"Quante botte e umiliazioni mi è costata la fedeltà al re"

A 20 anni raggiunse Umberto nell'esilio di Cascais, 2.500 chilometri in motorino Oggi presiede la Consulta dei senatori del Regno: "Solo sei erano deambulanti..."

Pier Luigi Duvina con la bandiera autografata sul retro da Umberto II di Savoia

Il professor Pier Luigi Duvina, medico dal 1959, specializzato in pediatria, cardiologia, reumatologia, pneumologia e tisiologia, a 80 anni rimane quello che è sempre stato: un monarchico. Ne aveva 20 quando, in sella a un motorino Nsu, si fece in tre giorni Firenze-Cascais, 2.500 chilometri, per raggiungere Umberto II nell'esilio portoghese. «Giunsi mentre usciva da Villa Italia con il suo aiutante di campo, generale Piero Santoro, e osai presentarmi: buongiorno, Maestà. Incredibilmente, il Re di maggio si mise a sedere con me su un muretto. Mi chiese da dove arrivassi, prese nota dell'indirizzo, e da allora rimanemmo in corrispondenza. Poi disse: “Venga, le mostro l'Atlantico”. Cominciò a scendere una scaletta ripida che conduceva a un terrazzo. Le onde si frangevano sugli scogli con un fragore assordante. Mi fermai dopo pochi gradini. Maestà, non posso proseguire, l'oceano mi fa impressione, pigolai. Sorrise e tornò indietro».
Quella fu l'unica volta che Duvina non se la sentì di seguire il suo sovrano. Per il resto, continua ad andargli dietro anche ora che l'ultimo dei regnanti sabaudi - rimasto sul trono solo 36 giorni, dal 9 maggio al 13 giugno 1946 - è morto da 31 anni. Un mese fa Duvina ha guidato da solo l'auto fino all'abbazia di Hautecombe, nella Savoia francese. «Era in programma l'annuale messa di suffragio per la sua anima. È sepolto all'ingresso - sotto la regina Maria José, sua consorte - in quel tempio di un gotico fiammeggiante, una trina, che volle donare alla Chiesa insieme con la Sindone».
Nella sequela del re, a parte l'attimo di paralisi sulla scalinata che conduceva al belvedere di Cascais, a Duvina non ha mai fatto difetto il coraggio. La prima volta che fu picchiato dai comunisti era appena tredicenne. Aveva montato sulla propria Legnano un cartellone di compensato con la foto della famiglia reale e batteva a piedi le vie di Firenze sospingendo la bici, nella speranza di convincere gli elettori a votare per la monarchia nel referendum del 2 giugno 1946, che invece decretò la nascita della repubblica.
Due anni dopo, vide che i rossi strappavano dai muri i manifesti della Dc e pertanto si convinse che quello di Alcide De Gasperi fosse il partito da aiutare. S'improvvisò attacchino e rimediò un'altra pestata in zona San Gaggio, contribuendo però alla travolgente vittoria del 18 aprile sui socialcomunisti del Fronte popolare. Passati altri cinque anni, furono gli agenti della Pubblica sicurezza a fermarlo durante la Mille miglia mentre sventolava un tricolore con la stemma sabaudo. Alla morte di Umberto II, il 18 marzo 1983, espose al balcone di casa la stessa bandiera listata a lutto, «eccola qua, un po' malconcia, ma sul retro reca la firma di Sua Maestà, vede?». Risultato: 48 ore dopo gli incendiarono due automobili.
Tante persecuzioni subite per amore della corona non potevano che meritare al professor Duvina il più ambito dei riconoscimenti: la nomina, da parte di Sua Altezza Reale il principe Vittorio Emanuele di Savoia, a presidente della Consulta dei senatori del Regno, fondata nel 1955 da circa 160 rappresentanti monarchici che erano stati espropriati del laticlavio sette anni prima con l'entrata in vigore della Costituzione repubblicana. L'ultimo dei senatori ad aver servito il Regno per davvero, Giovanni de Giovanni Greuther, duca di Santa Severina, è morto nel 2002 a quasi 97 anni. Oggi i 104 componenti della Consulta sono privati cittadini che vengono cooptati per le loro benemerenze nella difesa della monarchia, previa ratifica da parte del principe Vittorio Emanuele.
Duvina è succeduto a illustri accademici, come l'economista Giuseppe Ugo Papi, il latinista Ettore Paratore e l'etnologo Vinigi Grottanelli, che erano stati designati da Umberto II in persona. «Quando nel 2007 suo figlio mi convocò a Ginevra per conferirmi l'alto incarico, i consultori erano rimasti appena 25, di cui soltanto 6 deambulanti. Ricordo che, tornato a casa, telefonai a uno di loro per invitarlo a un incontro. Mi rispose: “Benedico i principi e benedico lei. Ma non so se potrò intervenire, perché ho 99 anni”».

Siete sempre stati tutti monarchici nella vostra famiglia?
«Sempre, compresi i miei sei figli. L'unica pecora nera fu un cugino che divenne vicepodestà di Firenze. I Duvina non vollero mai saperne di prendere la tessera del Partito fascista. Mio padre Michele finì per questo nelle mani della famigerata Banda Carità. La prima volta fu riempito di botte e olio di ricino, la seconda venne affidato alle “cure” del tenente Mario Perotto, che comandava la “squadra della labbrata”. Alla fine stavano per fucilarlo. Fu salvato da mio nonno Luigi, che versò agli aguzzini un riscatto enorme, 1,3 milioni di lire dell'epoca, circa mezzo milione di euro a valori di oggi».

Suo nonno era piuttosto benestante.
«Le dico solo questo: mia madre Tina implorò il suocero, attraverso mia nonna Bianca, affinché trovasse un lavoro al mio babbo. Al che il nonno rispose: “Lavoro? Lavoro? Nessuno ha mai lavorato in casa Duvina!”. Poi mio padre mise in piedi un import-export di coloniali».

Per la vostra fedeltà ai Savoia, le avete prese da tutti, neri e rossi.
«Ho fatto il medico per quasi mezzo secolo, però lontano da Firenze: qui era troppo pericoloso. Sono stato primario a Castelnuovo Garfagnana e Pescia. Soltanto negli ultimi anni della carriera sono potuto ritornare nella mia città, prima all'ospedale Meyer e poi al San Giovanni di Dio come direttore della pediatria e della terapia intensiva neonatale».

Umberto Brindani, direttore di Oggi, dice che sono tornate di moda le copertine con le famiglie reali.
«Mi fa piacere. C'è in giro un gran bisogno di pulizia. La disonestà è imperante a tutti i livelli. Combatto le Regioni fin dal 1968. Ero certo che avrebbero diviso l'Italia e decuplicato ruberie e sprechi».

Ora alcune, come il Veneto che non ha mai digerito il plebiscito-farsa del 1866 per l'annessione al Regno d'Italia, reclamano l'indipendenza.
«Non è il rimedio. Più si porta il denaro in periferia e più aumenta la corruzione. Agli amici veneti ricordo che il corpo di spedizione toscano a Curtatone, Montanara e Goito era composto da circa 7.000 uomini: tre compagnie fiorentine che subirono il 44 per cento di perdite, due compagnie lucchesi, una compagnia pisano-senese, una di fucilieri napoletani, una di fanteria campana e una di volontari siciliani. Tutti morti per la libertà della Padania, ottenuta grazie a Casa Savoia. Ancor oggi il cappello degli universitari di Pisa ha la punta mozzata in ricordo dei giovani studenti che sacrificarono la vita nelle battaglie risorgimentali».

Se alle elezioni 6.417.580 italiani votassero per il Pd e 690 per Forza Italia, lei che cosa penserebbe?
«Che è tornata l'Urss».

E se la informassero che 20 milioni di elettori non si sono recati ai seggi?
«Penserei a un suicidio democratico».

Divida per 10. È precisamente ciò che accadde al Veneto nel plebiscito del 20 ottobre 1866: fu annesso al Regno d'Italia con 641.758 sì e 69 no.
«Fin dai tempi di Pitagora, Virgilio e Dante, l'Italia fu un sentimento coltivato solo dalle persone colte. Per ottenere l'unità vi furono delle forzature. Ma nessuno può negare che con Carlo Alberto e lo Statuto albertino nel 1848 nacque il primo regno democratico d'Italia. Nella contabilità della storia, tutti perdono qualcosa. La famiglia sabauda cedette a Napoleone III l'intera Savoia e la contea di Nizza, che era la più ricca d'Europa, solo in cambio di una promessa d'aiuto nella guerra d'indipendenza».

E il referendum monarchia-repubblica del 1946 fu inficiato da brogli?
«Lo ammise persino Giuseppe Romita, ministro dell'Interno, in un libro uscito postumo 13 anni dopo. Nella notte dello spoglio, i monarchici erano avanti di 400.000 voti. Romita telefonò allarmato a Pietro Nenni e a Palmiro Togliatti, ministro della Giustizia. Quest'ultimo, astutissimo, aveva suddiviso l'Italia in 31 circoscrizioni, mettendoci a capo uomini di fiducia. I risultati affluivano al suo dicastero. Alla fine saltarono fuori 2 milioni di schede in più, non dico altro. La verità è che quel referendum non lo vinse nessuno, perché venne addirittura a mancare il quorum. Togliatti, interpellato dalla Cassazione sui voti nulli, arrivò al punto di dichiarare che non ce n'erano. È a verbale. Dopo 48 ore, siccome la Corte suprema non demordeva, il leader comunista ne fece saltar fuori 1.498.136 e il Consiglio dei ministri, nella notte fra il 12 e il 13 giugno, tolse i poteri costituzionali a re Umberto. Questo non gli era consentito, perché la Cassazione si sarebbe pronunciata solo sei giorni dopo. Fu un colpo di Stato per impedire il ricontrollo delle schede».

Che compiti ha la Consulta dei senatori del Regno?
«Ristabilire la verità storica su Casa Savoia. Esempio: si accusa Vittorio Emanuele III di aver consegnato il potere a Benito Mussolini, nominandolo capo del governo. Ma nessuno mai ricorda che il re fece 27 tentativi, diconsi 27, per affidare l'incarico a un primo ministro diverso, l'ultimo dei quali il giorno stesso in cui si rassegnò a darlo al Duce, dopo aver chiesto invano al senatore Antonio Salandra di formare un nuovo esecutivo. Si dimentica che il primo governo Mussolini, pur avendo il Partito fascista 35 deputati in tutto, ebbe 306 voti a favore, 116 contrari e 7 astensioni. Votò la fiducia persino De Gasperi. In altre parole il dittatore fu eletto democraticamente dal Parlamento. Che c'entra il re?».

Ma dopo l'8 settembre 1943 scappò.
«Ringraziamo Dio che lo fece! Se non avesse raggiunto Pescara, e poi Brindisi, l'esercito avrebbe dovuto difenderlo e Roma sarebbe stata messa a ferro e fuoco dai nazisti. Non capisco: Pio IX nel 1848 scappa da Roma travestito da prete per rifugiarsi a Gaeta e lo beatificano; Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini fuggono alla caduta della Repubblica romana e diventano eroi; i reali di Norvegia, Olanda, Grecia e Jugoslavia riparano all'estero dopo che i loro Paesi sono stati invasi dal nemico e nessuno li accusa di alcunché. Però tutti se la prendono solo con Vittorio Emanuele III».

Nel 1938 firmò le leggi razziali.
«Ecco, lì sbagliò, su pressione di Mussolini. Non avrebbe dovuto promulgarle. Non si transige sulle questioni non negoziabili. Va però detto che nel 1943, appena arrivato a Pescara, chiese a Pietro Badoglio di abolirle, ma il capo del governo non lo fece per paura dei tedeschi».

Pensa davvero che le cose in Italia andrebbero meglio se ci fosse il re anziché il presidente della Repubblica?
«Non essendo tributario di nessuno, il re è davvero super partes. Non è ricattabile, non deve concedere favori per essere eletto o rieletto, quindi può impedire la corruzione. Il suo interesse coincide con quello dello Stato che incarna. Per questo, pur non avendo nulla contro la Repubblica, mi dichiaro preferibilmente monarchico, come Luigi Einaudi».

Giorgio Napolitano passerà alla storia come il presidente che volle farsi re: comanda tutti a bacchetta.
«Va a suo merito. Riempie spazi lasciati vuoti da un potere politico imbelle».

Qualcuno intravede in lui una certa somiglianza con Umberto II. C'è chi sospetta che sia figlio illegittimo dell'ultimo re: la madre, contessa di Napoli, sarebbe stata una delle dame di compagnia della regina Maria José.
«Infatti si presenta benissimo».

Lo scrittore Giovanni Nuvoletti, che era amico di Umberto, mi fece capire che il sovrano fosse incline più alle passioni maschili che femminili.
«Varie avventure che ebbe con giovani napoletane smentiscono la leggenda».

Il figlio Vittorio Emanuele vi ha arrecato molti dispiaceri: l'omicidio dello studente Dirk Hamer, traffico di armi, corruzione, sfruttamento della prostituzione, falso, ingiurie.
«Tutte inchieste che sono state archiviate o accuse da cui è stato assolto».

L'erede al trono, il principe ballerino Emanuele Filiberto, sarebbe un buon sovrano?
«Un giorno ero con lui in corso Zanardelli a Roma. I fan lo inseguivano per avere un autografo. Mi ha detto: “In Italia mi erano ostili perché sono un Savoia. Ma da quando ho partecipato a Ballando con le stelle su Rai 1 tutti mi vogliono bene. Che altro potevo fare per essere accettato?”. Non ho saputo dargli torto».

È contento che il suo concittadino Matteo Renzi sia diventato premier?
«Contentissimo. E sa perché? Rottamerà gli ultimi pezzi ideologici del Pci. Motivo per cui, trovandomi a Parigi, sono andato a votare per lui alle primarie, in rue Montorgueil. Peccato che abbia concordato con Silvio Berlusconi riforme che non riuscirà a fare».
(698. Continua)
stefano.lorenzetto@ilgiornale.it

Commenti
Ritratto di giubra63

giubra63

Dom, 20/04/2014 - 16:15

Concordo con il professor Pier Luigi Duvina su tutto tranne che il voto a Renzi, non sono per la realpolitik, sono Liberale e non voterei mai per un partito di sinistra erede del pci che fece il golpe del 1946. W Il Re, Avanti Savoia!

Ritratto di giubra63

giubra63

Dom, 20/04/2014 - 16:29

Concordo su tutto con il professor Pier Luigi Duvina tranne che non avrei mai votato alle primarie per Renzi, a capo di un partito erede del pci che assieme a romita fece il golpe del 1946 come testimoniato nelle sue memoriedal segretario privato del "peggiore" (togliatti), Caprara. W il Re, Avanti Savoia!

eglanthyne

Lun, 21/04/2014 - 08:45

Chapeau,presidente Duvina!

max.cerri.79

Lun, 21/04/2014 - 08:47

Savoia, altri parassiti che non capisco di cosa vivono (anche se qualche sospetto ce l'ho )

Ritratto di mortimermouse

mortimermouse

Lun, 21/04/2014 - 09:10

anche nella monarchia ci sono i sinistronzi....

Ritratto di leopardi50

leopardi50

Lun, 21/04/2014 - 11:00

Chissà se al nostro professore sono mai venute in mente le botte e le umiliazioni patite dal popolo italiano a causa della codardia sabauda che abdicò di fronte allo squadrismo fascista. Chissà se ha mai provato pena per l'omicidio di Giacomo Matteotti o per quegli ebrei deportati dopo la promulgazione delle leggi raziali. Chi semina vento raccoglie tempesta.

Ritratto di marforio

marforio

Lun, 21/04/2014 - 12:27

Si riconferma la verita´ che questa repubblichetta fu fondata da imbrogli elettorali, e in 70 anni non e´ cambiata molto.Tra i golpi di stato di scalfaro e napolitano ne abbiamo la certezza.

eloi

Lun, 21/04/2014 - 17:23

Infatti guardando bene le foto di Re Giorgio le vedo verosimilmente somiglianti con quelle del Re di Maggio.

eloi

Lun, 21/04/2014 - 17:25

Infatti guardando bene le foto di Re Giorgio le vedo verosimilmente somiglianti con quelle del Re di Maggio.

gigi0000

Lun, 21/04/2014 - 18:01

Nell'estate del '93, in Portogallo, guidando tranquillamente sulla strada panoramica che da Cabo da Roca conduce a Cascais, a finestrini aperti,cullato dalla meravigliosa brezza dell'oceano. Giunto in prossimità della cittadini di Cascais, fui attratto da formazioni rocciose particolarmente corrugate e di un particolare colore bruno rossiccio, che dividevano appunto l'Atlantico dalla strada. Accostai e mi misi ad osservare la riva così conformata e che non avevo mai notato in precedenza, mentre gli occhiali da sole si appannavano pelle goccioline formate dalle onde che si frangevano e trascinate dal vento. Dopo qualche minuto, pur affascinato dallo spettacolo, reso ancor più leggiadro dall'imminente tramonto, mossi alcuni passi per tornare alla mia auto, qualche metro più in là ed abbassando lo sguardo sul muretto che costeggia il marciapiede, vidi un cippo con le tipiche piastrelle di ceramica decorata dei portoghesi - le azulejos - che indicava il nome della strada: "Avenida Rei Humberto II de Itália". Del re ebbi modo d'avere notizie direttamente dagli abitanti di Cascais, che lo consideravano un gran signore, gentile e disponibile con tutti, anche con i più reietti, per i quali aveva sempre una buona parola e, magari, qualche spicciolo. La giornalaia, dalla quale si recava quotidianamente per ritirare i giornali italiani, descriveva Re Umberto come la persona migliore del mondo. Di fronte al cippo fui colto da un'improvvisa commozione e non riuscii a trattenere le lacrime, mentre un orgoglio mai prima né poi più provato, mi riempii di fierezza d'esser italiano. Oggi non provo alcun senso d'appartenenza all'Italia, né sono orgoglioso d'esserne cittadino. Viva il Re, Viva la Monarchia, che, malgrado gli inevitabili errori, è stata cento volte migliore di ciò che ne è seguito. Sua Altezza Reale il principe Vittorio Emanuele di Savoia e Sua Altezza il principe Emanuele Filiberto potrebbero sempre contare sulla mia devozione. Circa i brogli e le vigliaccherie dei comunisti, non spreco una parola.

killkoms

Lun, 21/04/2014 - 18:18

mi permetto di stigmatizzare gli stolti veneti sul plebiscito che essi definiscono "farsa"!il plebiscito fù fatto solo dopo che il veneto fù strappata all'austria con la 3^guerra d'indipendenza del 1866.ma quei "mona" credono ofrse che gli asburgo gli avrebbero fatto fare un analogo plebiscito?

Ritratto di GiovanniBagheria

GiovanniBagheria

Lun, 21/04/2014 - 18:20

Interessante intervista ad un uomo tutto d'un pezzo. Nel 1979 andai a Cascais, a trovare il Re in esilio. Ero in inter rail. S.M. Fu gentilissimo, volle sapere tutto di me e del mio strano modo di viaggiare. Si commesse sentendo che venivo da Bagheria, che ricordava con piacere, per esserci stato. Fu un Signore. Mi mando' un libro con dedica di Falcone Lucifero e una medaglia. W il Re! W la Monarchia! La repubblica e' nata nel sangue e negli imbrogli.

Ritratto di GiovanniBagheria

GiovanniBagheria

Lun, 21/04/2014 - 18:21

Interessante intervista ad un uomo tutto d'un pezzo. Nel 1979 andai a Cascais, a trovare il Re in esilio. Ero in inter rail. S.M. Fu gentilissimo, volle sapere tutto di me e del mio strano modo di viaggiare. Si commesse sentendo che venivo da Bagheria, che ricordava con piacere, per esserci stato. Fu un Signore. Mi mando' un libro con dedica di Falcone Lucifero e una medaglia. W il Re! W la Monarchia! La repubblica e' nata nel sangue e negli imbrogli.

killkoms

Lun, 21/04/2014 - 18:43

@leopardi50,ripassati la storia!nessun ebreo fù deportato dopo le leggi razziali!degli ebrei italiani finirono nei campi nazisti solo dopo il crollo dell'Itala dell'8 settembre del 43!mai prima di allora degli ebrei italiani furono consegnati ai nazisti!la stessa ignoranza della storia ti impedisce di sapere che mussolini fù una scelta obbligata per vittorio emanuele III!l'iTalia era nel caos post bellico,ed anche i sinistri,costituivano bande armate che occupavano le fabbriche e si scontravano con le squadre fasciste e con i nazionalisti!il matteotti che tu hai ricordato,quando fù assassinato,non era nemmeno più socialista,anche se tale partito ne fece "poi" lampropria bandiera!gli"estremisti" del suo partito (pertini, nenni ed altri) lo avevano messo alla porta,poichè egli (matteotti) con lungimiranza aveva previsto l'ascesa dei fascisti,e si era convinto che l'unico modo per fermarli era allearsi con i popolari e con i liberali,quelli che oggi definiremmo i moderati!ma quei personaggi che ti ho detto erano ostici a tale idea,poichè essi"sognavano" per l'Italia una rivoluzione di tipo sovietico!infatti secondo lo storico inglese john whittam ("storia dell'esercito italiano") il re si decise a scegliere mussolini solo "quando" il "peggiore" diede vita a livorno al pci!

eliolom

Lun, 21/04/2014 - 18:55

Sig. Leopardi50, la prego di volermi erudire circa le deportazioni di ebrei dopo le promulgazioni delle leggi razziali. Grazie.

eliolom

Lun, 21/04/2014 - 18:55

Sig. Leopardi50, la prego di volermi erudire circa le deportazioni di ebrei dopo le promulgazioni delle leggi razziali. Grazie.

pesciazzone

Lun, 21/04/2014 - 22:01

@KILLKOMS......mi sa che una ripassatina alla soria la devi dare tu...non leggendo quei libercoli che i neofascisti definiscono "editoria non conforme", ma i libri di storia VERA, documentata e documentabile!!!! Leggi, caro...

Ritratto di max2006

max2006

Lun, 21/04/2014 - 23:11

Sono un moderato e non riuscirei mai a votare Renzi. Penso di votare Lega ma solo alle europee perchè bisogna opestare i pugni davanti alla cancelliera. Per quanto riguarda il sistema istituzionale sono dell' opinione che meglio di un monarca non ce ne. Viva l' Italia, viva il Re.

Ritratto di giubra63

giubra63

Mar, 22/04/2014 - 00:47

x max.cerri.79: si ricordi bene che se noi siamo tutti italiani lo dobbiamo alla Casa Reale dei Savoia,che sprezzanti delle possibili ripercussioni e della possibile perdita del Trono, consigliati dal Grande Camillo Benso Conte di Cavour, dal Generale Giuseppe Garibaldi misero la Corona a disposizione degli italiani interi, e con grandissimo dispiacere dovetetro rinunciare alla Contea di Nizza e alla Savoia. I moti del Risorgimento senza Casa Savoia non avrebbero avuto successo e saremo stati divisi e succubi dello straniero, proprio come in questo particolare momento storico quando governi di sinistra e di monti ci hanno consegnato nelle mani di Germania e banche. Del golpe perpetuato dai comunisti con la vigliaccheria di de gasperi ne ho parlato sopra, milioni di schede votate bruciate, rubate, ammassate nei convogli presso la stazione di Bologna e via di seguito, come anche Caprara (segretario del peggiore, togliatti) scrisse. L'attuale Capo di Casa Savoia, S.A.R. Vittorio Emanuele di Savoia é stato oggetto di campagne d'odio da parte di stampa e parte di magistratura, che si sono concluse con le piu' ampie assoluzioni e/o proscioglimenti. Il Capo di Casa Savoia, negli anni '70 , grazie all'amicizia con il rimpianto Scià dell'Iran Reza Mohammed Pahlavi, ha contribuito all'industria italiana essendo intermediatore d'affari per conto di Agusta, e molti nostri prodotti sono stati acquistati dall'Iran, prima che i terroristi di khomeini prendessero con la forza il potere. W Casa Savoia, W S.A.R. Vittorio Emanuele IV di Savoia.

Ritratto di giubra63

giubra63

Mar, 22/04/2014 - 00:51

x GiovanniBagheria Lun, 21/04/2014 - 18:21: fortunato, io nel 1983 avevo 20 anni e mi rammarico di non averlo mai incontrato.

lenzed

Mar, 22/04/2014 - 06:55

Avevo diciotto anni quando ebbi l'onore d'incontrare Sua Maesta il Re Umberto II a Nizza, cinquantuno anni fa. Dire che questo articolo mi ha commosso sarebbe poco. Nel cassetto del mio comò tengo la bandiera italiana con lo stemma sabaudo e la corona. Sono nato monarchico e resterò sempre monarchico. Viva il Re!

killkoms

Mar, 22/04/2014 - 11:09

@pesciazzone,detto da uno che legge solo l'unità!ci furono le leggi razziali,ma nessun ebreo fù consegnato ai tedeschi pfin al crollo dell'8 settembre!e per la cronaca nella maggior parte degli stati Usa,speialmente quelli del sud,leggi coeve delle leggi razziali fasciste,proibivano il matrimonio tra bianchi neri e consideravano nero chiunque avesse un antenato nero!ancora oggi negli Usa bisogna indicare la razza..!

pesciazzone

Mar, 22/04/2014 - 13:59

mai letto l'Unità, io....

pesciazzone

Mar, 22/04/2014 - 14:02

Mai letto l'Unità, io.... In compenso so un po' di cosette sulla storia del XX secolo che non saranno certo i suoi ridicoli giochetti con le parole a cancellare!!!!! Chieda un po' a qualche ebreo sopravvissuto se la vita DOPO le leggi razziali era uguale a prima e....si vergogni un po'!!!!

killkoms

Mar, 22/04/2014 - 17:26

@pesciazzon..,sei tu che giri le parole!io nè ho giustificato le "infami" leggi razziali del 1938,nè ho mai detto che gli ebrei stavano bene con tali leggi!ho solo detto che pur indegnamente discriminati e mortificati,nessun italiano ebreo fù materialmente consegnato ai tedexchi,e questo è storia!gli italiani di fese ebraica hanno sempre seguito gli avvenimenti del popolo italiano, e ci furono degli italiani ebrei che aderirono al fascismo,gente come ettore ovazza,aldo finzi,raffaele liuzzi,e tanti altri!dopo le,ripeto,infami leggi razziali,molti professori,impiegati e militari di fede ebraica persero il lavoro rimamendbo senza alcun sostentamento!il fascismo fù senz'altro crudele con i cittadini italiani di fese ebraica,ma almeno non li imprigionò nè li uccise!