Interventi al pomeriggio per «tagliare» le attese

Oculistica e ortopedia con più turni

Paola Castellazzo

San Martino riparte dal pomeriggio. Il più importante ospedale cittadino per far fronte alla gravissima situazione delle liste di attesa, sempre più lunghe (si parla addirittura di mesi per alcune specialità) e alla fuga di pazienti che preferiscono farsi operare e curare in strutture sanitarie di altre regioni, ha deciso di scendere in campo con una ricetta semplice, aprendo cioè le sue sale operatorie anche nel pomeriggio. Finora infatti le sale operatorie, fatta eccezione per quelle legate alle urgenze e al pronto soccorso che operano 24 ore su 24, restavano chiuse dalle 14 fino alla mattina successiva. Quarantuno sale di cui quindi trentuno chiuse per tre quarti del giorno. La novità quindi sta in questa semplice operazione di ridistribuzione delle risorse già esistenti e del personale medico e infermieristico. Se a dirla così sembrerebbe un'ovvietà, in realtà ad oggi si stanno muovendo solo i primi passi verso una informatizzazione che porterà anche ad una razionalizzazione del sistema fino ad oggi attivo.
«Dalla direzione abbiamo ricevuto il compito di aumentare il numero degli interventi - spiega il direttore generale di San Martino, Gaetano Cosenza - per far fronte alle liste di attesa e diminuire così i tempi, troppo lunghi, che erano costretti a subite i pazienti. Come prima iniziativa abbiamo aperto le sale di oculistica due pomeriggi alla settimana per gli interventi alla cataratta. E i risultati sono stati incoraggianti, siamo passati infatti da una media di attesa di 40-45 giorni a 20 giorni. Dal 16 marzo saranno poi aperte e funzionanti nel pomeriggio altre due sale per gli interventi della clinica oculistica, il tutto sempre ridistribuendo le risorse e il personale già operante». Stessa soluzione per ortopedia, altra pecora nera della Sanità in Liguria con liste d'attesa molto lunghe e centinaia di pazienti che ogni anno scelgono, di fatto costretti, di emigrare verso Piemonte e Lombardia per ricevere cure adeguate. Ad oggi però restano ancora troppe attese, e troppo lunghe. Almeno una decina, secondo lo stesso assessore regionale alla Sanità Claudio Montaldo, le specialità con questi problemi. Tra le altre resta infatti ancora in grave difficoltà la diagnostica.