Inutile sperare miracoli, giusto lasciare addormentare Welby

Cos'è veramente eutanasia? Nel mio privato e nelle scelte di vita sono una persona fantasiosa, ma divento terribilmente pragmatica quando si tratta di cose serie, e nulla è più serio della morte: è l'unica reale certezza che attende tutti gli esseri umani e solo pensando che fa parte della vita se ne può accettare, col cervello e col cuore, l'inesorabile sentenza.
A mio avviso c'è attualmente una enorme confusione sul significato della parola: già eutanasia che dal greco significa «dolce morte» è ciò che tutti ci auguriamo, meglio se nel sonno e al termine di una lunga e felice vita. In molti cristiani permane l'idea della necessità di una preparazione spirituale, di un anche breve periodo di pentimento e revisione finale, ma io ho sempre avuto presente la parabola delle vergini sagge e stolte che ci insegna come il vero cristiano dovrebbe vivere la sua Fede, sempre pronto alla partenza con la sua lampada accesa.
Fino ad un secolo fa, ed anche meno, il problema, se c'era, non si poneva certo nei termini di oggi. Non esistevano rianimazione, tubi, flebo né tutti gli altri marchingegni che sono egregi quando si tratta di salvare una vita la quale, superato l'ostacolo del momento, può felicemente prolungarsi per molti anni che diventano, ahimè troppo spesso, quando l'unica speranza è una morte rapida e misericordiosa, strumenti di tortura di cui in nome della modernità e del progresso non si può fare a meno. Medici, psicologi, sociologi, tuttologi e compagnia cantando discettano e sentenziano, chi da una parte chi dall'altra, col buon supporto dei giornalisti che fanno il loro mestiere.
Ma basterebbe tornare all'essenza delle cose, alle leggi naturali che regolano da sempre il vivere e il morire; curare, alleviare il dolore fisico e la pena morale con tutti i mezzi della moderna scienza medica, e poi lasciare che la natura e la malattia seguano il loro corso, accompagnare dolcemente e senza violente intrusioni il fratello sofferente verso la Casa del Padre per chi crede, verso la pace eterna per chi non è credente.
Invece da ambo le parti (chi sostiene la cosiddetta eutanasia e chi no) vedo un accanimento quasi integralista, una tesi da difendere ad ogni costo uscendo dal mondo reale per entrare nel «mondo delle idee». Parliamo di persone, cari signori, non di «casi».
E da questo punto di vista lasciare che Welby potesse addormentarsi dolcemente per sempre, usando, questo sì, tutti i mezzi di terapia del dolore che gli hanno tolto la sofferenza, diventa una logica conseguenza.
E per quei cristiani un po’ «integralisti» che tirano fuori il discorso del possibile miracolo, chiedo: a parte il fatto che per il miracolo ci vuole la Fede che smuove le montagne, e non ne vedo molta in giro, credete davvero che Dio abbia bisogno dei nostri poveri mezzucci artificiali per far operare la Sua Potenza e la Sua Misericordia?
Cavaliere al merito
della Repubblica italiana