Spesa impazzita per i farmaci Al Sud è il doppio del Nord

Ingordi, spreconi, farmacodipendenti e molto depressi. Sono a tinte fosche i tratti dell'italiano medio fotografati dall'Osservatorio sull'impiego dei medicinali (OsMed) dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa). In Italia compriamo ancora troppe pillole, le usiamo male e ne buttiamo una caterva. E mentre la spesa sanitaria nazionale strozza i conti pubblici, un terzo dei farmaci acquistati finisce nella spazzatura. C'è di buono che non tutti gli italiani sono uguali dinnanzi alle medicine.
Gli abitanti di Bolzano, per esempio, sono attenti e morigerati (743 confezioni ogni mille abitanti), così come a Trento e in Liguria. In Sicilia invece il consumo di farmaci passati dalla mutua (cioè in regime di assistenza convenzionata) schizza a 1.110 dosi per mille abitanti: la spesa pro capite per medicine è l'85% più alta che a Bolzano. Ma questo significa che i siciliani sono più malati che nelle altre regioni e per questo hanno bisogno di acquistare più farmaci? No, non è così. Basta vedere che negli ospedali succede esattamente il contrario: in Lombardia c'è la spesa per farmaci più alta, in Sicilia tra quelle più basse.
La differenza è legata solo alle cattive abitudini, a cominciare dallo spreco dei medicinali. Ma in Sicilia, per esempio, la gente preferisce curarsi a casa perché le strutture sanitarie si avvertono poco ospitali. C'è diffidenza, timore e a volte paura a causa della mancanza di professionalità di pochi e dei molteplici errori sanitari che si contano spesso nel Sud.
A questo si deve aggiungere la mano larga dei medici che prescrivono scatole in abbondanza a pazienti che godono della totale o parziale esenzione. Insomma, una scatola in più non si nega a nessuno (tanto non pagano di tasca loro). E questa cattiva usanza accomuna la Sicilia alla Puglia, al Lazio, alla Sardegna: tutte regioni in cui lo spreco dei soldi pubblici è palpabile e salta all'occhio dai numeri. Inoltre, ogni area geografica ha le sue patologie preferite. Gli antidiabetici e gli antiulcera vanno a ruba in Sicilia, Campania e Calabria. Gli ipertensivi in Umbria e Lazio, gli antibiotici sono amatissimi in Campania dove se ne fa un uso smodato così pure in Puglia. Capitolo a parte sono gli antidepressivi che dilagano in Toscana, Liguria, Umbria e pure Bolzano. Ma gli psicofarmaci sono sempre più presenti (+4,5% rispetto al 2004) in ogni armadietto dei medicinali che si rispetti. Le donne, dopo i 35 anni, ne diventano quasi dipendenti e le masticano come noccioline. Un fenomeno che allarma anche il direttore Generale dell'Aifa, Luca Pani.
«Alcuni studi – spiega - indicano che nel 2020 la depressione, dopo le malattie cardiovascolari, sarà la patologia responsabile della perdita del più elevato numero di anni di vita attiva e in buona salute. Nell'ultimo decennio il consumo di antidepressivi è cresciuto in maniera drammatica». Anche tra gli anziani gli psicofarmaci dilagano ma, d'altra parte, sono loro i più grandi consumatori di farmaci in Italia: un paziente over 74 consuma farmaci 22 volte più della media, e spende 8 volte di più. In media, invece, ogni cittadino inghiotte 30 confezioni di medicinali all'anno e l'anno scorso sono state acquistate in farmacia oltre 1,8miliardi di scatolette spesso pagate dal Ssn. I farmaci con ricetta medica di Fascia C, invece, grazie anche alla crisi economica, hanno subito una battuta d'arresto (-6,5%). E questa contrazione ha trascinato in giù la spesa sostenuta dai cittadini per l'acquisto di farmaci, con una diminuzione dell'1,5% nel 2012 rispetto al 2011. In calo di oltre sei punti pure il consumo di antibiotici. Nel 2012, in regime di assistenza convenzionata, sono state usate 21,1 dosi giornaliere di antibiotici ogni mille abitanti. Ma i nostalgici della pastiglietta magica usata anche per i raffreddori resistono soprattutto in Campania dove si contano ancora a 31 dosi giornaliere, 27 in Puglia e 26,6 in Calabria.

Commenti

Tom Hagen

Mer, 25/09/2013 - 10:02

Un bel magnamagna, fatto di connivenze tra medici di base e rappresentanti di medicinali. Gli strumenti ci sono, basterebbe chiedere giustificazioni a quei medici che si allontanano dalla media nazionale, e ai pazienti che superano i quantitativi ingeribili e mandare qualche finanziere in più nelle farmacie. Eppure si torna sempre al punto: mancando il senso dello Stato, del bene comune che è di tutti e va rispettato, tutto si sfascia. Insegnare a scuola che lo spreco è disonestà non farebbe male