Scopelliti pronto a lasciare ma non subito Ed è rebus sulla data delle nuove elezioni

CatanzaroPeggio d'un terremoto. La sentenza del tribunale di Reggio Calabria ha aperto profonde crepe nel sistema politico ed istituzionale calabrese, lambendo i palazzi romani: i 6 anni di reclusione inflitti al governatore Giuseppe Scopelliti, conditi con l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, hanno scatenato il caos. Schiudendo all'orizzonte scenari difficili anche solo da immaginare fino a pochi giorni fa.
Il più dirompente l'ha reso concreto lo stesso Scopelliti, che ieri, aprendo il vertice di maggioranza convocato a Catanzaro all'indomani del verdetto sul caso Fallara, ha fatto saltare il banco, annunciando le sue dimissioni. «È l'unica strada possibile», ha spiegato ai suoi, sfidando il Pd che cinque minuti dopo la lettura del dispositivo di condanna già confessava alle agenzie di stampa l'irrefrenabile voglia di urne. E proprio ai fratelli-coltelli del centrosinistra, avversari in terra calabra ma alleati sulle sponde del Tevere, il governatore, coordinatore nazionale dei circoli Ncd, ha riservato l'affondo più pesante: «Non gioiscano rispetto a queste sentenze, perché non vince la politica». Il resto, tra le proteste dell'Anm, è stato tutto per la magistratura e per una decisione giudiziaria «clamorosa, un messaggio inquietante per chiunque rivesta una carica istituzionale».
Tra le fila del centrodestra in molti hanno cercato di arginare il fiume in piena. Anche tra gli alfaniani. «La legislatura va completata, con una serie di riforme da realizzare», spiegava ad esempio il senatore Tonino Gentile, coordinatore calabrese del partito, auspicando il verificarsi della condizione negata dal Parlamento a Silvio Berlusconi: «Le leggi vanno osservate, ma la Severino deve passare al vaglio della Corte costituzionale». Non è bastato a contenere l'ira dello Scopelliti furioso. Fermo sulla linea del passo indietro, consapevole della ristrettezza degli spazi di manovra: rimanere in plancia di comando per allontanare lo spettro del ritorno anticipato ai seggi significherebbe, alla luce della legge Severino, incappare nella sospensione dall'incarico e cedere la guida dell'esecutivo ad un vicepresidente da nominare ex novo, visto che l'attuale numero due, Antonella Stasi, è un'esterna. Al contrario, se le dimissioni (finora solo annunciate) dovessero essere effettivamente protocollate, si andrebbe al voto. E qui il caos si trasformerebbe in rebus di date: il Consiglio regionale ha bisogno di tempo per condurre in porto la riforma della legge elettorale e dello Statuto. Per gli ottimisti giugno potrebbe essere il mese buono per ridare la parola agli elettori, i realisti guardano a settembre. O all'abbinata con le elezioni nell'ancora commissariata città di Reggio Calabria.
Un guazzabuglio. Non a caso il centrodestra avrebbe chiesto al governatore almeno una settimana di paziente attesa per pianificare la tattica di una partita che s'incrocia con le Europee (per le quali Scopelliti resta in corsa, nonostante le smentite) e che avrà come arbitro il Viminale ed il ministro Angelino Alfano, nume tutelare del governatore defenestrato, che stavolta potrebbe trovarsi nella condizione di non poter far molto per il proprio pupillo. «È ormai ufficiale che si voterà pure in Calabria. Non credo sarà il 25 maggio, ma è normale che si voti anche lì», ha mandato a dire intervenendo ai lavori della direzione del Pd il premier Matteo Renzi.
Game over: per Roma e per il governo il caso è già chiuso.