Tra scopiazzature e banalità i saggi scoprono l'acqua calda

RomaE il Colle partorì il topolino. L'espediente dei «saggi» per traghettare la legislatura fino al nuovo presidente della Repubblica e al nuovo governo (Onida alla Zanzara: «Siamo inutili, serviamo per coprire la fase di stallo»), ha prodotto la sua «Agenda possibile» per risolvere i molti mali nazionali. Una summa di proposte già tentate ma arenate, vecchie bandiere sempreverdi, ottimi propositi sempre finiti nel nulla. Al déjà vu si somma il giallo di una scopiazzatura possibile. «Da tempo la famiglia italiana svolge una faticosa funzione di supplenza - si legge nel capitolo 3 della relazione dei saggi - e il lavoro di cura grava soprattutto sulle donne». Quasi identico al capitolo sulla famiglia contenuto nella relazione delle Cooperative italiane (le coop bianche) da poco pubblicato: «Da tempo la famiglia italiana svolge una faticosa funzione di supplenza, e il sacrificio più grande grava ancora oggi quasi sempre e solo sulle donne». Poco dopo, nel documento dei saggi del Quirinale, si legge che «il settore dell'assistenza domiciliare, in particolare, rimane un settore non coordinato col sistema integrato dei servizi, con la rete di welfare locale e comunitario, ed è caratterizzato da una scarsa qualificazione e un'alta discontinuità dell'assistenza», stesso identico periodo che si trova nella relazione dell'Alleanza delle cooperative italiane (Confcooperative, LegaCoopSociali, Agci). Possibile che i saggi copino? Sarà certamente un caso.
Torniamo alle proposte degli esperti chiamati da Napolitano. Un catalogo di problemi noti. «Si pone perciò il problema di prevenire il conflitto tra interessi privati e interesse pubblico da parte di coloro che sono chiamati a perseguire quest'ultimo». La soluzione individuata dagli esperti è «una legge sulla materia», condivisa dai partiti. Servivano dei saggi? Poi c'è il problema, in Italia, delle lobby, che frenano la concorrenza. Qui i dieci saggi suggeriscono più «trasparenza per non diventare un mezzo per alterare la concorrenza o per condizionare indebitamente le decisioni». Poi c'è il lavoro: «La principale emergenza che ci troviamo oggi ad affrontare è quella del lavoro e della conseguente crescita della povertà». La «via maestra» scoperta dai saggi, per contrastare la disoccupazione, è lo «sviluppo economico equo e sostenibile». La riduzione del numero dei parlamentari, c'è anche quello tra i suggerimenti (già visti) dei saggi, così la revisione del Patto di stabilità (punto comune a Pd, Pdl e Lega), o il superamento del Porcellum, annosa questione. «Si potrebbe prevedere un sistema misto (in parte proporzionale e in parte maggioritario), un alto sbarramento, un ragionevole premio di governabilita». Altre rifritture sulla giustizia («gli obiettivi riguardano principalmente il rispetto effettivo di tempi ragionevoli dei processi»), un uso più moderato delle intercettazioni («Occorre inoltre porre limiti alla loro divulgazione perché non leda i diritti fondamentali della persona»). Unica sorpresa, al di là del generale effetto «copritevi d'inverno e bevete molto d'estate», riguarda i soldi ai partiti. «Il finanziamento pubblico costituisce un fattore ineliminabile per la correttezza della competizione democratica e per evitare che le ricchezze private possano condizionare impropriamente l'attività politica» scrivono. Cozzando contro un altro consiglio dei saggi: «Evitare di ripristinare la norma abrogata col referendum e comunque di aggirare il risultato referendario». Cioè esattamente quel che è successo col referendum che nel '93 abolì il finanziamento ai partiti.