Il problema non sono i ricchi ma lo Stato "divora-famiglie"

Dati Censis sui patrimoni degli italiani: i dieci più facoltosi possiedono quanto 500mila operai. Però sotto processo deve finire un sistema che rende troppo costoso crescere i figli

Come già altre volte in passato, ieri il Censis ha diffuso i risultati di un suo studio volto a evidenziare le diseguaglianze economiche. In questo caso, dall'analisi emergerebbe che i dieci uomini più ricchi d'Italia dispongono di un patrimonio di ben 75 miliardi di euro, e cioè quanto posseggono tutte assieme quasi 500mila famiglie operaie. La lettura che di norma viene data di questi dati è ben nota, poiché nella mentalità corrente la semplice disparità dei sistemi capitalistici implica ingiustizia, senza che ci si chieda se quei patrimoni (anche immensi) sono stati costruiti in maniera onesta, grazie a iniziative imprenditoriali ed eredità. Per molti, ormai, la sola presenza di dislivelli di reddito autorizzerebbe la classe politica a sottrarre ai legittimi proprietari e dare ad altri. In verità, di per sé non c'è nulla di scandaloso nel fatto - altro dato Censis - che duemila persone (lo 0,003% del totale) abbiano una ricchezza che è pari al 4,5% dei patrimoni complessivi detenuti dagli italiani. Semmai, e quello è certamente da condannare, in troppi casi quei patrimoni non emergono dal libero mercato, ma sono il risultati di protezioni, aiuti pubblici, connessioni poco chiare tra politica ed economia. Il luogocomunismo redistributivo e assistenziale, una cultura affetta da egualitarismo e invidia sociale, non si cura però di tutto ciò: constata l'esistenza di diseguaglianze e lascia intendere che i poveri sono poveri perché i ricchi sono ricchi. Negando un dato ovvio, e cioè che un Paese declinante quale è il nostro avrebbe invece bisogno di avere al suo interno sempre più capitalisti: sia italiani, sia stranieri.

La mentalità antiliberale non vuole accettare che dei ricchi e dei ricchissimi abbiamo un disperato bisogno: se si tratta di uomini molto facoltosi che dispongono di capitali costruiti rispettando le regole di mercato. Il successo imprenditoriale, che per i socialisti di ogni colore è associato a iniquità, è la prova che vi è stato qualcuno che ha saputo innovare, costruire realtà mai viste prima, andare incontro alle esigenze dei consumatori. Steve Jobs e Mark Zuckerberg hanno realizzato imperi finanziari perché ci hanno dato qualcosa che abbiamo significativamente apprezzato: e perché, in forme molto diverse, hanno migliorato il mondo in cui viviamo. Perché i poveri siano meno poveri, abbiamo quindi bisogno di tycoon. E il generale miglioramento delle condizioni di vita non necessariamente esige una riduzione delle distanze sociali. Anche sotto il profilo morale, come rilevò il filosofo inglese Antony Flew, bisogna attentamente distinguere l'atteggiamento del «buon Samaritano», che ha cura i più deboli, e quello del «Procustiano», che invece vuole solo abolire differenze e diversità. E mentre chi aiuta i bisognosi agisce eticamente, lo stesso non si può dire per chi rifiuta il successo altrui. Invece che porre sotto processo quanti hanno costruito fortune sul libero mercato, sarebbe allora opportuno interrogarsi sul perché - per richiamare altri dati offerti dalla ricerca del Censis - oggi sia tanto difficile mettere al mondo figli, dato che la nascita del secondogenito farebbe quasi raddoppiare il rischio di finire in povertà, che passerebbe dal 13,1% per le coppie con un figlio al 20,6% per quelle con due figli.

La cosa non è sorprendente, poiché in società come le nostre - e non era così nel mondo rurale - ogni allargamento della famiglia comporta un costo ulteriore. Ma è pur vero che questo è anche conseguente a un sistema fiscale che sta distruggendo sempre più le imprese e le famiglie, a tutto vantaggio di apparati parassitari e gruppi clientelari. Qui davvero il capitalismo non c'entra nulla. E non potremo evitare il calo demografico e con esso anche il crollo della civiltà se non sapremo ridurre drasticamente la quota di ricchezza che lo Stato sottrae al mondo produttivo. A essere veramente iniquo, allora, quel socio occulto statale che ormai sta logorando il tessuto economico e minando le fondamenta stesse della società.

Commenti
Ritratto di andrea626390

andrea626390

Dom, 04/05/2014 - 08:41

Complimenti. Dai dati statistici appare sempre più evidente che i ricchi sono sempre più ricchi e il diario con il ceto medio-basso si allarga e Il Giornale che fa? Difende i più ricchi, giustamente ......

mario massioli

Dom, 04/05/2014 - 08:47

povera italia. siamo governati da una politica capace solo di rovinarci. cliccate PAOLO BARNARD divulgatore in italia della macroeconomia ME-MMT,vi renderete conto del perchè ci troviamo nell'attuale situazione e come uscirne.

flip

Dom, 04/05/2014 - 09:25

ma se i poveri e i disoccupati sono in continuo aumento, come fanno i "ricchi" ad essere sempre più ricchi? Forse sono i politici o i dirigenti di imprese a partecipazione statale o i sindacati o altri che vivono alle spalle dei poveracci morti di fame. (Dalle mie parti uno con 20 euro ha vinto al gratta e vinci 5.000.000 di euro (così è il titolo su un giornale)Sono un disgraziato pensionato e mi spolpano sempre di più sti beccamorti.

linoalo1

Dom, 04/05/2014 - 09:29

Io,che,per fortuna, non sono un Comunista,dico solo:BEATI LORO!Se non li hanno rubati,perchè criticarli?Forse,è anche un po' colpa mia se non sono ricco!Se avessi fatto altri studi od altre scelte,forse,la mia vita,sarebbe stata diversa!Quindi,perchè recriminare ed invidiare quelli più fortunati?Questa ottusità mentale,fa solo crescere la rabbia e l'invidia per chi sembra che stia meglio di noi!Basterebbe accontentarsi di quello che si ha per vivere meglio!Lino.

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randel

Dom, 04/05/2014 - 09:41

Sempre in difesa dei potenti....mi raccomando. Questione di dna.

titina

Dom, 04/05/2014 - 10:21

Se i ricchi diventano più ricchi significa che i ricchi non pagano le tasse dovute, sfruttano i lavoratori pagandoli poco e vendendo i prodotti a prezzo esagerato. Dunque la gente non può comprare.

Ritratto di stenos

stenos

Dom, 04/05/2014 - 10:41

Che le crisi arricchiscano i pochi ricchi e impoveriscano tanti già poveri non è una notizia. Lo scandalo sta nelle retribuzioni da fame che i pochi ricchi vogliono pagare ai tanti poveri con la scusa della crisi. E questione di tempo, quando in tanti saranno veramente alla fame si avrà un implosione, e per i pochi ricchi, saranno caxxi.

Ritratto di wilfredoc47

wilfredoc47

Dom, 04/05/2014 - 16:24

I ricchi ed i poveri c'erano ai tempi degli egiziani, ne parlavano nell'antica Roma e via via fino ai giorni nostri. Scommetto che tra diecimila anni discuteranno ancora della faccenda. Non sarà giusto, ma è così e nulla cambierà mai. Ci saranno sempre tanti poveri e pochi ricchi: è una legge più vera della legge di gravità ed è costantemente applicata. Il bello è che non esiste nessun comunismo che possa ovviare alle sue conseguenze, anzi esso è un'ideologia che moltiplica i poveri a vantaggio dei ricchi. N.B.: non ho fatto altro che citare mia nonna, analfabeta e diseredata, ma ricca di fatica e gioia di vivere e , guarda caso, priva di invidia.

denteavvelenato

Dom, 04/05/2014 - 20:14

Il giornalino non si smentisce mai, ci sarebbe da meravigliarsene