Quei padroncini decapitati dallo Stato

L'autotrasporto è uno dei settori più colpiti: secondo la Cgia in quattro anni hanno chiuso il 15% delle imprese

La contabilità è quella di una guerra. Persa. Domani e dopodomani sono (o dovrebbero essere) i giorni in cui i lavoratori ricevono la tredicesima. Quest'anno, però, una piccola e media impresa su quattro teme di non avere la liquidità sufficiente per pagare la tredicesima ai dipendenti.

Secondo un sondaggio elaborato dall'Adnkronos, il 25 per cento degli imprenditori medio piccoli dichiara di non essere nelle condizioni di onorare il pagamento. La metà di questi segnala che è la prima volta che ciò avviene, visto che negli anni passati hanno sempre rispettato l'appuntamento.

A pesare negativamente - rileva il sondaggio - la concentrazione delle scadenze fiscali per le aziende in dicembre. Per il 60% di quelle che dichiarano di avere difficoltà, queste dipendono dalla mancanza di liquidità, assorbita per rispettare gli appuntamenti tributari. Le restanti, per la mancata concessione di prestiti dalle banche: chiesti proprio per coprire il calo di liquidità.

Il fenomeno trova conferme in un altro dato della contabilità di guerra. In un anno, tra ottobre 2012 e ottobre 2013, i prestiti bancari alle imprese sono crollati di 50,2 miliardi di euro (-5,2%). Sempre nello stesso periodo, invece, le sofferenze sono aumentate di 22,7 miliardi di euro (+24,9 per cento).

I dati vengono dalla Cgia, l'Associazione artigiani piccole imprese Mestre. Il rapporto tra banche e imprese, come conferma il sondaggio sulle tredicesime delle piccole e medie imprese, si fa sempre più difficile: le prime, sottolineano gli artigiani di Mestre, si «difendono» chiudendo i rubinetti del credito; mentre le seconde ormai non si accingono più a chiedere prestiti e finanziamenti, anche perché coloro che ne hanno già ricevuti faticano a restituirli.

Giuseppe Bortolussi ricorda «che il 10% dei maggiori affidati riceve l'81,8% del totale dei finanziamenti. Questi soggetti non sono costituiti da piccoli imprenditori, da famiglie o da titolari di partite Iva, bensì quasi esclusivamente da grandi gruppi o società industriali». E proprio tra quest'ultime si registra il tasso di insolvenza più alto: il 78,9% è concentrato nelle mani del 10% dei migliori affidati. «In buona sostanza - sottolinea Bortolussi - nei rapporti tra banche ed imprese tutto è clamorosamente rovesciato: chi riceve la quasi totalità dei prestiti presenta livelli di affidabilità bassissimi, mentre chi dimostra di essere un buon pagatore ottiene il denaro con il contagocce».

E sempre dalla Cgia di Mestre arriva un altro dato della contabilità di una guerra persa. Quello sulle imprese di autotrasporto che hanno chiuso i battenti tra il primo trimestre del 2009 ed il terzo trimestre 2013. Sono 16mila: quasi il 15 per cento del totale. La perdita in posti di lavoro è pari a 70 mila addetti. Si tratta di «padroncini», i cui volti si mescolano a quelli di chi scende in piazza con i «forconi».

In Friuli la percentuale sale al 20%. Preoccupante anche in Toscana, Piemonte e Sardegna. Le cause sono da ricercare nella concorrenza che arriva dall'Est: il costo di esercizio in Italia è pari a 1,542 euro chilometro percorso; in Ungheria è di 1,089 euro, in Polonia di 1,054 euro, in Romania di 0,887 euro.

Insieme al mondo dell'autotrasporto, anche quello delle partite Iva è in via di desertificazione. Dal 2008 (i dati sono sempre della Cgia) hanno cessato l'attività 415 mila lavoratori autonomi. Si tratta per lo più di artigiani, commercianti, agricoltori. Settori che hanno visto salire all'8% la media delle aziende chiuse.

I lavoratori che corrono il rischio di non ricevere la tredicesima, però, dovranno comunque pagare la Tares. Nel complesso, l'importo medio di una tredicesima è poco superiore ai mille euro. Di questi, 305 euro dovranno essere comunque spesi in media per famiglia per pagare la tassa sull'immondizia. Il resto i proprietari di casa dovranno accantonarlo per pagare a gennaio la mini Imu.

Commenti

ALASTOR

Dom, 15/12/2013 - 09:39

La marea di piccole partite IVA sono un anacronismo dell' economia italiana. Il ''piccolo è bello'' è una grossa sciocchezza che ci sentiamo dire da anni. Ora i conti tornano e sono conti dolorosi.E' l'economia globalizzata che elimina il piccolo imprenditori, più ancora dello Stato inefficiente, che tale è sempre stato.

Milsaner

Dom, 15/12/2013 - 09:54

I parassiti (coloro che vivono di politica) continuno a succhiare il sangue mentre l'organismo che li ospita (le aziende italiane)domani sarenno tutte morte!

Onore

Dom, 15/12/2013 - 09:59

Ricordate com'è cominciato in Argentina?

lorenzo464

Dom, 15/12/2013 - 11:08

ha ragione ALASTOR, uno dei veri problemi dell'economia italiana è la presenza di tutte queste piccole e inutili imprese inadatte a stare sul mercato

Marioga

Dom, 15/12/2013 - 11:30

Dispiace per i senza lavoro ovviamente ma lo Stato ha già buttao via una marea dei nostri soldi nell'autotrasporto, in incentivi ed esenzioni o riduzioni delle accise. Mai fatto nulla per rendere più efficiente la distribuzione merci migrando progressivamente verso terminal intermodali e trasporto su ferrovia. Ora che le tasse sono diventate insostenibili e la concorrenza straniera sempre più aggressiva e senza regole, ancora non si fa niente. Uno si chiede cosa paghiamo a fare un ministero delle infrastrutture e trasporti se dopo trent'anni sono ancora i settori più disastrati d'Italia.

killkoms

Lun, 16/12/2013 - 12:36

@Alastor,con quete piccole imprese,delle famiglie ci hanno campato per anni!non voglio dire che tale sistema sia esente da colp.anzi,è stato per causa del loro"peso"politico che abbiamo perso la partita delle multinazionali!vedasi la colonizzazione della grande distribuzione da parte degli stranieri,con le sole eccezzioni nazionali della coop(ipertutelata)e della denigrata esselunga!