Se i politici decidono pure che cosa dobbiamo bere

Tra Roma e Bruxelles è in atto la battaglia per aumentare la percentuale di frutta nelle bibite. Per i burocrati, siamo così stupidi da non riconoscere una spremuta...

Sembra quasi una presa in giro, un po' come la celebre direttiva europea sulla curvatura delle banane: una cosa tragicamente vera, che nel 1994 stabilì tra le altre cose che tale frutto deve avere un diametro di almeno 27 millimetri. Ebbene, c'è una fetta significativa della classe politica italiana che sembra voler rinverdire quei fasti e così oggi è schierata sulla trincea dell'innalzamento del succo di frutta minimo nei soft drink. Attualmente è solo al 12% e si vuole che arrivi al 20%. Attenzione: non al 18% e neppure al 30%, perché nel primo caso sarebbe troppo poco e nell'altro troppo...

Le aziende chiudono per una tassazione da rapina e una regolazione asfissiante? Le aree più produttive sono boccheggianti e dunque c'è chi predispone referendum autoconvocati? I giovani hanno sempre meno prospettive e pensano a emigrare? Poco conta, tutto questo, per i nostri politici. Ciò che davvero li ossessiona è il progetto di incrementare dell'8% il succo di frutta presente in aranciata, limonata e altre bevande. E questo perché ritengono che la gente sia fondamentalmente stupida, perfino più di loro, e compri una bibita al vago sapore d'arancia persuasa di avere acquistato una spremuta.

Un simile paternalismo fa sorridere e ispira fatalmente ogni genere di ironia, ma le cose sono assai più serie. Questa battaglia viene giustificata invocando il benessere dei bambini e la lotta alle feroci multinazionali, che ci vogliono centellinare questo o quel prezioso succo. Nei fatti, però, sono in gioco interessi ben precisi. Tra le aziende che realizzano i prodotti e i consumatori che liberamente li acquistano si inseriscono, infatti, lobby in rappresentanza di produttori. In questo caso si tratta di aziende agricole localizzate nelle aree di produzione degli agrumi che, di tutta evidenza, non amano stare sul mercato competitivo e quindi hanno bisogno di usare la regolazione per obbligare questo o quel produttore di bibite ad acquistare una quantità maggiore di arance o limoni.

Nelle scorse ore un emendamento non è stato approvato a Roma nei lavori di una commissione parlamentare, ma la partita si sposterà a Bruxelles, dove gli esperti in curvatura delle banane ci spiegheranno che una spuma al gusto d'arancia deve avere almeno il 20% del succo. Burocrati e politici non sanno, o fingono di non sapere, che in un'economia di mercato le imprese fanno tutto il possibile per trovare il migliore equilibrio tra costo e qualità, in modo tale da soddisfare i consumatori. E ignorano che l'unico effetto di quella disposizione illiberale consisterà nel mettere fuori mercato talune bibite (quelle al 12%: alcune delle quali hanno nomi assai noti) e il lavoro che è stato necessario per elaborarle.
Con argomenti assai solidi era già intervenuto sulla questione uno studio di Luigi Ceffalo realizzato per l'Istituto Bruno Leoni, in cui si evidenziavano le pretestuose ragioni sanitarie, le reali motivazioni economiche (sostanzialmente parassitarie) e le serie conseguenze in tema di libertà e responsabilità. Il paternalismo è sempre paradossale, ma lo è ancor di più quando si è in presenza di una classe politica tanto screditata. È penoso che adulti vengano trattati da bambini da parte di altri adulti, ma questo è particolarmente grave se si considera che quanti vorrebbero educarci sono i nostri ben noti governanti.

Qualcuno faccia capire loro che siamo capaci di comprare le banane che più ci aggradano e le bibite che ci piacciono di più.

Commenti

buri

Lun, 31/03/2014 - 08:50

o cambia Bruxelles o scappiamo in fretta, stanchi di andare a comprare la frutta e la verdura col centimetro e il compasso, di vederci propinare il cioccolato senza burro di cacao per aumentare gli utili delle multinazionali e tante altre stupidaggini made in eu

Mechwarrior

Lun, 31/03/2014 - 09:44

Certo, fanno bene! il popolo bue non capisce una fava e solo loro che sono "illuminati" sanno cosa vada bene e cosa non per il gregge o meglio la mandria.

canaletto

Lun, 31/03/2014 - 09:47

Basta UE, basta Schenghen, BASTA EURO. Torniamo ad essere italiani e solo italiani e fare quello che vogliamo, non quello che ci viene imposto. Oltre al caso banane, vi è anche il caso carciofi, che la UE ha detto che non possono avere il gambo piu' lungo di non mi ricordo quanto oppure il divieto di trasportare vino in damigiane superiori ai 50 litri..... tutte stronzate

DoUtDes

Lun, 31/03/2014 - 09:59

Sarebbe sufficiente una normativa che liberalizza totalmente il contenuto delle bibite ma allo stesso tempo impone che l'80 per cento dell'etichetta sia occupato da una descrizione veramente chiara del contenuto. Con l'indicazione dei mg per ciascun additivo alimentare utilizzato accanto all'indicazione per ciascuno di essi della Dose Giornaliera Accettabile.

pietrom

Lun, 31/03/2014 - 10:13

Sarebbe il caso di far presente che la percentuale di frutta in una bibita in lattina non ha assolutamente alcuna rilevanza dal punto di vista nutritivo. Che ce ne sia il 5% o il 100%, la bevanda equivale ad acqua e zucchero. Di vitamine non c'e' nemmeno l'ombra, in quanto queste hanno vita breve e quindi si trovano solo nella frutta fresca.

pietrom

Lun, 31/03/2014 - 10:13

Ci sono produttori di due tipi: quelli che decidono in proprio la percentuale di frutta da utilizzare, e quelli che mettono sempre il minimo consentito dalla legge. Ad esempio, la piu' famosa marca di aranciate in lattina, in Italia mette il 12%, in Inghilterra il 5%. La legge non dovrebbe imporre gli ingredienti, ma dovrebbe costringere a scrivere la percentuale dell'ingrediente principale con caratteri di dimensioni pari a quelle del nome del prodotto.

Raoul Pontalti

Lun, 31/03/2014 - 10:38

Sulla questione del cioccolato a suo tempo si era sostenuto, e giustamente, il contrario, ossia che ammettere l'uso di "sostanze vegetali" diverse dal burro di cacao lasciando il nome cioccolato al prodotto (anziché definirlo "surrogato") era addirittura un'infamia oltre che un danno per il "made in Italy". Personalmente vado al sodo e ritengo sbagliata la decisione UE sul cioccolato e corretta invece questa sulle bibite e non tanto per la tutela dei produttori di agrumi ma proprio dei consumatori. Sulla tutela che voi fate dei produttori di bevande che degli agrumi hanno solo il disegno sulla confezione rilevo che moralmente ha lo stesso significato della tutela degli ingegnosissimi pacchi che confezionano spesso a Napoli...Ogni scusa è buona per dare in testa all'Europa, anche quando invece ci garantisce come consumatori. Se non ci fosse la normativa europea molti cittadini e non solo italiani si mangerebbero la carne bovina agli ormoni, quella suina con gli antibiotici, etc..Sono discutibili talune scelte europee (oltre a quella sul cioccolato anche quella sul vino senza uva ad es.) ma offrono il vantaggio, valendo per tutti i paesi membri, di garantire un minimo di qualità comune e, ciò che importa ai produttori, un mercato più vasto. A quelli del "torniamo italiani": ma non dobbiamo invece tornare veneti, lombardi o tutt'al più padani? Per far dispetto all'Europa dobbiamo farci italiani, per far dispetto all'Italia dobbiamo tornare agli staterelli preunitari e per far dispetto alla moglie...? Beh, io non sono dispettoso, mi tengo gli zebedei, il passaporto italiano e la cittadinanza europea.

Raoul Pontalti

Lun, 31/03/2014 - 11:11

Errata corrige: l'iniziativa non era europea bensì italiana e discussa nell'ambito della cd legge comunitaria. Da anni Coldiretti cerca di farla passare e sembra non esservi riuscita neanche questa volta.

Ritratto di Transformer

Transformer

Lun, 31/03/2014 - 11:37

L'europa deve tutelare la sicurezza e la trasparenza. Deve consentire di chiamare "Aranciata" qualsiasi bevanda sappia d'arancia che non sia tossica, e deve obbligare a stampare la composizione a caratteri abbastanza grandi che siano leggibili da un adulto nelle condizioni della vista nelle quali gli è consentito di guidare un auto. A me non interessa quale percentuale di frutta ci sia, ma voglio leggerlo senza dovere ricorrere a lenti d'ingrandimento. La vera truffa è permettere etichette illeggibili.

mattb51

Lun, 31/03/2014 - 11:48

Cari Italioti e' inutile protestare e piangere è colpa nostra parliamo parliamo ci arrabiamo ma siamo solo dei PECORONI percio' abbiamo quello che ci meritiamo

RobiRoma

Lun, 31/03/2014 - 12:35

Allora capiamoci che non siamo più in DEMOCRAZIA: niente sale nel pane e nei salumi, niente zuccheri nelle merendine e biscotti,e ora ci tolgono pure le aranciate e le limonate (perchè chiariamoci: se passa una limonata o una cedrata al 20% con la stessa quantità di zucchero che c'è adesso: SE LA BEVONO LORO!!!). E allora ditelo che volete tornare al periodo pre-industriale? Ma veramente pensano che noi Italiani siamo così imbecilli che - anche se non leggiamo l'etichetta - non sappiamo la differenza tra l'aranciata e la spremuta di arancia o il succo di arancia? Ma quanto miopi e/o viziosi sono questi nostri parlamentari: chi sono loro per stabilire se sono più importanti gli agricoltori o gli operai? Perchè quando si parla di multinazionali si parla di operai italiani che lavorano per queste "CATTIVONE"? Ora basta Europa o non Europa qui non facilitiamo nessuno!!! Solo qualche politicante da strapazzo che neanche si è informato sul danno che arrecherebbe: io probabile al supermercato troverei la stessa bevanda però imbottigliata in Croazia, in Francia oppure in Germania ma l'operaio italiano non avrebbe più il suo posto di lavoro. Li voglio fuori! Voglio essere tutelata come italiana e non più come appartenente alla categoria di turno: oggi difendo te, domani lui!

Ritratto di hellmanta

hellmanta

Lun, 31/03/2014 - 13:15

qui in Veneto ci siamo già adeguati e beviamo solo vino, con una percentuale di circa l'80% di succo d'uva fermentato