Ruta, vita da favola senza tv Ora racconta fiabe ai bambini

C'era una volta un castello grande grande, ma anche piccolo piccolo. Nel maniero viveva una principessa d'orochiomata. Si chiamava Maria Teresa ed era una forbita narratrice. No, no! Questo non è un «C'era una volta». C'è ora, nella Fiaboteca di «Villa Castello Ruta» a Luino, dimora con una torre merlata di dodici metri dove si trova una biblioteca ad altezza di bambino, novanta centimetri, montata su piccole ruote che ogni giorno consentono agli scaffali di comporsi in una forma diversa: a stella, a labirinto, a fiore.
Andersen e Borges alchemicamente in essa si incontrano. Tutti i volumi sono di fiabe e di favole. Se scegli un libro, arriva una principessa che ti porta nelle segrete dell'edificio per stupirti con la storia che le pagine contengono: basta che tu lo voglia. Un pezzetto di Mary Poppins, un pezzetto di Cenerentola e un altro della Bella e la Bestia. È questo ora la star della tv Maria Teresa Ruta che, dopo aver acquistato la casa vicino a Varese, l'ha trasformata in un luogo dove la narrazione si riappropria del suo flauto magico: la voce. «Ho iniziato questa avventura a Pasqua - racconta la Ruta - Bambini, genitori, pupi, nonni sono rimasti incantati. Centinaia di persone alla volta, fino a seicento, e così a partire dalla fine dell'estate ho programmato domeniche e giovedì per continuare un incantesimo, iniziato per scommessa e ora solido quanto un appuntamento desiderato».
Chi ha visto Maria Teresa Ruta per ricevere questa ispirazione? Poteva incontrare solo lui, la leggenda della fiaba ormai: il Piccolo Principe. «Mio nonno Stefano fuggì da Siracusa con una valigia di cartone quando aveva solo quindici anni. Si presentò in aeronautica dicendo che era maggiorenne. Divenne un pilota specializzato in voli di bassa quota. Fu abbattuto cinque volte e fu onorato da lettere d'encomio da parte di personaggi come Italo Balbo». Nel castello Ruta ci sono tutti i cimeli di quell'uomo volodotato che ha sempre ricordato alla nipote Maria Teresa la vita di Antoine de Saint-Exupéry, il pilota scrittore che scomparve in una missione ricognitiva forse per raggiungere l'asteroide B612, da dove veniva il suo mini Napoleone dai riccioli biondi. E così, quando la presentatrice scorse qualche anno fa il maniero di Luino, pensò di trasformarlo in un luogo dove le fiabe riprendessero vita: senza tv, senza radio, senza internet, solo con la voce che dai tempi di Omero - che si sostiene sia stato donna - crea il mito delle gesta che dalla breve vita ascendono alla lunga gloria.
«Ho raccolto qui dentro i miei vecchi libri di bimba e quelli dei miei figli, per aprire le porte una volta alla settimana e diventare una principessa narrante. Una volta ero paradislessica, non riuscivo a mettere insieme la sillaba “ca” con la sillaba “ne”. Sono guarita continuando a leggere. Bambini e genitori di tutte le razze arrivano dentro il castello per scovare il loro libro prediletto. Individuo quello che piace alla maggioranza, porto i miei ascoltatori nelle cantine e inizio a interpretare tutti i personaggi, cambiando voci, suoni, dizioni».
Come va a finire? Spesso con una morale come volevano i poderosi favolisti, da Esopo, Fedro, La Fontaine, Gianni Rodari. La volpe e l'uva, ad esempio. Se siete una volpe non smettete mai di spingervi sempre più in alto per cercare di prendere l'uva. Prima o poi ce la farete. E allora, sia che vi sentiate sempre un Fanciullino come sosteneva Giovanni Pascoli, sia che abbiate voglia di ritornare solo bambini, come voleva il più grande favolista della storia, Gesù - molti racconti di Maria Teresa Ruta hanno anche contenuti religiosi - sia che siate dei piccoli nostalgici dei filò delle nonne, quando si incontravano nelle stalle e si raccontavano storie, storie, storie fino alle stelle, non impeditevi di volare con le fiabe, le sole ali di Icaro che, tanto per chiudere con morale, non si scollarono perché volò troppo vicino al sole, ma perché le piume non erano quelle degli angeli. Sognare. Unico modo per vivere felici e contenti.