Quanta fragilità dietro certi «selfie»

Se siete soliti al selfie, se l'autoscatto vi ha catturato e sentite il bisogno di fotografarvi spesso e in ogni luogo dove vi trovate per poi esibire la vostra foto sul social network ed essere ammirati, siete dei narcisisti. Alcuni studiosi avevano pensato di derubricare il narcisismo patologico dai disturbi di personalità. La malattia è così frequente nelle popolazioni occidentali e capitalistiche da sembrare ormai una condizione mentale normale con cui convivere. Del resto il selfie l'ha praticato Carlo d'Inghilterra, Obama, il Papa e ogni artista degno dello star system a cui non sia sfuggito il senso del fenomeno, se non fai selfie non esisti. L'autoscatto è diventato un mito socioculturale cui aderiscono tutti quelli che cadono nella trappola del mezzo facile e superficiale per essere considerati e avere conferma della propria bellezza e successo con zero impegno. Ma chi è il narcisista? Sigmund Freud distingueva un narcisismo primario, del bambino che ancora non considera gli altri, dal narcisismo secondario, dell'adulto che tornando bambino ignora l'altro e trova conferme e piacere all'interno di se stesso invece che nella relazione tra adulti. Come può fare un uomo o una donna che quando è con il partner invece di corteggiare e guardare chi ha di fronte si concentra solo su se stesso e sui suoi bisogni. Assenza d'intelligenza emotiva, di quell'empatia che ci permette di interessarci, di immaginare i sentimenti dell'altro e di comprenderne la profondità e la portata. Il narcisismo in psichiatria è un disturbo perché crea sofferenza in chi lo sperimenta. Piacersi, avere autostima è cosa non solo legittima ma anche auspicabile. Se però diventa un senso di grandiosità che si basa su un falso sé che non accetta sconfitte e critiche perché si ritiene superiore al prossimo, il rischio è di trasformarsi in individui rabbiosi ed esposti alla depressione. Voler essere considerati i migliori senza esserlo è il risultato di un'autoesaltazione che cela un'insicurezza. Come capita a scuola al giovane bullo che crede d'essere il più forte vessando il più debole ma nella realtà è soltanto il più fragile. Non è un vigoroso ma un narcisista alla ricerca di un consenso che altrimenti non otterrebbe. L'adolescente che ha vera autostima difende il più debole, il bullo che vuole essere ammirato senza avere doti particolari lo attacca. Danny Browman è un ragazzo inglese di 19 anni. Racconta di aver lasciato la scuola ossessionato dal selfie. Voleva produrre un autoscatto in cui appariva bello come Leonardo Di Caprio. Quando ha realizzato, dopo 6 mesi di tentativi, che l'operazione non sarebbe andata a buon fine, ha tentato il suicidio. Il selfie non aumenta i livelli d'autostima, può farli precipitare, perché l'obiettivo è uno specchio meschino. Guardarsi negli occhi di chi ci ama garantisce un risultato migliore…
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