Schiaffi al cronista e inchino al mafioso «Cacciate quel prete»

Oppido Mamertina (Reggio Calabria)«Vi invito a prendere a schiaffi il giornalista che è in fondo alla chiesa». A rivolgere lo sconcertante appello ai fedeli che assistevano alla messa è stato don Benedetto Rustico, parroco della chiesa della Madonna delle Grazie di Oppido Mamertina che nel corso dell'omelia celebrata domenica ha invitato i fedeli a farsi giustizia da soli. Tutto nasce dall'episodio del contestato inchino che durante la processione dell'Effige della Vergine delle Grazie è stato fatto al vecchio patriarca della zona, il boss Peppe Mazzagatti. Così il parroco, sentendosi offeso dal clamore creato dalla stampa, riconoscendo in fondo alla chiesa l'inviato del Fatto Quotidiano, ha lanciato la caccia all'uomo.
Sui due casi è intervenuto in maniera decisa il Vescovo della diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, Monsignor Francesco Milito, che «accertata la veridicità dei fatti direttamente dalle fonti di riferimento, civili ed ecclesiali, ha espresso immediata e netta la riprovazione dell'inconsulto e temerario gesto di blasfema devozione che va all'opposto di quella dovuta alla Madre di Dio. Chi è riuscito a compierlo, e a ritentarlo - aggiunge il vescovo in una nota - è chiaramente lontano da ogni pur minimo spirito di fede pura, retta e autentica. Se neanche le parole pronunciate da Papa Francesco qualche settimana fa, con una condanna da tutti comprensibile nella sua incisiva chiarezza, sono riuscite a far da freno, è segno che l'indurimento e l'ottundimento di alcune coscienze sono sotto il livello di guardia».
Lo stesso presule ha fatto sapere che per il parroco di Oppido Mamertina sono in arrivo guai seri, si va dalla sospensione a divinis al trasferimento, passando per il divieto di celebrare i sacramenti. Sull'episodio è intervenuto anche il presidente dei vescovi calabresi Mons. Salvatore Nunnari che intervistato dall'Ansa ha dichiarato: «Dispiace che i preti non abbiano avuto il coraggio non di andare via ma di scappare dalla processione. Quando i carabinieri hanno lasciato, i preti dovevano scappare dalla processione. Di questi segnali abbiamo bisogno». Ma parole forti sono arrivate anche da Monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei che ha dichiarato: «Mi sento tradito. Chi ha fatto chinare quella statua ha commesso un doppio peccato», e poi «quello non era neanche un inchino, era una sottomissione». Poi l'appello all'unità: «La malavita non si vince puntando il dito su questo e su quell'altro se ci fa o meno comodo. Io non accetto quello che ormai fanno i professionisti dell'antimafia, dobbiamo metterci insieme perché separati purtroppo perdiamo tutti». Intanto la Dda di Reggio Calabria ha avviato un'indagine su quanto accaduto a Oppido Mamertina, e il procuratore aggiunto Nicola Gratteri, da sempre impegnato in prima linea contro la 'ndrangheta, aveva dato del bugiardo al ministro dell'Interno Angelino Alfano: «Ci ha detto che avrebbe portato 800 uomini, ne sono arrivati una ottantina». Così con questi pochi uomini e mezzi è difficile combattere la guerra della 'ndrangheta. Anche il sindaco di Oppido Mamertina ha virato completamente la sua versione: «Qualora dovessero emergere reati a carico di terze persone - ha detto ieri - reati da cui si evince che il significato del gesto reiterato nel corso degli anni era rendere riverenza alla criminalità organizzata, noi ci costituiremo parte civile». Mentre il prete sotto accusa dice che vorrebbe cancellare gli ultimi eventi, tentando una strenua difesa, la figlia del boss Mazzaggatti dice: «Ma quale 'ndrangheta. È tutta una montatura».