Il suicidio uccide più soldati dei talebani

Inchiesta Bbc Al fronte sono morti in 44. Ben 50 militari inglesi reduci dall'Afghanistan si sono tolti la vita nel 2012

Soldati italiani dell'ISAF in Afghanistan

Londra - Il luogotenente Dan Collins era ritornato dall'Afghanistan nel 2009 dopo essere sopravvissuto a due attacchi mortali nella provincia di Hellmand dov'era distaccato. Al ritorno a casa gli era stata diagnosticata una grave sindrome post-traumatica e aveva subito dieci mesi di cure intermittenti, ma poi era stato dichiarato guarito e pronto a tornare in servizio. Ha scelto di farla finita la vigilia dell'ultimo dell'anno del 2011. Quando si è impiccato aveva 29 anni. La sua è una delle tante storie che il settimanale d'inchiesta della Bbc racconterà questa sera in una puntata dedicata ai soldati inglesi tornati dall'Afghanistan che si sono suicidati.

Secondo i dati raccolti dalla Bbc il loro numero nel 2012 ha superato quello dei soldati morti combattendo contro i Talebani. Sono infatti 21 i soldati in servizio che si sono tolti la vita che si aggiungono ai 29 veterani suicidatisi. Gli uomini deceduti in Afghanistan sono 44, di cui 40 morti in azione. In fondo, dicono alcune delle loro mamme, sono tutti e quanti vittime di guerra. La Bbc ha ottenuto i dati sui 21 soldati suicidi dopo aver presentato una richiesta al Ministero della Difesa. Sugli altri 29 veterani ha invece investigato in modo indipendente perché il governo britannico, cosí come quello americano non tiene il conto del numero dei suicidi tra gli ex soldati. Cosí è più facile spiegare che la percentuale di suicidi dovuti a disordine post-traumatico è piú bassa tra i soldati che tra i civili.

Eppure è un dato oggettivo, fornito dallo stesso ministero, che il numero è più che raddoppiato in questi ultimi tre anni e di questo il Governo britannico è chiamato a tener conto. Lo affermano i parenti degli sfortunati militari, ma lo sostengono anche gli esperti medici e alcuni ex membri delle Forze Armate. La psicologa Claudia Herbert ha spiegato che la sindrome da stress post-traumatico è la «risposta naturale del corpo ad eventi come la guerra», ma non conduce automaticamente al suicidio se viene monitorato in maniera attenta. Nessuno può sapere quanti dei soldati che si sono tolti la vita nel 2012 soffrivano ancora di questa sindrome perché le cause di un suicidio sono molto complesse.

«La realtà suggerisce però che esiste più di un problema che il nostro governo e il ministero della Difesa devono cominciare ad ammettere e ad affrontare» ha dichiarato il Colonnello Stuart Tootal, un ex comandante dei Parà.

Alla Bbc il ministero ha risposto di non essere pronto a discutere dei singoli casi di suicidio ma ha stanziato 7 milioni e mezzo di sterline per garantire un più ampio programma di supporto psicologico per chiunque ne abbia bisogno. Dal 2001 sono 134.748 i soldati mandati in Afghanistan. I nomi dei soldati morti in ogni conflitto dalla Seconda Guerra Mondiale in poi sono iscritti sul muro del National Memorial Arboretum nello Staffordshire, compresi quelli dei soldati che si sono uccisi in Afghanistan.

Soltanto quelli dei militari suicidatisi una volta tornati in patria non sono ammessi. Così quello del soldato Collins su quel muro non c'è. Eppure lui, quando si è impiccato sulle colline dietro casa, si sentiva ancora in guerra.

Commenti

franco@Trier -DE

Lun, 15/07/2013 - 12:13

a casa dovete tornare.

Sapere Aude

Lun, 15/07/2013 - 14:46

Si offrono volontari più per denaro che per convinzione ideologica, senza rendersi conto che la guerra è soprattutto dolore, sangue e paura. Partono già con l'animo dello sconfitti, sperando solo che gli vada bene. Tornati in patria, iniziano gli incubi e chi non ce la fa si toglie la vita. Il mondo occidentale non ha ancora capito che l'animus pugnandi non si nutre di denaro ma di ideali, ai quali abbiamo oramai rinunciato da tempo. Non facciamo più paura a nessuno!

caronte37

Mar, 16/07/2013 - 07:46

Questa è la dimostrazione che un soldato deve essere portato a fare il mestiere delle armi, e per saperlo occorre sottoporlo a test ed addestramento. Arruolare, pagare per un certo periodo ed inviare un giovane nella ''merda'' di una guerra porterà inevitabilmente a queste tragedie.