Italiani più longevi, ma attenzione a obesità e diabete

L'aspettativa di vita per gli uomini arriva a 77 anni, per le donne a 83. Preoccupa l'uso di alcool tra i giovani

Roma - Gli italiani sono sempre più longevi tanto che l’aspettativa di vita ha raggiunto per gli uomini quota 77 anni e per le donne 83, non solo: gli italiani sono nel complesso in buona salute. Lo rivela la relazione sullo stato sanitario del Paese 2005-06 inviato dal ministro della Salute Livia Turco ai presidenti di Camera e Senato per fornire un’informazione sul quadro della salute degli italiani e delle politiche sanitarie. Tra le buone notizie il ministero registra il calo dell’Aids e della mortalità per tumori, ma evidenzia una preoccupante diffusione dell’obesità, di malattie quali il diabete, quelle cardiovascolari e respiratorie. A fronte inoltre di una diminuzione del consumo di fumo, aumenta, soprattutto tra i giovani, l’uso di alcol.

Buone notizie In sostanza queste le buone notizie che misurano il polso della nostra salute: il "livello dello stato di salute degli italiani è complessivamente soddisfacente" con un’elevata aspettativa di vita alla nascita (più di 76,9 anni per gli uomini e quasi 82,9 per le donne) diminuisce il consumo di tabacco; aumenta la prevenzione alle malattie infettive attraverso la vaccinazione ed entro il 2015 saranno disponibili altri 36 nuovi vaccini; diminuiscono i casi notificati di Aids e i relativi decessi; guadagna punti la lotta ai tumori che segna una graduale diminuzione del livello di mortalità a fronte di un aumento dei casi diagnosticati ma anche di screening. I neonati inoltre sono sani: nel 2004 il 99,3 per cento dei nati ha riportato un punteggio Apgar (il criterio utilizzato per misurare la vitalità del neonato e l’efficienza delle principali funzioni dell’organismo) da 7 a 10 e soltanto lo 0,7 è risultato gravemente o moderatamente depresso. Nel versante roseo si registra anche la diffusione di trattamenti chirurgici meno invasivi per le malattie dell’apparato digerente grazie all’affermazione delle tecniche endoscopiche ed ecografiche con una riduzione dell’ospedalizzazione per queste malattie che nel loro insieme rappresentano la prima causa di ricovero in Italia.

Cattive notizie Ma dall’altro lato la Relazione sottolinea numerosi punti critici. Innanzitutto il ministero sottolinea che l’aumento della popolazione anziana porta con sé la maggiore diffusione di patologie croniche e la necessità di sviluppo di servizi socio-assistenziali sul territorio adeguati. Infatti, più della metà dell’assistenza farmaceutica (55%) va a persone sopra i 65 anni, e in questa fascia d’età i ricoveri in ospedale sono il 40,2 % del totale con un numero di giornate di degenza sopra la media. Tra le cattive notizie si registra l’aumenta del consumo di alcol tra i giovani, e la pratica del bere per ubriacarsi, e si abbassa l’età di iniziazione al bere.

Obesità Preoccupante la diffusione dell’obesità: l’Italia è tra i primi Paesi in Europa per presenza di soggetti in soprappeso e obesi, e preoccupa in particolare l’obesità pediatrica. Si registra nel Paese un’alta diffusione di malattie cardiovascolari, del diabete, delle malattie dell’apparato respiratorio in particolare la Broncopatia cronico ostruttiva e l’asma. I farmaci del sistema cardiovascolare rappresentano da soli circa la metà delle dosi prescritte in un anno. Da notare anche un aumento della differenza di mortalità tra le fasce più istruite e ad alto reddito e quelle più disagiate, in particolare per le malattie cardiovascolari. E ancora, la black list segnala che le patologie tumorali restano la prima causa di morte nella popolazione tra i 35-64 anni. Sul fronte della salute mentale, si registra un rischio crescente tra i giovani adulti. Il 33,8 per cento dei ricoveri riguarda la fascia d’età 25-44 anni, mentre manca un’informazione sistematica sull’efficacia e la diffusione dei servizi.

Ospedali Sul fronte ospedali, il ministero fotografa una rete ospedaliera ancora costituita in maggioranza di istituti medio-piccoli. Esistono infatti ancora più di 200 strutture pubbliche, circa un terzo del totale, con meno di 120 posti letto, concentrate nelle regioni del Centro-Sud del Paese. E la conclusione è tristemente famosa: "carenza di disponibilità di posti letto di riabilitazione e lungodegenza".