Irpinia e Basilicata, trent'anni fa il terremoto

Il 23 novembre la terra tremò fra le province di Avellino, Salerno e Potenza. Il sisma di magnitudo 6.8 della scala Richter provocò la morte di quasi tremila persone, la distruzione di 70 paesi e il danneggiamento grave di altri 200

Trent'anni fa la terra ha tremato in Basilicata e in Irpinia provocando migliaia di morti e la distruzione di interi paesi. Fu una specie di «11 settembre» per il Sud Italia: morirono 2.914 persone - un numero quasi pari agli attentati terroristici alle Torri Gemelle a New York - ma ci furono anche 280.000 sfollati e 8.848 feriti. Le conseguenze del sisma ancora oggi si fanno sentire perché alcuni paesi si sono spopolati del tutto e perché la ricostruzione non è stata del tutto completata.
Martedì la Campania e la Basilicata ricorderanno quel giorno tragico con manifestazioni nei centri colpiti, il cosiddetto cratere. Erano le 19.35 del 23 novembre 1980. Una scossa di magnitudo 6.8 scala Richter, con epicentro nei Comuni irpini di Teora, Castelnuovo e Conza della Campania, fece tremare tutto il Sud Italia.
Dopo circa 40 secondi, seguì una replica, di magnitudo 5, che contribuì a una maggiore durata delle oscillazioni e a conseguenze ed effetti più catastrofici.
Novanta secondi in tutto. Furono colpite le province di Avellino, Salerno e Potenza, su un territorio prevalentemente montuoso, il che comportò fenomeni franosi a ripetizione e nello stesso tempo complicò i soccorsi. Interi paesi vennero giù. Si mobilitò l'Italia intera per i soccorsi, partì una gara di solidarietà che permise di salvare molte vite tra i feriti ed i dispersi nonostante la pioggia e addirittura la neve. Alcuni paesi furono quasi rasi al suolo, come Teora. L'onda d'urto fu così estesa che ci furono crolli ed evacuazioni anche a Napoli. A Balvano, nel Potentino, le persone morirono in chiesa: 77 furono le vittime del crollo della chiesa di Santa Maria Assunta durante la messa, tra loro moltissimi bambini. A Sant'Angelo dei Lombardi (Avellino) crollò un'ala dell'ospedale.
Nei minuti e nelle ore immediatamente successivi al sisma non si potevano minimamente immaginare le proporzioni della catastrofe. Con il passare dei giorni, man mano che i soccorritori mettevano piede nei luoghi colpiti, l'Italia scoprì che interi paesini erano crollati, interi caseggiati erano scesi insieme agli smottamenti, e che feriti e morti erano ovunque. Anche se non furono subito chiare le dimensioni della tragedia, poche ore dopo il sisma nelle zone terremotate risultava la presenza di 4.259 unità forniti di 1.101 automezzi ordinari e speciali e di 4 elicotteri.
Nei giorni successivi il numero di uomini e mezzi impiegati crebbe enormemente. La priorità fu data al salvataggio delle vite umane. Si aprirono i campi base di Avellino, Materdomini, Sant'Angelo dei Lombardi, Cerife, Lioni, Calitri, Solofra, Calabritto, San Mango sul Calore, Laviano Alto, Laviano Basso, Oliveto Citra, Buccino, Baronissi, Fisciano, Nocera Superiore, Vallo della Lucania, Pescopagano, Balvano, Marsiconuovo. Il giorno dopo il sisma l'onorevole Giuseppe Zamberletti veniva nominato dal governo commissario straordinario per la Campania e la Basilicata.
La struttura commissariale dovette provvedere a trovare una sistemazione agli sfollati: furono utilizzati vagoni ferroviari, tende, roulottes, prefabbricati e containers. In molti Comuni i containers sono rimasti per moltissimo tempo. A Potenza, nel rione Bucaletto, nato per ospitare i terremotati, solo negli ultimi anni sono stati realizzati alloggi per sostituirli. Non mancarono nei giorni successivi al sisma nemmeno le ripercussioni politiche: il Capo dello Stato, Sandro Pertini, lamentò ritardi e inadempienze nei soccorsi. Presentò le dimissioni, poi ritirate, il ministro dell'Interno del governo Forlani, Virginio Rognoni.
Furono 70 i Comuni disastrati e 200 quelli danneggiati.
L'Italia ricevette aiuti internazionali da molti Paesi esteri (dagli Usa all'Europa all'Arabia Saudita) che inviarono soldi, uomini, squadre specializzate di soccorritori e attrezzature. La ricostruzione iniziò nel segno della massima rapidità ma nel tempo l'utilizzo delle risorse pubbliche si è fatto sempre più controverso tanto da far scaturire indagini ed inchieste della magistratura.
Secondo alcune stime ufficiali, per il terremoto e la ricostruzione lo Stato aveva stanziato 50.902 miliardi in lire fino al 1991, 32 miliardi in euro fino al 2008. Le leggi Finanziarie continuano a prevedere contributi per la ricostruzione, finanziandoli anche con un'accisa sui carburanti. Trent'anni dopo è il momento delle commemorazioni e del ricordo e l'occasione per fare il punto della situazione.