Quegli eroi del Made in Italy che hanno sconfitto la crisi

Mentre ogni giorno muoiono mille partite Iva per colpa dello Stato moroso c'è chi eccelle nel mondo grazie ai suoi prodotti: "Ma paghiamo troppe tasse"

È vero che siamo in un'Italia in cui ogni giorno muoiono mille partite Iva e in cui le aziende sono condannate a morire paradossalmente perché vantano dei crediti perché nessuno paga e lo Stato è il principale debitore insolvente. Ma è altrettanto vero che in quest'Italia ci sono degli imprenditori che riescono ad eccellere nel mondo grazie all'ineguagliabile qualità dei nostri prodotti. Sono degli autentici eroi. Armando De Nigris, che domani festeggerà a Modena il 125esimo dell'omonimo Acetificio, è riuscito a fare dell'aceto balsamico un prodotto prestigioso nel mondo: «Il Made in Italy non basta. Il consumatore è sempre più attento, ti premia con la longevità quando riconosce e ti tributa la qualità e genuinità di quanto offri», mi dice, «Io non tradisco le aspettative di chi crede in questa azienda e la fiducia accordata è l'elisir di lunga vita che possiamo umilmente augurarci».
L'incontro con De Nigris si è svolto nel «Balsamico Village» a Carpi, 40 mila mq di vigneti, siti di invecchiamento e impianti produttivi, con una capacità di 50 mila bottiglie al giorno, pari a 7 milioni di litri l'anno. Ho conosciuto Nadia Zenato nella sua omonima azienda vinicola a San Benedetto di Lugana, in provincia di Verona. Il tratto comune di queste imprese d'eccellenza è la gestione familiare, che testimonia che sono tantissimi piccoli a far grande l'Italia. Personalmente sono astemio ma sostengo l'industria enologica che è il fiore all'occhiello della nostra imprenditoria e il settore che più di altri continua a crescere in fatturato e vendita all'estero in controtendenza rispetto alla crisi. Nella sua bellissima cantina che è un'opera d'arte, la Zenato mi ha fatto conoscere i vini che caratterizzano una produzione di qualità: il Cresasso, il Recioto della Valpolicella, l'Amarone Riserva Sergio Zenato. Sempre nel Veronese, a Lazise, ho conosciuto Gian Andrea Tinazzi, titolare dell'omonima azienda vinicola. Mi ha colpito la modestia di un imprenditore di successo che indossa il grembiulino da cucina e si mette a servire al tavolo degli amici ospiti in cantina. I soldi non hanno fatto perdere la testa a questi imprenditori che restano ben ancorati a una cultura contadina che mette al centro di tutto la persona e i valori. L'azienda possiede 72 ettari di vigneto in Veneto e Puglia.
Sempre con addosso il grembiule da cuoco ho conosciuto Stefano De Fanti, fondatore di Nival Group, un consolidato superiore a 30 milioni di euro e 1200 addetti nella terziarizzazione delle aziende, internazionalizzazione e logistica attiva. Nella sua casa a San Giovanni Lupatoto (Verona) ha servito a una trentina di amici invitati a cena dodici diverse pizze, tutte eccellenti, impastate, guarnite e cotte da lui, la moglie e i Ugualmente nella cucina di casa a Verona sono stato accolto da Luigi Mion, fondatore della catena di supermercati Eurospin, il più grande hard discount d'Italia, mille punti vendita, 10 mila addetti, oltre 4 miliardi di ricavi nel 2012.
Ho visitato l'azienda di alta moda di Mario Foroni, MF, a Valeggio sul Mincio (Verona), che produce capi esclusivi per i marchi più famosi nel mondo. Foroni ha attivato un'Accademia della Maglieria per assicurare il rinnovamento delle maestranze tra i giovani. Sempre a Valeggio sul Mincio ho conosciuto Nadia Pasquali nel suo ristorante Alla Borsa, dove la cucina è arte e tradizione. I suoi tortellini di Valeggio al burro e salvia, i cappellacci verdi con ricotta, robiola e spinaci e i tortelli di zucca alla Gonzaga, sono una vera prelibatezza. Il nostro viaggio tra gli imprenditori anti-crisi si conclude in Romagna a pranzo con Tiziano Tampellini, titolare del Club Hotel Dante di Cervia, il più grande della riviera: «Oggi gli imprenditori sopravvivono per pagare le tasse e i propri dipendenti. Chiediamo allo Stato di lasciarci lavorare con il rispetto e la dignità che meritano degli italiani che scelgono di restare comunque in Italia».
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