Università in eterna crisi calate le matricole e solo la metà si laurea

L'Agenzia di valutazione:"Gli studenti in media finiscono il triennio in 5 anni". Meno investimenti pure nella ricerca

Solo uno su due arriva alla laurea. Gli studenti italiani nel loro percorso universitario accumulano fallimenti, ritardi ed abbandoni in misura maggiore rispetto ai loro coetanei europei. La bolla della Riforma universitaria, quella del 3 più 2, dopo 15 anni si è definitivamente sgonfiata e il primo Rapporto Biennale sullo Stato del Sistema dell'Università e della Ricerca messo a punto dall'Agenzia nazionale di Valutazione, Anvur, fotografa in sostanza un fallimento. Ci sono ancora eccellenze anche nel settore della Ricerca ma il sistema è in affanno e non riesce a recuperare il gap coi partner Ue. È vero che tra il '93 e il 2012 il numero dei laureati tra i giovani tra i 25 e i 34 anni è passato dal 7,1 al 22,3 per cento ma comunque l'Italia resta sotto la media dei laureati Ue, 35 ogni 100, e lo scarto è rimasto quello di vent'anni fa. Non solo: attenzione al segno positivo sul numero dei laureati perché dentro ci sono sia quelli della triennale (in realtà non confrontabile con le lauree pre-Riforma) sia quelli della magistrale. I laureati aumentano del 30 per cento dai 161.000 del 2000 ai 290.000 del 2005 per poi assestarsi intorno ai 210.000 negli ultimi anni. L'aumento iniziale dovuto al boom della triennale però sta implodendo e il segnale preoccupante è rappresentato dal calo delle immatricolazioni che nel 2012/2013 scendono del 20,4 per cento.

A questo dato va affiancato quello tutto italiano degli abbandoni e dei fuoricorso. Quasi il 40 per cento dei ragazzi iscritti alla laurea di primo livello non arriva alla meta. Più bassa la percentuale di fallimenti nei corsi a ciclo unico (come Medicina, Architettura o Ingegneria) dove evidentemente le iscrizioni sono maggiormente ragionate e motivate. Non solo. Il tempo medio per il conseguimento del titolo nei corsi triennali di primo livello è di oltre 5 anni. Comunque su 100 immatricolati soltanto 55, poco più della metà, conseguono il titolo contro una media Ue del 70 per cento. Non bisogna dimenticare poi che in Italia aumentano drammaticamente i Neet (Non in Education, Employment, Training) ovvero giovani under 35 che non studiano, non lavorano e non seguono un programma di formazione: quasi quattro milioni di persone.

Nel Rapporto si cerca di dare una risposta al ritardo italiano. Tra i fattori individuati anche «la mancanza di un'offerta di corsi universitari professionalizzanti che nella media Ue pesano per circa il 25 per cento sul totale dei laureati». Certo una delle ragioni è sicuramente anche la progressiva riduzione delle risorse. Il finanziamento da parte del Ministero dell'Istruzione si è ridotto di circa un miliardo rispetto al 2009.

L'Italia spende molto poco anche per la ricerca che, al contrario di quanto accade negli altri Paesi, non attrae neppure i finanziamenti privati. Le risorse pubbliche investite sono lo 0,52 del Pil ovvero lo 0,18 in meno rispetto alla media Ocse, pari a circa 3 miliardi di euro. Sul fronte dei finanziamenti andiamo male anche nel rapporto con l'Europa alla quale diamo più di quanto riceviamo. Ovviamente per «colpa» nostra. Nei primi 6 anni del settimo programma quadro per la ricerca e l'innovazione per l'Italia si registra un bilancio negativo tra il nostro contributo e la quota ricevuta. Per ogni euro investito infatti abbiamo avuto indietro 0.65 centesimi.

Perché? L'Anvur spiega che lo scarto «è dovuto alla poche risorse impiegate nel settore della ricerca nel nostro Paese». Insomma non siamo capaci di spendere soldi che sarebbero a disposizione.

Commenti
Ritratto di Ausonio

Ausonio

Mer, 19/03/2014 - 08:46

regalatela a tutti

biricc

Mer, 19/03/2014 - 09:07

Si e quelli che si laureano scappano all'estero. Rimangono i finti laureati e li fanno presidenti dell'INPS.

Ritratto di Luigi.Morettini

Luigi.Morettini

Mer, 19/03/2014 - 09:08

"Università in eterna crisi calate le matricole e solo la metà si laurea". E l'altra metà, con qualche rara eccezione, è costituita da da somari certificati. Ad essere in cresi è tutta la Scuola Italiana perchè dal 1968 in poi sono saliti in cattedra gli ASINI bipedi. Una razza animale particolare, allevata nelle stalle del PCI e ancora oggi molto presente in quelle del PD!

linoalo1

Mer, 19/03/2014 - 09:53

Diminuiscono perché,finalmente hanno capito che la Laurea Italiana vale la metà di quella ottenuta all'Estero!Lino.

Kost

Mer, 19/03/2014 - 10:02

L'università una volta era l'ascensore sociale. I genitori facevano i sacrifici per far diventare il figlio medico, ingegnere, avvocato, architetto. Per motivi vari ciò non è più vero. L'architetto o l'ingegnere guadagna come o meno di un diplomato, per iniziare a fare il commercialista o l'avvocato bisogna fare almeno un paio di anni di schiavitù legalizzata. Gli informatici un tanto al chilo. L'investimento in cultura oggi non rende più ed i ragazzi trovano altre strade, o non si laureano ed anche se lo fanno non rimangono in Italia. La causa quale è? Scarsa qualità della università? Non solo. Aziende che vogliono avere un laureato per un pezzo di pane? Anche. Una cultura del lavoro che snobba la conoscenza ma a cui non sa trovare un sostituto, continuando a competere con le aziende cinesi invece di guardare all'Europa. La soluzione: far ripartire l'ascensore sociale, rendere l'università più selettiva e pagare bene i laureati. In fondo la laurea è un investimento. Più rende, più attrae.