«Può curarsi con Stamina» Quinta sentenza per Noemi

RomaNoemi, la bimba affetta da atrofia muscolare spinale che aveva incontrato Papa Bergoglio insieme ai suoi genitori, ha diritto a tentare di curarsi con il Metodo Stamina. Così ha deciso il Tribunale dell'Aquila dopo una dolorosa battaglia, combattuta a colpi di carta bollata durante la quale la piccola Noemi è divenuta l'inconsapevole simbolo del conflitto «pro o contro Stamina» tra una comunità di famiglie di ammalati e le istituzioni medico scientifiche. E anche il Tribunale di Lamezia Terme ha accolto il ricorso di un'altra malata, una donna adulta affetta da Sclerosi Laterale Amiotrofica, che ha così ottenuto dal giudice del lavoro l'ordinanza per ottenere la cura Stamina.
Non è stato facile per Noemi ottenere il via libera alle cure. Due giudici a Chieti avevano detto «no» al primo ricorso presentato dai suoi genitori. Anche un terzo giudice del Tribunale dell'Aquila aveva respinto la richiesta di poter accedere alle infusioni di staminali in base alla terapia promossa dal presidente di Stamina, Davide Vannoni. Infine il Tribunale dell'Aquila ha riformato il provvedimento del giudice del lavoro Anna Maria Tracanna, che aveva rigettato il ricorso d'urgenza, e ha ordinato l'immediata somministrazione delle staminali presso gli Ospedali Civili di Brescia. Comprensibile l'esultanza dei genitori di Noemi, che non ha neppure due anni. «Finalmente la nostra piccola potrà sottoporsi alla terapia -dice il papà Andrea Sciarretta- È una notizia che aspettavamo da tempo e ci dà una gioia immensa e una grande speranza». I genitori contano su tempi rapidi per avere le prime infusioni mentre Davide Vannoni ipotizza una lunga attesa perchè i malati in coda per ottenere questa terapia sono tanti. Gli Spedali Civili di Brescia sono l'unica struttura a somministrare il trattamento Stamina per i pazienti che hanno vinto i ricorsi. Al momento sono 34 i malati in trattamento. Altri 129 che hanno ottenuto una pronuncia favorevole sono in lista di attesa.
La gioia dei familiari di Noemi è comprensibile ma non è condivisa dal mondo scientifico che continua a ribadire l'inutilità e la pericolosità del Metodo Stamina. In Italia si vive così una situazione paradossale alla quale guarda con preoccupazione anche la comunità scientifica internazionale. Mentre i genitori di Noemi esultavano per avere visto riconosciuto il diritto alla cura, tre studiosi italiani di fama internazionale (la senatrice a vita Elena Cattaneo e i professori Paolo Bianco e Michele De Luca) ricevevano un premio dall'International Society for Stem Cell Research per «l'impegno civico ed etico nel dibattito pubblico sulle cellule staminali in Italia». In pratica per l' impegno contro il Metodo Stamina. I tre scienziati sono convinti della inutilità e della pericolosità del trattamento di Vannoni che comunque sarà valutato per la seconda volta da un nuovo Comitato Scientifico nominato dal ministero.