Gli italiani e la crisi: taglio tutto tranne il cenone di Natale

Tredicesime leggere, crescita lontana: ma i consumi per lo shopping, i viaggi, e soprattutto cibo e bevande, saranno stabili. Ogni famiglia italiana infatti, durante le feste, spenderà in media 140 euro in più solo per bere e mangiare

Venti di crisi, tredicesime più leggere, Natale al risparmio, ma i consumi non crolleranno. Tasche più vuote, futuro incerto, eppure gli italiani sono ancora pronti a superare gli altri cittadini europei nello shopping delle feste. Secondo infatti la Confcommercio, ogni nucleo familiare destinerà circa 1.337 euro alle spese natalizie, solo 17 euro in meno (-1,2%) rispetto al 2009.
Cresce infatti la massa complessiva delle tredicesime che verranno destinate a riempire l'albero: saranno circa 33,6 miliardi, +1,2% rispetto al 2009. Di questi, 1,3 miliardi verranno spesi presso la rete distributiva dei negozi e dei punti vendita, 22,3 miliardi confluiranno invece verso altre spese, prime fra tutte vacanze e spostamenti. Sulla base dell'indagine "Xsmas Survey 2011" di Deloitte, le famiglie italiane hanno pianificato un budget medio di 625 euro, ampiamente sopra la media europea ferma a 587. Per non parlare dei morigerati olandesi dove, a fronte di stipendi medi di 2.000 euro, per Natale ne sacrificheranno solo 250.
Ma cosa compreranno le famiglie con le tredicesime? Soprattutto, il 40 per cento, alimentari. Al secondo posto i prodotti tecnologici. La ripresa è ancora lontana e gli italiani preferiscono perciò risparmiare su doni e viaggi piuttosto che rinunciare alle tradizioni della tavola. Secondo i calcoli degli esperti, otto su dieci di noi non taglierà il budget alimentare, spendendo per il panettone, pesce e spumante come o più dello scorso anno. In media, 140 euro a famiglia per il cenone della vigilia, il pranzo di Natale e la notte di Capodanno. Se due italiani su tre, circa il 62 per cento, spenderanno la stessa cifra dello scorso anno, il 17 per cento prevede addirittura di sborsare di più, mentre solo un 21 per cento taglierà anche sulla tavola.
Tutto ciò con una tredicesima più leggera del solito. Un calo dovuto alla riduzione del potere d'acquisto determinato dall'aumento dell'inflazione, che ormai dal 1992 non viene più calcolata in automatico nell'adeguamento degli stipendi. E dunque, quando l'inflazione comincia a correre come è avvenuto quest'anno, gli stipendi reali si riducono. La Cgia di Mestre ha calcolato che un operaio con una retribuzione lorda annua pari a poco più di 20.000 euro, quest'anno porterà a casa una tredicesima di 1.197 euro netti: 21 euro nominali in più rispetto al 2010, ma per effetto dell'inflazione, di fatto saranno dieci in meno.
Stesso destino per gli impiegati che, con uno stipendio lordo di 24.700 euro, perderanno 12 euro reali di tredicesima, a fronte di un aumento nominale di 23. Nel caso di un quadro con un reddito di poco superiore ai 48.500 euro, la tredicesima mensilità si restringerà di 25 euro ma la busta paga darà l'illusione di aver in tasca ben 38 euro in più.