Rubata la reliquia di Wojtyla Caccia a satanisti (e devoti)

Gli inquirenti: "La pista della messa nera o quella del credente esaltato". L'appello del vescovo dell'Aquila: "Vi prego, restituitela"

Come nel film del 2000 di Mazzacurati, La lingua del santo. Antonio (Antonio Albanese) e Willy (Fabrizio Bentivoglio), sono due disgraziati che bene rappresentano l'Italia fallita di oggi. Una coppia di balordi che, tra un furtarello e l'altro, un giorno si trovano casualmente a rubare un'importante reliquia: la lingua di sant'Antonio da Padova. Ne passeranno di tutti i colori. Esattamente lo stesso destino che toccherà all'Antonio e al Willy (ammesso che siano pure loro in due) che sabato notte hanno trafugato dalla chiesetta di San Pietro della Ienca (L'Aquila), non la lingua, bensì il sangue del santo: San Wojtyla; un santo ancora in pectore, visto che la sua canonizzazione avverrà ufficialmente (insieme a quella di Giovanni XXIII) il prossimo 24 aprile.

La reliquia sparita consiste in un pezzettino di stoffa intrisa di sangue risalente al famoso attentato in piazza San Pietro del 13 maggio 1981 al quale il Papa polacco scampò miracolosamente. L'oggetto venne donato tre anni fa dall'ex segretario particolare di Giovanni Paolo II, cardinale Stanislaw Dzuwisz, per testimoniare la presenza spirituale di Wojtyla in uno dei suoi luoghi prediletti, dove si era fermato speso a meditare, su quello spettacolare paesaggio del Gran Sasso che tanto gli ricordava quello delle sue montagne. Ieri nel santuario dov'è avvenuto il furto sacrilego ha portato una parola di conforto il vescovo ausiliario dell'Aquila, monsignor Giovanni D'Ercole, che ha rivolto un appello ai ladri: «Restituite la reliquia il più presto possibile».

«La sottrazione del sacro oggetto, insieme a quella di una croce consacrata, anche se eseguito su commissione, non deve far escludere la pista satanica», sostengono all'associazione San Pietro della Ienca; dello stesso avviso è il comitato di volontariato Osservatorio Antiplagio. Il giorno del furto, infatti, coincide nel calendario satanico con l'inizio del dominio del demone Volac, evocato dal 25 al 29 gennaio, periodo nel quale rientrano anche il ricordo sacrilego e il risvolto satanico dell'olocausto nazista nella Giornata della Memoria, per preparare il capodanno di Satana che si celebra il primo febbraio. Secondo gli adoratori del diavolo - spiega il coordinatore dell'osservatorio Antiplagio, Giovanni Panunzio, insegnate di religione - tale data rappresenta la nascita, le origini: quindi in questa fase dell'anno il sangue e la croce sono oggetti emblematici da profanare, sia per la religione cattolica che per quella ebraica. Il mercato dei simulacri religiosi nelle sette sataniche è particolarmente fiorente e i simboli sacri senza un particolare valore artistico, ma unici, come quelli trafugati a L'Aquila, vengono pagati decine di migliaia di euro. Anche il ricatto e l'eventuale richiesta di un riscatto possono rientrare in quest'ottica criminale. Il furto è stato scoperto - quando si dice la coincidenza - da Franca Corrieri, figlia di Pasquale, fondatore dell'associazione culturale San Pietro della Jenca.

I carabinieri del Comando provinciale dell'Aquila giurano che si tratta di un «furto su commissione». Ma con doppia opzione: messe nere sataniste o gesto sconsiderato da parte di un devoto a Wojtyla che potrebbe aver portato a casa la reliquia perché convinto che il culto «diretto» possa dare maggiori benefici. Ma non mancano altri punti interrogativi. Perché, ad esempio - con la chiesa senza sistemi di allarme e aperta e incustodita nel corso del giorno -, il furto è stato fatto di notte, forzando l'ingresso? Che si tratti di un tentativo di depistaggio tra sacro e profano? Per ora lo sa solo Dio e il beato Wojtyla. In attesa di un'illuminazione dall'altro, l'inchiesta della Procura della Repubblica dell'Aquila è per ora contro ignoti. Si confida in qualche santo in paradiso. Intanto è stato ascoltato il parroco Josè Obama che ha scoperto il furto due giorni fa, dando subito l'allarme.

Tra ombre sataniste e fantasmi di fan dell'imminente santo polacco, non si esclude lo zampino di due balordi che forse, a questo punto, si sono già liberati della reliquia.

I loro nomi? Antonio e Willy. O qualcosa del genere...