Invasione di campo

Un intervento a gamba politicamente tesa o un’invasione di campo: così può essere definito il documento della Federazione nazionale degli ordini dei medici con cui si difende, senza se e senza ma, la legge 194 sull’aborto e si auspica l’utilizzo senza restrizioni della pillola del giorno dopo e della pillola abortiva Ru486. Un intervento irrituale a tutto campo, col quale si prende posizione anche sulla questione dell’assistenza ai feti abortiti e si entra di colpo in campagna elettorale.
Gli ordini dei medici hanno l’impegnativo compito di vigilare sulla deontologia professionale dei propri iscritti, sul rispetto che questi debbono alla vita e ai diritti dei pazienti e all’autonomia della medicina, ma non risulta che abbiano anche la funzione di indirizzare alla nazione manifesti e direttive di politica legislativa su temi così delicati. I medici, come tutti i cittadini, hanno il diritto di esprimersi su qualsiasi argomento, ma non si può far passare per convincimento monolitico dei sanitari italiani una posizione che è drammaticamente controversa e lacera da anni tante coscienze. Gli ordini sanno perfettamente che la categoria è divisa sul concetto di vita e sull’aborto e non a caso all’interruzione volontaria di gravidanza nel codice deontologico (formulazione del dicembre 2006) si dedicano, all’articolo 43, poche righe. In esse si condanna l’aborto clandestino e si prende atto, senza divinizzarla, che c’è una norma: «L’interruzione della gravidanza – così il testo – al di fuori dei casi previsti dalla legge, costituisce grave infrazione deontologica...». Ancora, si riconosce che i medici su questa legge non sono concordi: «L’obiezione di coscienza del medico si esprime nei limiti e nell’ambito della legge...». Ma nel documento approvato ieri da un’assemblea l’obiezione si è dissolta.
E poi c’è la questione dei tempi e delle circostanze. L’argomento dell’aborto e della “manutenzione” della legge 194 sono diventati temi caldi della campagna elettorale. È corretto che una federazione di ordini professionali, nei quali certamente si ritrovano cittadini di ogni tendenza, assuma una posizione che molti possono ritenere di parte?
Ancora: questo intervento si deve considerare un’indebita ingerenza? Se un documento di opposta ispirazione fosse stato diffuso non dai camici bianchi, ma da un grande teologo dalla veste bianca (sia pure di diversa foggia), certamente tutti gli anticlericali in servizio permanente effettivo avrebbero riarmato i cannoni che aprirono la breccia di Porta Pia. Per la Chiesa cattolica i temi etici sono una specifica e irrinunciabile competenza, la predicazione è un dovere e tuttavia secondo molti il Pontefice e le gerarchie dovrebbero tacere. E gli altri? Le lobbies, le corporazioni, le associazioni di categoria, le confraternite che sgomitano per inviare messaggi palesi e anche subliminali? Liberi tutti di dire, disdire e contraddire, suggestionare, mentire e anche barare.
Salvatore Scarpino