati che stanno indagando sulla appurata trattativa tra stato e mafia

eloi

Dom, 19/05/2013 - 18:54

A questo punto per ridimensionare il potere dei magistrati penso ci sia bisogno di qualche Generale e qualche Colonnello. E' un brutto presentimento, però almeno il pensiero, non la speranza, concedetemela. Prego di pubblicare, anche se capisco di essere andato ben oltre le righe.

Gianca59

Dom, 19/05/2013 - 19:03

Non ci sarebbe linciaggio morale di Berlusconi se quest' ultimo avesse tratto tutte le conclusioni del caso dimettendosi. Ma si sa, in Italia non si è ancora capito qual è il limite da superare per vedere le dimissioni di un politico.....

roberto zanella

Dom, 19/05/2013 - 19:59

e ma Giulianone..perchè non ci dici chi furono a capo della congrega ? Io faccio due nome entrambi del PCI....Violante e Caselli..con altri, oppure qualcun'altro?

benny.manocchia

Dom, 19/05/2013 - 20:34

Gianca 59 -Potrebbe per favore fare una breve lista delle cose per le quali - secondo lei -Berlusconi dovrebbe dimettersi? Grazie. Un italiano in USA

beale

Dom, 19/05/2013 - 20:52

Napolitano è presidente del CSM mica presidente onorario.Riunisca il consiglio e faccia votare la cessazione di questo conflitto tra poteri e un ordine costituzionali.

Paolo Fanfani

Dom, 19/05/2013 - 23:40

Certamente, fra i meriti di "mani pulite",c'è stato quello di aver reso visibili i pericoli nascosti dietro l'esercizio non ortodosso della indipendenza della Magistratura che ha messo a nudo una sostanziale sudditanza ad Essa di tutti gli altri Poteri dello Stato. La strada della riforma dell'art. 112 Cost. (obbligatorietà dell'azione penale)è certamente lunga mentre assai più breve e percorribile è quella dell'allargamento dei reati perseguibili a querela di parte che, al contrario, può essere gestita con legge ordinaria. In questo modo si può arginare la possibilità della Magistratura di "ricercare il reato" (che è il Potere che mette in crisi gli altri di pari livello) anzichè limitarsi a "ricercarne le prove".

angelovf

Lun, 20/05/2013 - 08:09

Subito la riforma della giustizia, Epifani da i numeri dice che berlusconi da problemi al esecutivo parlando di giustizia, ma il vero problema e' lui, dopo aver mangiato a sbafo sulle spalle dei lavoratori, adesso viene anche premiato a capo del Pd.E mai possibile che gli elettori di sinistra non riescono a capire che sinistra e' sparita? Poveri noi con questa merda in giro chissa'.

Ritratto di Lu. Car.

Lu. Car.

Lun, 20/05/2013 - 08:34

E' l'ora di finirla di indagare su galantuomini e politici onesti!! I poliziotti vadano ad arrestare i delinquenti che infestano le città e i magistrati a condannarli. E lascino in pace l'Italia che lavora per il benessere la prosperità e il progresso del nostro paese che amiamo.