Gli italiani, popolo in via d’estinzione

Ci siamo persi una città. E l’anno prossimo, a meno di un’improbabile, sensazionale esplosione di concepimenti, ne perderemo un’altra. Arrivano i dati dell’Istat e suona l’allarme per un’Italia sempre più anzianotta e sempre meno «italiana». Già perché oggi come oggi, conti alla mano, in Italia ci sono 65 mila italiani in meno rispetto al primo gennaio del 2011. È come se avessimo cancellato Savona e tutta la sua popolazione dalla carta geografica, giusto per fare un esempio di questa preoccupante recessione autoctona.
Perché se è vero che, nel suo insieme, la popolazione d'Italia è cresciuta, ed è arrivata a quasi 61 milioni, (60 milioni 851mila, al primo Gennaio) è anche vero che gli italiani sono scesi sotto quota 56 milioni, con una perdita netta di 65 mila persone rispetto al primo Gennaio dell'anno scorso e che gli stranieri sono oggi 4 milioni 859 mila (289 mila in più), e rappresentano ormai l’8% della popolazione complessiva. Discretamente intuibile è il fatto che a determinare il calo degli italiani sia stata soprattutto la forbice che si allarga sempre di più tra nascite e morti: nel nostro Paese nel 2011 sono nati 556 mila bambini, 6 mila in meno del 2010, mentre il numero delle persone morte è stato pari a 592 mila, 4 mila in più dell’anno precedente. Sono le donne straniere a fare più figli: ne hanno una media di due a testa a fronte di uno delle italiane, che oltretutto diventano mamme sempre più tardi (a 32 anni). Proprio la loro presenza rende il Nord Italia la zona più prolifica del Paese, capovolgendo il luogo comune che vorrebbe il Sud il posto dove si fanno più bambini e che ora invece è diventato il fanalino di coda. Parimenti l'indagine Istat evidenzia anche come dal Sud Italia si continui a «emigrare» verso le regioni del Centro-nord. La regione che ha il tasso di natalità più alto (il 10 per mille, con 1,63 figli per donna) è il Trentino Alto Adige e la Campania è l'unica tra quelle del Sud con un livello riproduttivo superiore alla media nazionale, (1,43 rispetto all'1,42). Mentre la Liguria abbina alla più bassa natalità (7,3) anche il più alto tasso di mortalità (13,3 per mille).
Tra le sole cinque regioni in cui il numero dei nati supera quello dei morti, c'è di nuovo il Trentino Alto Adige, assieme a Campania, Lombardia, Puglia e Veneto. Italiani meno prolifici, ma sempre più longevi. La speranza di vita è cresciuta ulteriormente e ha raggiunto i 79 anni per gli uomini e gli 84 per donne. E se dunque la popolazione femminile è ancora in vantaggio, quella maschile sta recuperando, visto che rispetto al 2008 guadagna in media mezzo anno di vita supplementare rispetto ai quattro mesi delle donne. Gli ottantenni costituiscono ormai il 6,1 per cento della popolazione totale, e se la conta parte dai 65 anni, gli anziani rappresentano il 20 per cento dei residenti. Risiedono soprattutto nel Nord-Est e nel centro del Paese; ed è chi vive nella provincia di Bolzano ad avere la speranza di vita più alta (80,5 anni gli uomini, e 85,8 le donne). Avanza anche l'esercito degli ultracentenari, che ha superato la soglia di 17 mila. Ben 600 italiani hanno compiuto 105 anni e il più vecchio di tutti ha 113 anni e vive in Veneto.