Se basta l'esame del sangue a stanare il cancro ai polmoni

Il tumore ai polmoni farà meno paura. Fino ad ora, infatti, ci si accorgeva di essere «spacciati» quando c'era poco o nulla da fare (8 volte su 10). Ora si volta pagina in fatto di diagnosi precoce. Un semplice prelievo del sangue potrà «stanare» le tracce tumorali iniziali con un anticipo di ben due anni rispetto a quanto riesce a rilevare una Tac spirale. Tempo preziosissimo per garantire una buona speranza di vita e di guarigione a chi scopre di essere colpito da una patologia che spesso non perdona. Ma c'è di più.
Mentre l'attuale esame radiologico, ormai di routine per i grandi fumatori, rileva i noduli al polmone ma non segnala quelli buoni da quelli cattivi, il test del sangue distingue con precisione la natura dei noduli, cioè se sono benigni o maligni. Questa, detta in due parole, è la sostanza di un traguardo scientifico dirompente. E bisogna dire grazie al team dell'Istituto Nazionale dei Tumori (Int) di Milano che hanno già raccolto elogi a San Diego, durante la conferenza dell'Associazione Americana per la Ricerca sul Cancro (Aacr) e dell'Associazione Internazionale per lo Studio del Tumore al Polmone (Ialsc). Non solo, lo studio è stato divulgato dalla prestigiosa rivista scientifica Journal of Clinical Oncology che ha accompagnato la ricerca pubblicata da un editoriale che ne illustra la rilevanza clinica. Infatti, per la prima volta il test è stato sperimentato su un ampio campione di volontari che si sono prestati a verificare la valenza della nuova scoperta. Lo studio ha infatti analizzato 939 forti fumatori, misurando un parametro chiamato «microRNA circolanti nel sangue».
I forti fumatori erano mischiati: la maggior parte non presentavano la malattia (870 individui), altri avevano già un tumore al polmone (69 individui). Il test effettuato sul campione ha dimostrato una sensibilità dell'87% nell'identificare il nodulo cattivo. Inoltre, ha ridotto dell'80% il numero dei falsi positivi individuati dalla Tac spirale che aveva segnalato noduli sospetti in forti fumatori non malati di cancro polmonare. Attualmente, infatti, il 96% dei noduli che vengono rilevati dalla Tac, dopo altri accertamenti, non sono tumorali. Ma a questo risultato si arriva dopo tempi di attesa lunghi, spaventi pazzeschi e stress da togliere il fiato. Per esempio, se ad un tabagista che fuma 20 sigarette al giorno da trent'anni diagnosticano una macchia al polmone, ovviamente, perde dieci anni di vita nell'attesa di una risposta certa. E nel frattempo, non dorme, fuma di più per lo stress, vive attese snervanti e si sottopone a radiazioni ripetute a breve distanza, a esami invasivi e molto costosi come biopsie o asportazioni di noduli di dubbia natura. Invece, dopo la fine della sperimentazione, tutto questo calvario sparirà. E Ugo Pastorino, direttore dell'Unità Operativa di Chirurgica Toracica, ammette che il test «porterebbe alla riduzione dei conseguenti costi e rischi associati con le ripetute indagini radiologiche o con l'uso di altre metodologie diagnostiche invasive per il paziente». La valenza scientifica ella ricerca, dunque, non si discute. Ora bisogna passare alla sperimentazione clinica e a combinare l'esame del sangue con la Tac spirale per definire una prognosi con molto anticipo rispetto al decorso della malattia. Ma c'è chi non vuole perdere tempo e denaro. E la Gensignia Ltd, società londinese privata per lo sviluppo di test diagnostici molecolari, vuole lanciare il test negli Stati Uniti già nel 2014. Del resto l'interesse per questo metodo che accelera la diagnosi è planetaria.
Il tumore al polmone è la neoplasia maligna più frequente al mondo. Ogni anno circa 900mila persone si ammalano e 800mila muoiono tra persone che mediamente hanno più di 70 anni. Negli Usa è la causa del maggior numero di morti sia tra gli uomini sia tra le donne, mentre nella Ue un maschio su tre o una donna su dieci muore di cancro al polmone. In Italia, invece, si contano invece 38mila nuove diagnosi ogni anno e il carcinoma polmonare è il secondo tumore più frequente negli uomini, dopo quello alla prostata, e nelle donne, dopo quello al seno, dovuto nel 90 per cento dei casi al fumo attivo o passivo. È la forma di cancro più letale perché viene tuttora scoperta in circa 8 malati su 10 quando è ormai in fase avanzata, inoperabile e le possibilità di guarigione sono minime.