Italiani, popolo di pigroni La colpa è tutta dei geni

Una ricerca scientifica americana rivela che la passione per l’attività fisica nasce dai cromosomi

D’estate proprio non se ne parla. Niente trekking su per le montagne, vi fanno orrore gli appassionati del beach volley che rischiano di tirarvi il pallone addosso mentre rosolate pigramente al sole. Siete in vacanza, insomma, e con il caldo... Anche d’inverno però non mancano le scuse. Il lavoro vi ha stremato, la palestra non vi piace, fa troppo freddo per la partita di calcetto con gli amici.
Insomma, diciamolo: siete allergici a qualsiasi forma di attività fisica, prendereste l’ascensore anche per salire un solo piano. Bene, d’ora in poi potete dedicarvi con tranquillità all’ozio, e bandire ogni senso di colpa. La pigrizia, a quanto pare, è scritta nel Dna.
A rassicurare i «poltroni» di tutto il mondo ci ha pensato un team di ricercatori della University of North Carolina, in due studi pubblicati sulle riviste The journal of heredity e Physiological Genomics, che rappresentano la prima ricerca sistematica sul tema. Gli scienziati americani hanno studiato il comportamento dei topi, individuando ben 23 geni responsabili all’83% della diversa propensione all’attività fisica. Ai roditori, in pratica, è stata messa a disposizione una ruota: un gruppo si allenava entusiasticamente, mentre altri, definiti «sedentari aggressivi», nemmeno si avvicinavano all’attrezzo. Gli scienziati hanno dimostrato che velocità, resistenza e distanza percorsa sulla ruota dipendevano da alcuni cromosomi. I meccanismi devono ancora essere chiariti, ma la relazione sembra certa: facendo accoppiare diverse famiglie di topolini, i ricercatori hanno ottenuto le forme intermedie di comportamento.
La notizia sarà particolarmente apprezzata in Italia. Nel Bel paese, infatti, non mancano gli appassionati del fitness. Gli sportivi sono 17 milioni, quelli che arrivano all’agonismo tre milioni e mezzo. Ma 25 milioni di italiani (il 41%) per almeno 11 mesi l’anno non alzano nemmeno un dito. «È un problema - sottolinea Marcello Faina, direttore del Dipartimento di medicina e scienza dello sport del Coni e medico della nazionale -. L’attività fisica difende da malattie come diabete, obesità, cardiopatie e tumori: i medici dovrebbero prescriverla come un farmaco».
Anche la scuola, però, ha le sue responsabilità. «Non è possibile che si facciano solo due ore di educazione fisica alla settimana», si lamenta Faina. Anche perché, se oggi oltre il 60% dei bambini tra i 9 e gli 11 anni fa sport, è vero anche che, negli ultimi 50 anni il tempo che i più piccoli passano di fronte alla Tv è quintuplicato. Non senza conseguenze
Alcuni ricercatori canadesi hanno dimostrato infatti che guardare la televisione «spegne» il senso di sazietà, facendo aumentare il rischio di sovrappeso e obesità. In un gruppo di bambini, ai quali era stata messa a disposizione una quantità illimitata di pizza, chi stava guardando i Simpson ha mangiato infatti il 22% in più rispetto agli altri.
Insomma, va bene oziare, se ce lo dicono i geni. Ma, almeno, teniamoci lontani dalla Tv.