Islamico ascolta Radio Maria E si converte al cristianesimo

Un musulmano capta le onde dall’Algeria. Ora il suo nome è Antonio

Andrea Tornielli

da Milano

Si può scoprire la fede cristiana e decidere di abbracciarla anche attraverso le onde radio. Se poi il protagonista è un giovane musulmano algerino che è riuscito a captare Radio Maria dall’altra sponda del Mediterraneo, la sua storia imprevista e imprevedibile ha tutte le caratteristiche della notizia. Antonio (questo è il nome che ha scelto per il battesimo), classe 1967, otto anni fa, mentre trafficava con la sua radio in cerca di qualche programma in italiano che lo aiutasse a fare progressi nella lingua che stava imparando, si è imbattuto in una voce che recitava l’Ave Maria. «Maria è un personaggio molto noto e venerato nella tradizione musulmana – racconta Antonio – ma quella preghiera ripetuta con una partecipazione così intensa me la riproponeva in maniera nuova, facendo rinascere domande rimaste a lungo inevase...».
Quella di Antonio, affascinato dalle preghiere della popolarissima emittente di Erba, guidata da padre Livio Fanzaga, è una delle storie raccontate nel libro di Giorgio Paolucci e Camille Eid I cristiani venuti dall’Islam (Piemme, pp. 216, 12,90 euro), in libreria da dopodomani: un reportage che raccoglie le esperienze difficili di coloro che hanno deciso di diventare cristiani abbandonando la religione musulmana. Le occasioni per queste conversioni sono le più disparate. Un viaggio, una trasmissione radio, l’incontro con un amico. Antonio appartiene a una numerosa famiglia di musulmani devoti e praticanti, il padre fa il camionista, la madre ha fatto crescere otto figli. Fin da bambino è affascinato dalla figura del «profeta» Gesù, venerato anche dall’islam. Cresce, ma continua ad essere assalito dalle domande. «Chiedevo ad Allah di non lasciarmi in balìa dei miei dubbi, doveva aiutarmi a capire dove stava la verità». La passione per le lingue lo spinge a cominciare un corso di italiano con audiocassette. Per esercitarsi ricorre anche alla radio. Così incappa per caso nel Rosario di Radio Maria. Antonio ricorda ancora l’ora di quello che definisce un «nuovo inizio»: le otto di sera. «Sentivo in quelle parole qualcosa di familiare, che mi corrispondeva, non capivo il perché ma quella frase – “il Signore è con te” – sembrava pronunciata apposta per me». Il giovane algerino diventa un ascoltatore fedele di Radio Maria e più ascolta più si appassiona. «In Occidente cambiare religione è qualcosa di normale – racconta – non costa nulla, a volte ho persino l’impressione che sia una moda. Per la nostra cultura è invece un percorso accidentato, pieno di ostacoli e di avversità, è come strapparsi la pelle di dosso per farne crescere un’altra».
Antonio si rivolge all’imam della moschea del suo quartiere, che è un ex compagno di scuola. «Davvero i Vangeli sono stati falsificati? E chi ci garantisce sull’autenticità del Corano?». L’amico imam non dà risposte esige certezze: «Il Corano è un miracolo disceso dal cielo, nessuno può metterlo in discussione. Non puoi più venire in moschea, se vai avanti così ti dovrò denunciare». Antonio riesce a incontrare segretamente un prete francese e dopo qualche mese di colloqui, chiede il battesimo. Inizia un lungo cammino, fatto di scambi epistolari con alcuni conduttori di Radio Maria e nel 1999 fa un viaggio in Italia, ospite dei suoi nuovi amici. Il dramma nella sua famiglia scoppia quando una delle sorelle scopre una Bibbia cristiana dimenticata da Antonio nella sua camera: «Stai facendo una cosa orrenda, sei un apostata, un traditore dell’islam». Anche il fratello maggiore minaccia di denunciarlo. Antonio riesce a scappare e a stabilirsi in Italia dove viene battezzato.
Nel libro di Paolucci ed Eid sono raccontate molte altre storie, anche drammatiche, di conversioni. Nell’interessante appendice vengono esaminate le legislazioni dei Paesi musulmani per sapere che cosa rischia chi decide di lasciare l’islam. Molti Stati contemplano infatti il reato di apostasia nelle Costituzioni o nei codici penali, e anche nei Paesi che hanno adottato legislazioni di impronta più laica, si assiste a una richiesta pressante da parte degli ambienti radicali per l’introduzione di questo reato.