Quel killer invisibile che l'America vuol battere

È la più diffusa malattia neurodegenerativa, ha colpito Reagan e Thatcher. Ma ora c'è qualche speranza

I soldi non bastano. E neppure la notorietà o il potere. L'Alzheimer, la malattia neurodegenerativa più diffusa del pianeta, ignora le credenziali della carta d'identità. Colpisce nel mucchio, senza preavviso, in modo strisciante. Perdi il senso dell'orientamento, ti dimentichi cosa hai fatto mezzo secondo prima, e finisci per non sapere dove abiti né come si chiama tuo figlio. Sei perduto, insomma. Inutile a te stesso e agli altri. E nel mondo sono tante le persone che finiscono i loro giorni senza un passato. Se ne contano ben 36 milioni, un milione solo in Italia. Una piaga sociale che l'Oms ha definito «priorità di salute pubblica». Così nei paesi occidentali è scattato il campanello di allarme. A condurre la crociata è il presidente Barack Obama, che si è impegnato a trovare una cura in grado di trattare e prevenire il morbo di Alzheimer entro il 2025. Sono stati già spesi fiumi di denaro per la ricerca genetica. I primi risultati si vedono. Sono stati identificati i geni associati alla malattia e ora si ha un'idea più precisa di quando si scatena nell'organismo. Sono stati anche scoperti i biomarcatori dell'Alzheimer che permettono di diagnosticarlo con sicurezza, laddove fino a poco tempo fa l'unico modo di identificarlo con certezza era tramite un'autopsia dopo il decesso del paziente.

Infine gli studi hanno mostrato come i fattori di rischio principali siano certe placche che si formano a livello cerebrale e che distruggerebbero le cellule nervose. Attualmente, ad alcuni pazienti viene somministrato un solo farmaco costato ben 100 di dollari. Ma a parte questa sperimentazione, di cure certe ancora non ce ne sono. Attualmente le terapie farmacologiche si concentrano sui sintomi ma non modificano il decorso della patologia. E in attesa di una pillola magica la gente deve accettare anche di ammalarsi senza vergognarsi di mostrarlo al mondo. Forse è per questo che la «lotta all'Alzheimer» promossa dagli Usa prevede anche un'estesa campagna d'informazione.

E in effetti, qualcosa è cambiato. Diversamente da quanto succedeva negli anni '80, quando i personaggi noti che soffrivano di Alzheimer sparivano dalla scena (si pensi a Reagan e alla Thatcher), ora la cantante Glen Campbell e Pat Summitt l'allenatrice di un'importante squadra di pallacanestro femminile hanno ammesso pubblicamente di esserne affetti. Del resto anche se l'Alzheimer è un vero incubo si può allontanare con una buona prevenzione. Innanzitutto seguendo una dieta vegetariana in stile indiano, con tante proteine vegetali. «Verdura, frutta, cereali e pesce sono di aiuto - spiega Scarpini del Centro Dino Ferrari - mentre carne e latticini sono più pericolosi per chi è a rischio di questa patologia. Per questo stiamo sperimentando la possibilità che sui malati lievi l'alimentazione possa rallentare i tempi di sviluppo della malattia». C'è anche un'altra novità. Tutti quelli che perdono la memoria senza accorgersene, possono scoprire, con una semplice diagnosi, se sono destinati ad ammalarsi anche dopo 10 o 15 anni. Ma questo test vale solo per chi vuole scoprire un futuro poco roseo.