IO, AUTODIDATTA E L’AMORE PER I LIBRI

Carissimo Massimiliano Lussana, ho seguito con grande interesse il dialogo che il suo giornale ha avviato con i lettori sul tema della cultura. Esiste un gran bisogno di capire come l'uomo di oggi si dovrebbe rapportare con la cultura e quali sono i limiti e le assenze politiche di chi oggi è al governo delle istituzioni su un tema così importante e talvolta di difficile discussione. Travolti dai bisogni e dall'incertezza di un futuro dignitoso, la stragrande maggioranza dei cittadini pensa che la cultura sia una cosa a cui può accedere solo una minoranza, anche perché se vediamo i costi dei libri in effetti è una spesa che non tutti possono permettersi di affrontare, ma nessuno spero pensi che si possa fare a meno dei libri. Il libro rappresenta uno strumento indispensabile alla formazione dell'uomo, della conoscenza, della scienza, di quello che, in un linguaggio purtropppo dimenticato, si definiva l'arma necessaria per combattere le arroganze, le dittature e le finte democrazie. Basti pensare cosa è successo nelle società dove non era e cosa succede nelle società dove non è permesso esercitare una cultura libera in cui possono accedere una pluralità di idee diverse. I libri e la penna sono stati i veri amori della mia vita. Mi hanno permesso da emigrato, figlio di contadini-mezzadri, di conoscere e comunicare quello che della storia e del presente ho cercato di analizzare e capire. I libri mi hanno permesso di conoscere amori e tragedie di un mondo che scorre inesorabilemente con il passare degli anni. Con l'avvento di Internet ed altre vie di conoscenza, i libri rischiano l'estinzione. Questa sarebbe una tragedia culturale. Mi rendo conto che indietro non si può tornare, ma l'uomo, se vuole, può trovare una via per poter far convivere la modernità e l'emozionalità che si trova nel tenere un libro tra le mani. Ritengo, per le ragioni che brevemente ho detto, che il ruolo della stampa possa assumere una posizione importante per difendere una vera cultura accessibile a tutti, per difendere i nostri amici libri, i compagni delle nostre speranze e dei nostri sogni. Mi auguro che da questa discussione ci sia la presa di coscienza di tutta la stampa ligure, magari occuparsi un po' meno di alcune meschinità che vengono raccontate di bassa politica e di puro potere, che tanto danno causano alle istituzioni. I giornali, se vogliomo, possono dare un grande contributo alla cultura, magari sollecitando le istituzioni a prendere i provvedimenti necessari e utili. Caro direttore, perché in autunno non organizzate un convegno propositivo su questi temi? Come lettore e persona impegnata nel sociale e nella politica, le manifesto la mia disponibilità fin da adesso.