Caccia ai tumori, boom di test ma molti sono solo sulla carta

La sfida è anticipare la diagnosi grazie ai nuovi marcatori. Ecco quali sono già efficaci e quali invece sono ancora promesse

Milano - Battere sul tempo il tumore. Scovarlo al più presto, se possibile prevenirlo, sapere chi è a rischio e chi no. Si fa il Psa della prostata, il pap test per il collo dell'utero, il sangue occulto per il colon. Ma ora c'è di più. Si annuncia che con un esame del sangue puoi prevenire il tumore al polmone e pure al collo. Una novità importante per la diagnostica precoce dei tumori, che resta l'arma più importante per combattere sul campo decisivo della prevenzione. È una lotta contro il tempo quella che gli scienziati stanno combattendo da anni contro il male del secolo. E sempre più spesso ci troviamo a scrivere di questa e di quella scoperta che ci dice per tempo se uno si ammalerà di cancro. Piccoli pezzi che si vanno aggiungendo al complesso mosaico della speranza.
L'ultima novità scientifica arriva dall'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Un progetto di ricerca, finanziato da Airc e Fondazione Umberto Veronesi, vuole scovare nel sangue dei biomarcatori diagnostici e prognostici di tumori di testa e collo, neoplasie sempre più diffuse e legate a stili di vita inappropriati. Alla fine degli studi, se avranno successo, sarà possibile annunciare che un semplice prelievo potrà indicare chi è a rischio di tumori al collo e alla testa. La ricerca è agli inizi ma si affianca a quella che ha fatto scalpore soltanto alcuni giorni fa quando abbiamo annunciato che il semplice prelievo del sangue potrà scovare il tumore al polmone.
Tutte forme di prevenzione ammirevoli, ma quando saranno applicabili clinicamente? Quanti marcatori tumorali sono stati titolati a sei colonne sui giornali e quanti sono realmente utilizzati? Nel 2000 si annunciava il «test della saliva per scoprire il cancro». Nel 2003 si proponeva «un kit per scoprire i tumori». Nel 2005 si era «scoperto il meccanismo che dà l'avvio alla metastasi». Tante speranze, ma alla fine su quali marcatori possiamo fare riferimento?
Massimo Gion, patologo e Direttore del centro regionale biomarcatori, è molto cauto. «Attualmente non c'è un solo marcatore che possa essere usato in persona senza sintomi per capire se è sana o malata – premette – e usarlo nel caso di un check up sarebbe fuorviante». Insomma anche i marcatori fanno cilecca. E possono risultare negativi anche in una persona che ha un cancro iniziale. E infatti, un tumore su quattro della prostata ha un Psa negativo e si alza invece se uno usa molto la bicicletta.
Il marcatore all'ovaio, invece, può risultare elevato nel momento delle mestruazioni o dell'ovulazione. «Esiste questa varietà di segnali – aggiunge Gion – E, in pratica, i marcatori tumori in senso stretto ancora non esistono».
Ma la ricerca non si arrende. E anche l'esperto ammette che «ci sono marcatori molto promettenti e gli studi iniziali danno risultati interessanti. Purtroppo, nella pratica clinica sono pochi quelli utilizzabili». Solo quando c'è il sospetto di una malattia i marcatori sono efficaci e servono ai fini della diagnosi come nel caso dell'ovaio o della prostata. Poi funzionano quelli genetici, usati da Angelina Jolie per prevenire il tumore alla mammella. «In quel caso i marcatori possono dire quanto è alto il rischio di avere il tumore – spiega Gion – e la scelta dell'attrice è stata fatta sulla base di un rischio alto. Ma i test genetici si fanno solo se c'è familiarità».
Quelli che indiscutibilmente funzionano a livello di prevenzione sono il sangue occulto nelle feci, la colonscopia, la mammografia, lo screening del cancro all'utero. Per il resto c'è da aspettare. «Bisogna trovare dei marcatori molto sensibili che vedono molti elementi sospetti ma molti specifici – raccomanda Gion- Altrimenti rischi di fare la biopsia a 99 sani per trovare un solo malato».