Irak, Wojtyla aveva ragione

Giustamente in molti hanno condannato l'impiccagione di Saddam. Si sente tuttavia l'esigenza di collocare questi giudizi all'interno di criteri capaci di leggere più globalmente ciò che accade nella realtà. A questa esigenza risponde ancora una volta Benedetto XVI, dedicando il suo messaggio per la celebrazione della Giornata mondiale della pace alla «Persona umana, cuore della pace». Il Papa ci mostra che non è esagerato, anche per la ragion di Stato, chiedersi quali siano le conseguenze delle iniziative politiche intraprese per il singolo uomo, giudicato «unico e irripetibile » già nella Redemptor Hominis.

In quest'ottica non è solo sbagliato giustiziare un dittatore, è sbagliato anche sacrificare la vita di qualunque innocente, che vale non meno di quella di Saddam. A cosa serve allora un embargo prolungato per anni se provoca la morte di decine di migliaia di bambini iracheni? Quale «giustizia è fatta se nella guerra civile provocata dall'intervento militare sono decine ogni giorno le vittime civili? Si capisce ora come fosse razionale e realistico l'appello di Giovanni Paolo II contro la guerra, dileggiato da esponenti dell'amministrazione di Bush e del mondo teocon protestante americano...

Vi sono però altri spunti fondamentali nel discorso del Papa. Benedetto XVI ha proseguito il suo intervento dicendo che il criterio della pace deve ispirarsi «al rispetto della grammatica scritta nel cuore dell'uomo dal Divino suo Creatore » e che «le norme del diritto naturale non vanno considerate come direttive che si impongono dall'esterno, quasi coartando la libertà dell'uomo». Esiste quindi un criterio oggettivo inscritto nel cuore dell'uomo a cui uniformarsi per giudicare l'agire personale e politico.

Come accontentarsi, perciò, diquel multiculturalismo relativista e nichilista tipico di uno pseudopacifismo che, di fatto, ha giustificato e spesso continua a giustificare «concezioni antropologiche che rechino in se stesse il germe della contrapposizione e della violenza», tipiche di fondamentalismi religiosi e politici e stati filo terroristici? Bisogna convenire ancora con il Papa: «Una visione “debole” della persona […] solo apparentemente favorisce la pace. In realtà impedisce il dialogo autentico e apre la strada all'intervento di imposizioni autoritarie finendo così per lasciare la persona stessa indifesa». Ma questa «visione debole» non caratterizza anche noi che ce ne infischiamo del fatto che vi siano decine di morti giornaliere da quando, dopo il ritiro delle truppe italiane, l'Irak non è più argomento di dialettica interna? Indignarsi, giustamente, per l'impiccagione di Saddam implica allora tornare a muoversi, nella propria esperienza quotidiana e nei rapporti fra i popoli e gliStati, sulla base diunaverità non relativista, capace di corrispondere alle esigenze del cuore di ogni uomo.

Solo questo, nel lungo periodo, è fattore di pace e giustizia durature. Chi, in nome di una cinica ragion di Stato o di tentativi di dialogo basati su ambigua e falsa tolleranza della violenza, pensa di giungere a soluzioni più «veloci», continuerà a subire smentite dolorose e tragiche per tutti.

*presidente Fondazione per la Sussidiarietà