Un'impresa su tre in rovina per colpa dello Stato debitore

RomaL'Europa mette l'Italia sul banco degli accusati per i continui ritardi nei pagamenti dei debiti alle imprese da parte della Pubblica amministrazione. Il vicepresidente della Commissione Ue Antonio Tajani, responsabile della politica industriale, annuncia che nei confronti del nostro Paese si è aperta ufficialmente la procedura di infrazione per il mancato rispetto della direttiva europea che impone a Stato ed enti locali di pagare le fatture entro 30 giorni, oppure 60 giorni in alcuni casi specifici, ad esempio nel settore della sanità. Il governo ha cinque settimane di tempo per dimostrare che le violazioni non si sono verificate. Ma l'impresa è impossibile: nel 2013 i tempi medi di pagamento sono risultati di circa 6-7 mesi. E anche sul fronte corruzione non arrivano buone notizie: secondo l'Ue vale 120 miliardi, di cui la metà è concentrata solo in Italia.
I rapporti presentati alla Commissione Ue dagli advisor (la Confartigianato per le piccole imprese, l'Associazione costruttori e l'Assobiomedica) non lasciano spazio a dubbi. La Pubblica amministrazione italiana resta il peggior pagatore d'Europa. Nel secondo semestre del 2013, l'82% delle imprese costruttrici registra ancora forti ritardi nei saldi delle fatture. Di più: dalla fine di ottobre si registrano segnali di un nuovo aumento dei tempi di pagamento. Al vecchio stock di debito rischia così di aggiungersi nuovo indebitamento. «In oltre un anno - spiega Tajani - la situazione è addirittura peggiorata: in nessun altro Paese i rapporti degli advisor sono stati così negativi».
Nel solo settore delle costruzioni risultano da pagare circa 11 miliardi di euro, osserva il presidente dell'Ance Paolo Buzzetti. Le Pubbliche amministrazioni ricorrono anche a pratiche scorrette chiedendo alle imprese di accettare, in sede di contratto, tempi di pagamento superiori ai 60 giorni, oppure di ritardare l'invio delle fatture o di rinunciare agli interessi. La direttiva Ue impone l'8% di interessi di mora più il tasso Bce.
Sommati agli effetti della crisi, i ritardi hanno impatti catastrofici sulle imprese creditrici. Secondo le valutazioni della Cgia di Mestre, non pochi dei 14.200 fallimenti del 2013 sono dovuti al mancato rispetto delle scadenze da parte dei committenti pubblici. Per Confcooperative, i ritardi fanno chiudere un'impresa su tre. Nonostante i circa 22 miliardi finora restituiti, lo stock di indebitamento della Pa resta a quota 100 miliardi. In realtà, nessuno sa con precisione a che livello sia giunto l'ammontare complessivo del debito commerciale pubblico. Nell'attesa dei dati ufficiali, la Confcommercio sollecita almeno una più ampia compensazione tra crediti commerciali e debiti fiscali.
Se confermata, come appare inevitabile, la condanna nei confronti dell'Italia sarà pesante. Oltre al pagamento degli elevati interessi di mora alle imprese, il governo italiano dovrà versare a Bruxelles qualcosa come 150mila-200mila euro al giorno di multa, fino a quando la situazione non sarà normalizzata. Proprio ieri, in contemporanea all'avvio della procedura, il Tesoro ha attivato il servizio di fatturazione elettronica per gli acquisti della Pubblica amministrazione. Dal 6 giugno prossimo, stop alle fatture cartacee. E il ministro degli Affari europei, Enzo Moavero, promette una riduzione dei tempi di pagamento. Al ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni, che qualche giorno fa aveva parlato di «riduzioni significative» nei tempi di pagamento, Tajani replica che il miglioramento appare «difficilmente dimostrabile» alla luce dei rapporti della associazioni imprenditoriali. «Questi rapporti - spiega - parlano di una realtà diffusa di ritardi, e per aprire una procedura devo guardare alla realtà».

Commenti
Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Mar, 04/02/2014 - 12:58

Per niente non mena la coda neanche il cane. Ora, i craponi del "Perchè non l'ha fatto Berlusconi quand'era al Governo?" cominciano a inquadrare il problema dell'acqua calda. Forse... Senza soldi non si fa niente. Però i napolitanisti di Bankitalia i soldi se li sono fregati prima. Traducendo il concetto in Napolitanesco, hanno "colmato il divario" del loro borsellino... con le casse dello Stato.