La vendetta dell'ex: sfigurata col vetriolo

Vetriolo sul volto. Ricoverata in gravi condizioni avvocatessa di Urbino, fermato l'ex fidanzato. L'uomo, collega della vittima, nonostante un alibi di ferro («ero a giocare a calcetto contro la squadra dei magistrati»), è il sospetto numero uno. Non ha colpito di persona, ma sarebbe il mandante: avrebbe pagato una persona per vendicarsi. Non avrebbe accettato la fine della loro relazione.
Chi ha sfregiato Lucia Annibali, 36 anni a settembre, è una persona con la quale la donna aveva avuto a che fare. La donna è stata aggredita sull'androne di casa, un appartamento acquistato da poco in via Rossi a Pesaro, martedì alle 22,30. Bastano pochi istanti per gettarle sul viso il contenuto di una boccetta, un potente acido ancora da identificare. Borsa di pelle e borsone da palestra su un braccio, le chiavi nell'altra. Questi gli oggetti trovati a terra dai carabinieri subito dopo l'attentato. Sono state le grida terrificanti dell'avvocato Annibali a far accorrere in suo aiuto i vicini mentre il «mostro» fuggiva a gambe levate verso la strada. «Trasportata in ambulanza - raccontano ai primi cronisti accorsi sul posto - la poveretta avrebbe indicato il nome del suo aggressore». Una persona che avrebbe agito a volto coperto, secondo le prime indiscrezioni sull'indagine aperta dalla Procura di Pesaro e destinata a chiudersi in meno di 24 ore. La Annibali lavora nello studio di piazzale Gonzaga, a Urbino, assieme al padre l'avvocato Luciano Annibali, 71 anni. Da tempo la donna vive sola nella casa di Pesaro. Gli inquirenti, coordinati dal pm Monica Garulli, per tutta la notte e la giornata di ieri hanno scavato sul recente passato alla ricerca di una pista. Senza figli, una relazione burrascosa lasciata alle spalle, la Annibali non avrebbe avuto altri nemici che il fidanzato mollato. I carabinieri hanno ascoltato per ore parenti, colleghi e conoscenti della Annibali. L'ipotesi precisa su cui hanno lavorato gli uomini dell'Arma fa capo all'avvocato, anche lui del foro di Urbino. L'assalitore era già dentro l'appartamento e la donna se lo è ritrovato di fronte non appena messo piede in casa. La professionista, tra dolori lancinanti, è riuscita a chiedere aiuto e a mettere i carabinieri sulla pista giusta. Trasportata all'ospedale di Parma le sue condizioni restano preoccupanti. «Siamo in attesa di miglioramenti per un'eventuale intervento» commentano i sanitari. Il sindaco di Pesaro Luca Ceriscioli e l'assessore alla Cultura e Pari opportunità Gloriana Gambini esprimono «con amarezza il più profondo sdegno per l'atroce atto di violenza. Con ferocia inaudita questi ha colpito la donna, sola in casa, secondo un copione purtroppo tristemente noto e sempre più drammaticamente diffuso, che vede le donne vittime di atti di violenza da parte di uomini che, in qualche modo, appartengono alla loro cerchia di relazioni». Nel 2009 a Ladispoli, sul litorale romano, due noti legali civilisti vengono uccisi a colpi di pistola da un cliente insoddisfatto per la conclusione di una causa di lavoro.