Il pilota del Boeing si allenava ad atterrare alle Maldive

Nel garage aveva costruito un simulatore di volo con pezzi presi in aeroporto. Tra le sue piste "virtuali" le isole nell'Oceano Indiano

Il caos informativo dei primi dodici giorni di ricerche del volo MH370, scomparso dai cieli del Mare Cinese Meridionale nella notte tra il 7 e l'8 marzo scorso, sta trasformando la vicenda in un libro giallo orfano però dell'ultima pagina dove di solito viene svelato il nome dell'assassino. Tanto per cominciare le autorità delle Maldive hanno smentito l'avvistamento del Boeing 777 da parte di testimoni oculari sull'atollo di Kuda Huvadhoo. Alcune persone avevano riferito a un quotidiano locale che quel giorno notarono «un jumbo che volava a bassa quota e con un rumore fortissimo». La polizia delle Maldive e l'Aviazione civile locale, assicurando «che sono ancora in corso dettagliate indagini», ha sottolineato che «la notizia è priva di qualsiasi fondamento». Nell'intricato rompicapo corrisponderebbe invece al vero che il pilota Zaharie Ahmad Shah si addestrasse ad atterrare sulle piste molto corte di alcune isole. Il capitano, ribadisce il Sun, annoverava fra gli aeroporti del suo simulatore personale la base militare americana di Diego Garcia, nell'Oceano indiano. E ancora: piste nelle Maldive, nello Sri Lanka e in India. Questo perché, come rivelato dalla figlia 23enne Diana Shah, si portava il lavoro a casa. «Mio padre ama la sua professione. Si era ricostruito nel garage una cabina di pilotaggio per simulare i voli ed essere reattivo in caso di situazioni d'emergenza. Non ci vedo nulla di male». Non devono aver pensato la stessa cosa gli inquirenti di Kuala Lumpur che sabato scorso hanno perquisito il garage «incriminato» nel quartiere di Laman Seri, recuperando materiale che Shah aveva portato via dall'aeroporto senza autorizzazione.

Gira e rigira la domanda rimane sempre la medesima: che fine ha fatto l'MH370? L'ultima risposta al quesito arriva dalle autorità thailandesi, che hanno ammesso di non aver prestato attenzione ai tracciati radar che nelle prime ore di sabato 8 marzo segnalavano la presenza di un volo non registrato sui cieli del Paese. Il governo di Bangkok insomma non avrebbe dato peso in un primo momento ai segnali radar di un aereo ignoto la cui rotta potrebbe essere stata quella del volo della Malaysia Airlines. Con ritardo colpevole le autorità locali hanno riferito soltanto ieri che il velivolo si stava muovendo verso Sud-Ovest in direzione dello Stretto della Malacca. Nel frattempo la Cina ha deciso di estendere il campo delle proprie ricerche, che coprono ora una superficie di oltre 300mila chilometri quadrati tra il golfo del Bengala e le coste occidentali dell'Indonesia. Pechino ha anche iniziato a verificare se l'aereo scomparso possa essere precipitato sul territorio nazionale.

Da qualche giorno le ricerche del volo impazzano persino sul web. Sono infatti oltre 4 milioni gli internauti con gli occhi incollati allo schermo di un computer o di uno smartphone, impegnati a scandagliare le immagini satellitari nel tentativo di scovare indizi, un qualche relitto o una semplice chiazza di kerosene sospetta. Tutti sul sito tomnod.com, portale della compagnia satellitare americana DigitalGlobe, specializzata nell'acquisizione e vendita di contenuti geospaziali, che sta chiamando a raccolta volontari per scrutare il Sud-Est asiatico tramite le immagini ad alta risoluzione scattate dal giorno dell'incidente. Lo scopo è quello di provare a risolvere, con la disponibilità del più grande gruppo di persone possibile, il mistero del volo.