La più intelligente d'Italia guida il club dei 1.200 geni

L'intelligenza è un fenomeno talmente scontato, all'interno della famiglia Tamburrino-Sestito, che persino il gatto Silvestro, un micio europeo bianco e nero, si sente in dovere di superare, quanto ad acume, il suo omologo dei cartoni animati: aspetta con pazienza che qualche inquilino usi l'ascensore per chiedere un passaggio fino al terzo piano dell'elegante condominio in zona Eur dove abita, protesta se gli cambiano la marca dei croccantini, miagola solo davanti alle porte degli appartamenti dove sa che gli offriranno uno spuntino. Ma anche l'astuzia felina cede il passo al cospetto della padrona di casa, Alberta Sestito, «con l'accento sulla “e”, è un cognome sdrucciolo molto diffuso in Calabria», nata a Roma «il 29 maggio di tanti anni fa», laureata in matematica alla Sapienza, dal 1985 in servizio come informatica presso il ministero dell'Economia e delle Finanze («dove però non mi occupo di tasse», mette le mani avanti, primo indizio di preclara scaltrezza, dati i tempi che corrono), proclamata la donna più intelligente d'Italia e incoronata presidente del Mensa, un'associazione internazionale che prende il nome dal vocabolo latino mensa, tavola, quasi a rafforzare il suo carattere iniziatico di tavola rotonda simile a quella che al castello di Camelot vedeva radunati gli illuminati cavalieri dell'immaginaria corte di re Artù. In effetti possono sedervisi attorno soltanto coloro che abbiano raggiunto o superato il 98° percentile del quoziente di intelligenza (noto come Qi). Detto in altre parole, un «mensano» fa parte di quel 2 per cento della popolazione mondiale che dimostra un Qi nettamente superiore al valore medio di 100 sulla curva gaussiana. Tradotto in cifre, significa che ha ottenuto un punteggio minimo di 148 nel test di Cattell, corrispondente a 133 nel test di Wechsler e a 132 nel test di Stanford-Binet. La signora è a 196. Per dare un'idea, il 60 per cento dell'umanità ha un Qi che oscilla fra 85 e 115 punti. L'intelligenza viene considerata alta a partire da 120.
In teoria entrare nell'Accademia della Materia Grigia sembra facile. Si va sul sito Mensa.it e si completa nel tempo massimo di 20 minuti un test preliminare suddiviso in 5 blocchi di domande, per un totale di 33 quesiti basati su numeri, lettere e disegni. A quel punto il computer ti dice se sei idoneo ad affrontare la prova vera e propria, per la quale bisogna rivolgersi al responsabile regionale del sodalizio. In pratica quale sarà il numero che completa logicamente la sequenza 3968, 63, 8, 3? Se non sapete rispondere nel giro di 36 secondi all'ultima domanda del primo blocco, mettetevi l'anima in pace: assomigliate a chi scrive.
Nel mondo i cervelloni accolti nel Mensa sono circa 100.000, in Italia appena 1.200 e lo 0,34 per cento di essi si concentra in questa casa di Roma. Infatti, escluso il capofamiglia Aldo Tamburrino, un ingegnere che non ha voluto o non ha potuto sottoporsi al test d'ammissione tutto preso com'è dalla sua professione di imprenditore edile, oltre ad Alberta Sestito sono tesserati anche i tre figli: Marco, 28 anni, prossimo a ultimare il dottorato di ricerca in ingegneria idraulica; Claudio, 27, laureato in matematica alla Normale di Pisa, che si occupa dei bilanci di un'azienda; Giulia, 24, studentessa di bioinformatica all'Università di Verona.
I genitori della presidente del Mensa - Mario Franco, medico di famiglia oggi novantenne, e Rosalba, casalinga - intuirono che per casa avevano un genio quando la piccina imparò a leggere da sola all'età di 2 anni, seguendo alla televisione il maestro Alberto Manzi in Non è mai troppo tardi, il programma pomeridiano della Rai che dal 1960 al 1968 istruì 6 milioni di italiani analfabeti. «Dopo 15 giorni di asilo fui spedita direttamente in prima elementare, ma anche lì mi annoiavo a morte, perché i miei coetanei erano ancora alle prese con la sillabazione. Per cui disturbavo continuamente e la maestra Erna Zappelli, molto severa, era costretta a tenermi più fuori dall'aula che dentro».
Come ha fatto a diventare presidente del Mensa?
«Innanzitutto bisogna essere soci. Il che significa superare il test ufficiale, che è sempre uguale e viene mantenuto segreto per evitare un'indebita preparazione. Si sostiene davanti a uno psicologo. Sono 35 domande. Alla fine non vengono rivelate né le risposte né il numero di errori commessi. Sei mesi prima del rinnovo delle cariche, ci si può autocandidare alla presidenza, presentando un programma. Una volta eletti, si resta in carica due anni. Il fatto che la più intelligente sia anche al vertice dell'associazione è casuale. Nel Mensa non esiste gerarchia, a parte quella organizzativa. Ci diamo tutti del tu».
Le rappresentanze più folte di intelligentoni in quali Paesi si trovano?
«Nel mondo anglosassone. Per un semplice motivo: il Mensa fu fondato a Oxford nel 1946. Se ogni persona affrontasse il test, potremmo anche scoprire che il club dei superdotati supera di gran lunga il 2 per cento della popolazione planetaria».
Secondo il Guinness dei primati, il più alto quoziente intellettivo che sia mai stato misurato è quello di Marilyn Vos Savant, scrittrice statunitense di 66 anni originaria del Missouri: 228. Un distacco di ben 32 punti dal suo.
«Ma il test si esegue una sola volta nella vita e lei vi si sottopose quand'era bambina, mentre io l'ho fatto da adulta. Nel frattempo sono cambiate le scale di valutazione».
Che bisogno c'era di un club così esclusivo?
«L'associazione, senza scopo di lucro, si propone di scoprire e incoraggiare l'intelligenza a beneficio dell'umanità. Pur con i pochi mezzi di cui disponiamo, abbiamo finanziato la borsa di ricerca d'una psicologa sul fenomeno dell'autoinganno, quel processo mentale per cui si tende a rimuovere gli aspetti sgradevoli della realtà. Abbiamo anche sostenuto un campo scuola estivo a Rovereto, dove per 15 giorni i ragazzi del liceo approfondiscono lo studio delle scienze».
Come si trova in compagnia del generale Norman Schwarzkopf, lo stratega della guerra del Golfo, membro del Mensa?
«Ottimamente. La categoria dei militari è ben rappresentata. C'è persino qualche carabiniere, pensi un po'. E poi dirigenti, avvocati, scienziati, studenti, insegnanti, medici, editori, impiegati, giornalisti, operai, agricoltori, casalinghe».
Sentiamo i nomi dei giornalisti.
«Corrado Giustozzi, Laura e Gianni Remondino».
Sarebbe stato ben strano se si fosse trattato di grandi firme.
«Abbiamo anche un socio che si qualifica come cacciatore di vampiri».
Ma un intelligente famoso c'è?
«L'attore e regista Giulio Base».
L'intelligenza è un dono di natura oppure è una dote che si può coltivare?
«L'una e l'altra cosa. Tutti ne hanno un po', a cominciare dagli animali, che sono i più felici perché non hanno paura della morte. Il Qi nacque nel 1905, a opera dello psicologo francese Alfred Binet, il quale mise a punto il primo test per identificare gli alunni che avevano bisogno di aiuto nelle materie scolastiche. Ma esso misura solo l'intelligenza logica. Ci sono molti altri tipi di intelligenza: matematica, verbale, emotiva, persino cinestetica, che ci fa stare attenti a dove mettiamo i piedi».
Perché suo marito non ha voluto sottoporsi al test per misurare il Qi?
«Lui si ritiene al di là del test». (Ride). «Per di più non è competitivo come me e i nostri figli».
Lei è molto competitiva?
«Sì. Infatti non gioco a poker, nel quale mio marito è imbattibile. Preferisco il bridge». (Interviene lui: «Io invece non gioco a bridge. Li ha mai visti quelli che giocano a bridge? Sembra di assistere a una partita di rugby. Hanno persino gli arbitri che ogni tanto li debbono separare. Una roba immonda»).
E oltre al bridge?
«Sono appassionata di giochi enigmistici. Molti li scrivo per la nostra rivista online,
Mensa news. Non ho mai lasciato incompleto un sudoku e ne risolvo almeno un paio al giorno. Sono sempre riuscita a compilare Il cruciverba più difficile del mondo, quello che Ennio Peres mette sul Web una volta l'anno. Gareggio con mio figlio Marco persino su chi farà più tardi nell'uscire di casa per andare al circolo Bridge Eur».
Ma allora ha ragione suo marito: siete troppo competitivi.
«Con la sua squadra Marco ha appena vinto i campionati italiani di giochi da tavolo. Roba non facile, come I coloni di Catan, un'evoluzione del Monopoli creata da un tedesco, con città, strade, pascoli, campi, foreste, montagne. Per disputare le gare serve l'intero week-end. Io frequento assiduamente il Teatro Stabile del Giallo. Il mio must è Cena con delitto, uno spettacolo interattivo sulla falsariga del romanzo Dieci piccoli indiani di Agatha Christie».
Voi del Mensa in che cosa credete?
«Non lo so. L'argomento è molto spinoso. Sicuramente fra gli iscritti ci sono ferventi cattolici e persino un prete, don Calogero La Placa, che da parroco di Petralia Soprana, in Sicilia, fu il primo in Italia, nel 1967, a individuare una cinquantina di bambini di elevato quoziente intellettivo che erano stati mandati dai genitori a pascolare le pecore. Nel Mensa abbiamo di tutto, compresi i buddisti e una folta rappresentanza di seguaci del pastafarianesimo».
Pasta... che?
«È una religione parodistica inventata dal fisico Bobby Henderson per protestare contro l'insegnamento del creazionismo nei corsi di scienze delle scuole pubbliche del Kansas. Il suo principale dogma-burla è che l'universo sia stato creato dal Prodigioso Spaghetto Volante».
Quanto tempo impiega a ricomporre il cubo di Rubik?
«Non l'ho mai fatto. Non mi diverte».
Come può dire che non la diverte, se non l'ha mai fatto?
«Mio figlio Claudio s'è comprato negli Stati Uniti un cubo al cubo: sono quattro cubi di Rubik, uno compenetrato nell'altro. Ed è bravissimo a ricomporli».
Non divaghi.
«E vabbè, non l'ho mai fatto perché ho paura di non riuscirci».
Benvenuta fra noi umani. Quali altre prove può darmi della sua intelligenza?
«Non me ne viene in mente nessuna. Mi sta facendo sentire stupida».
Non mi permetterei mai. Il suo omologo maschile chi potrebbe essere?
«Mio marito».
E fuori di casa?
«Paolo Bonolis».
Ne è sicura?
«A volte crediamo che chi ci appare scemo in televisione sia scemo davvero. Sandra Milo, per esempio, passa per svampita, ma è tutt'altro che stupida».
Solo Bonolis?
«Anche Maria De Filippi. E il parlamentare Niccolò Ghedini».
Altri intelligentoni in politica?
«Mi devo sforzare». (Ci pensa). «Mi sembra che Silvio Berlusconi abbia un'intelligenza brillante. Molti che ci vengono venduti come geni della politica in realtà non sono dotati di intelligenza logica. Prenda Beppe Grillo. Trascinatore dotato di carisma personale, ma l'intelligenza non mi pare la sua caratteristica principale. Tutto il contrario di Massimo D'Alema».
È riconosciuta e premiata, l'intelligenza, nel luogo dove lavora?
«Non quanto ci si potrebbe aspettare».
Ma a rigor di logica non dovrebbe essere lei il ministro dell'Economia, anziché il suo principale Mario Monti?
«Per carità! Il premier è tutt'altro che fesso. Dal suo humour freddo, anzi gelido, ho dedotto che è molto perspicace. L'ironia non è che una forma d'intelligenza».
Perché chi comanda raramente si circonda di persone intelligenti?
«Chi comanda preferisce il servilismo degli yes man. E un intelligente, anche quando ti dice di sì, trova sempre il modo per farti capire che lo fa solo perché tu comandi».
È riuscita a spiegarsi perché di geni come Aristotele e Leonardo da Vinci ne nasce uno ogni mille anni?
«Ce ne sono in giro molti altri, ma noi non ce ne accorgiamo. Non mi pare che la nostra società sia organizzata in modo tale da garantire a un pensatore o a un artista quei tempi di riflessione, e persino quell'ozio creativo, dai quali alla fine escono fuori la Metafisica o La Gioconda».
Guardando alla storia, chi altro vede di molto intelligente?
«Giuseppe Garibaldi. E il generale tedesco Erwin Rommel, che nello sfacelo della guerra seppe mantenere intatte la sua umanità e la sua dignità».
Un intelligente imbecille l'ha mai conosciuto?
«Eeeh! Ho conosciuto l'intelligente che si prostituisce per conseguire un obiettivo sbagliato. Quello che vuole a tutti i costi apparire in Tv ne è l'esempio classico. La vanità e il sesso rendono stupido anche l'uomo più intelligente».
Sa che cosa diceva Alexis Carrel, premio Nobel per la medicina convertitosi a Lourdes? «L'intelligenza è il più delle volte usata da chi non possiede altre qualità».
«Bella frase. Ci ragionerò sopra».
(604. Continua)
stefano.lorenzetto@ilgiornale.it