Se la Mercedes riscopre i «nonnetti»

Poi gli esperti di sistemi produttivi e di valorizzazione, come usa dire, delle risorse umane spiegheranno come mai in Germania siano richiamati in servizio gli anziani. Io che non sono esperto, e che sono più che anziano, mi limito a registrare con legittimo compiacimento questa novità. Una smentita, sia pure piccola piccola, alle parole d'ordine sull'esigenza di far largo ai giovani, di immettere forze fresche in modernissimi ingranaggi industriali. Pare che servano esperienze e conoscenze piuttosto datate. Non sono sicuro che Matteo Renzi, in tante e forse troppe faccende affaccendato, avrà tempo per meditare su un ritorno al passato magari timido ma significativo. Se ne rallegrerà senza dubbio Silvio Berlusconi che nel club dei seniores s'è da tempo accomodato, e farà addirittura festa Ciriaco De Mita, protagonista della belle époque democristiana. Gelerà un po' l'entusiasmo dei nostri matusa il fatto (...)

(...) che l'ardito capovolgimento dei luoghi comuni sulla terza età venga dalla solita Germania. Che non smette di farci rabbia e di farci invidia. Non s'accontenta di primeggiare nei dati economici e nelle decisioni di Bruxelles, vuol farla da padrona anche sulle panchine dei parchi arruolandovi e rimettendo all'opera chi ormai s'era rassegnato a prendervi stabile dimora. Per verità l'Italia, che ha confermato al Quirinale il riluttante Giorgio Napolitano, non teme lezioni quanto ai ripescaggi. Che da noi riguardano spesso i politici, in Germania riguardano i tecnici di valore. Un esercito di stagionata ma alta sofisticazione industriale al quale noi opponiamo, insieme ai nostri bravissimi tecnici, un esercito di laureati in Legge e in Scienze politiche.
In Germania dunque, e nel gigante dell'industria Daimler che include la Mercedes, è stata avviata l'operazione Space Cowboys. Che si richiama alla trama d'un film americano del 2000 nel quale un gruppo di astronauti passati alla pensione viene richiamato in servizio. Wikfried Porth, capo del personale nella centrale Daimler di Stoccarda, ha fatto sapere d'avere reimpiegato già cento lavoratori messi a riposo, e d'avere una lista di 390 aspiranti al recupero. Daimler non è primatista in questo colpo d'audacia, l'hanno preceduta Bosch (tecnologia) e Otto Group, vendite per corrispondenza. Ma la consacrazione del potentissimo marchio Daimler - ossia Mercedes - gli dà grande prestigio.
Per mano tedesca e con l'immancabile battesimo americano - «Space Cowboys» è un nome azzeccato ma non proprio nibelungico - la nostalgia del passato prende le mosse. Il più anziano tra i ripescati è settantacinquenne. Qualche decennio fa questa età sarebbe stata ritenuta molto avanzata: furono espressi timori sulla rielezione di Ronald Reagan alla presidenza degli Stati Uniti perché nel secondo mandato avrebbe superato appunto i 75 anni, discrimine tra i «giovani vecchi» e i «vecchi vecchi». Ma ormai si diventa vecchi vecchi ben oltre.
Quello della Daimler non è un capovolgimento, è una correzione. Da noi, quando si discute di posti di lavoro per gli anziani, l'idea prevalente è quella di ritardare il pensionamento, quali che siano le capacità di chi resta in servizio. Il «largo ai vecchi» della Daimler è selettivo, vuole sfruttare la miniera non utilizzata di capacità che gli anziani costituiscono ma non appesantire i carichi pensionistici, né stipendiare chi è ormai incapace di svolgere bene le sue mansioni. Non un generico «largo ai vecchi» - equivoco come certi «largo ai giovani» - ma un largo ai vecchi che molto sanno e che possono essere preziosi.

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