Rodotà, il presidente mancato che «comprende» le nuove Br

RomaC'è chi, sui social network, lo chiama già il «grande vecchio». Stefano Rodotà, candidato dal Movimento Cinque Stelle presidente della Repubblica, ex parlamentare e garante della Privacy, definisce la lettera dal carcere degli affiliati alle nuove Br sulla linea dell'alta velocità Tav «deprecabile, ma comprensibile». Poi prova a chiarire, ma quella frase scatena l'immediata replica di Angelino Alfano: «Queste sono parole gravissime», ha subito reagito il ministro dell'Interno. Rodotà «rettifichi». Grande sconcerto dal centrodestra, in gelido silenzio il Pd. Gli unici a difenderlo sono stati Antonio Ingroia e Paolo Ferrero (Prc). Anche i sindacati di polizia hanno stigmatizzato le parole del giurista, che nell'infuriare della polemica ha dovuto disdire un intervento a Cortona per rientrare a Roma e «chiarire la sua posizione», recitava in serata un allarmato comunicato stampa.
L'uscita di Rodotà arriva proprio dopo che Alfredo Davanzo e Francesco Sisi, leader in carcere del partito comunista politico-militare, hanno proposto agli attivisti dei movimenti no-Tav di compiere «un altro salto in avanti, politico e organizzativo». La risposta del Viminale con Alfano è stata la decisione di raddoppiare il contingente di soldati pronto a vigilare i cantieri (saranno 200).
Ieri a un convegno sull'acqua a Torino l'ex beniamino dei grillini ha parlato di Tav: atti come la lettera dal carcere delle nuove Br, ha spiegato il costituzionalista, sono «deprecabili, ma comprensibili e non devono contribuire a derubricare la realizzazione dell'opera a una mera questione di ordine pubblico». In Italia, ha proseguito quindi Rodotà, si dovrebbe «prendere atto di quanto sta avvenendo a livello internazionale e riaprire una riflessione politica più ampia sull'infrastruttura, a maggior ragione in un momento di fibrillazione sociale molto forte». Secondo Rodotà, la mancanza di certezze sullo stanziamento finanziario della Francia è «un sostanziale rinvio della Torino-Lione».
La reazione a caldo di Alfano non poteva che essere allibita: «Se la notizia fosse confermata sarebbe sconvolgente», il suo primo commento garantista: «Mi pare intollerabile che un candidato alla presidenza della Repubblica possa dire questo, mentre i nostri poliziotti sono impegnati a proteggere il cantiere, mentre i lavoranti delle ditte sono lì e rischiano la vita». Poi però ha avvisato: «Mi chiedo se non ci sia da temere per il ritorno dei cattivi maestri. Non possiamo dare un millimetro di vantaggio alle nuove Br. Parole come queste sono gravissime, inquietanti, le condanno duramente e mi auguro che Rodotà le ritiri». In questi momenti le parole «sono come pietre» e non si «possono sbagliare».
Da qui è iniziato il balletto delle repliche con Rodotà. I contenuti nella lettera delle nuove Br, ha risposto l'ex competitor di Napolitano, «sono inaccettabili. Ma trovo - ha aggiunto - anche inaccettabile che venga strumentalizzata dal ministro una dichiarazione che registrava un drammatico dato di realtà, trasformandola in una forma diretta o indiretta di giustificazione di quelle posizioni».
La precisazione nel merito però è contorta: le parole dei due militanti delle nuove brigate rosse «non sono comprensibili nel senso che siano giustificabili in alcun modo - la piroetta di Rodotà -. Significa invece che purtroppo esiste ancora qualche persona che continua a usare un linguaggio pericoloso e inaccettabile».
Al Pdl questa precisazione non basta: «Rodotà non si dedichi a spericolati esercizi sulle nuove brigate rosse - dice Maurizio Gasparri -. Lui, estraneo a violenze, non si proponga come cattivo maestro del nuovo millennio». «Di questi tempi, e con questo clima - commenta severo Franco Maccari, segretario generale del sindacato Coisp della polizia - l'ultima cosa che ci si può permettere sono i giochini di parole». Il capogruppo Pdl alla Camera Renato Brunetta vuole stanare Grillo: «Dica una parola di ripulsa», mentre il governatore del Piemonte Roberto Cota esprime sollievo: «Abbiamo fatto bene a non votare Rodotà presidente della Repubblica».

Commenti

MEFEL68

Dom, 22/09/2013 - 09:17

Rodotà, chi era costui? E' forse colui che deve tutta la sua fama al fatto di essere stato il Garante della privacy? Di quella privacy costantemente violata e garantita stupidamente a parole solo al telefono o su un modulo quando dobbiamo trattare una pratica che ci riguarda? Quando penso che qualcuno l'ha proposto addirittura come Presidente della Repubblica, il mio intelletto va in tilt, perchè, per quanto mi sforzi, non riesco a ricordare quali siano i suoi alti meriti.

Ritratto di Memphis35

Memphis35

Dom, 22/09/2013 - 11:20

Il solito coyote sopravvalutato che ha persino rischiato di finire al Quirinale.E non è neppure approdato alla corte costituzionale.Ma per quello, forse, occorre un curriculum degno della miglior banda bassotti. Con tanto di rapine notturne in banca.