«Gli italiani sono sempre più ricchi»

Dal 1994 il patrimonio è cresciuto al ritmo del 5% all’anno. E otto famiglie su dieci possiedono un’abitazione propria

Emanuela Fontana

da Roma

Italiani sempre più «formiche», risparmiatori e «patrimonializzatori», per i quali l’acquisto prioritario è quello della casa. Casa da abitare ma soprattutto da affittare: per 200mila famiglie la principale fonte di reddito è la mensilità della locazione. Sebbene i dati economici non siano positivi e il benessere investa soprattutto le classi più agiate, l’ultima indagine Censis dice che le famiglie italiane sono più ricche del 5% ogni anno, dal 1994 al 2003. Nel 2004, in particolare, il saldo tra passività e attività finanziarie delle famiglie è positivo.
Un’affermazione che può suonare anomala nel clima di recessione delineato sia da Confindustria che dalla Banca d’Italia. Eppure gli italiani in questo momento hanno più case e più liquidi rispetto a dieci anni fa, per un patrimonio totale che si aggira intorno ai 7.700 miliardi di euro. Il Censis invita a non cadere in facili semplificazioni: «l'irrobustimento dei patrimoni familiari» coincide con «l’aumentato grado di concentrazione della ricchezza». Il denaro del 5% delle famiglie più ricche in Italia è passato negli ultimi dieci anni dal 27 al 32% del totale, indice di una concentrazione del benessere. Se in alcuni casi «il rafforzamento delle disponibilità finanziarie e materiali è il frutto di un reale accrescimento delle possibilità di spesa e di consumo - si legge nello studio - per molte altre famiglie questo processo è solo fittizio», nel senso che è frutto del risparmio e della contrazione dei consumi. Quello a cui ci si trova di fronte è comunque una crescita della liquidità familiare e dell’indebitamento «di chi riversa i propri risparmi in beni immobili». Il Censis sottolinea anche un netto aumento delle attività finanziarie: «Degli oltre 2.500 miliardi di euro detenuti nel 1999 sotto forma di depositi, titoli di Stato, azioni, polizze assicurative - si legge nella relazione - si è passati agli oltre 3mila miliardi di euro rilevati nel 2004». L’incremento delle disponibilità liquide è testimoniato dai dati: se nel 1999 il contante era il 20,6% del patrimonio, nel 2004 è salito a quasi un terzo del portafoglio delle famiglie (28,7%).
La ricchezza familiare è poi sempre più fondata sugli immobili di proprietà: se negli anni ’90 l’abitazione propria costituiva il 60% del patrimonio, ora ne forma il 68%. Ci sono state un milione di compravendite nel 2003 e 870mila nel 2004 (per 132 miliardi di euro), con l’impennata dei mutui (+26% nel 2003). A sorpresa, per quanto riguarda le «previsioni di acquisto 2005» sono le fasce con un reddito minore a dominare il mercato quest’anno: quasi il 6% dei nuclei familiari con un reddito tra 1300 e 2mila euro ha intenzione di comprare casa nel 2005.
Tornando alle élites, i beni di lusso, che il Censis chiama «beni rifugio», come metalli preziosi o oggetti di valore, in alcuni casi non hanno subito contrazioni, tutt’altro: è il caso, per esempio, delle Case d’asta che nel 2003 (l’ultimo dato disponibile) hanno visto un incremento delle vendite di circa il 20% rispetto all’anno precedente.
Dal momento che queste cifre sono in controtendenza con quelli su Pil e retribuzioni, il Censis si chiede da dove derivi l’aumentata liquidità. Le risposte sono tre: prima di tutto la propensione al risparmio (cresciuta di due punti tra il 2001 e i 2003), la spinta all’indebitamento, ma anche la presenza di «circuiti sommersi - lancia l’allarme l’istituto di statistica sociale - o forme di evasione fiscale di diverso tipo, la cui entità risulta oggi difficile da valutare».
Dal punto di vista finanziario, l’analisi evidenzia come le famiglie tendano ora più all’acquisto di titoli a breve, medio e lungo termine, ma «accompagnati da un limitato grado di rischio», mentre si è contratto l’acquisto di azioni e dei fondi comuni, che avevano visto una ripresa nel 2003.
È la casa, comunque, l’oggetto del desiderio: l’80% degli italiani ha un’abitazione propria, il 13 % possiede il secondo immobile, mentre nei primi 5 mesi del 2004 si è acquistato il 36% di case vacanze in più. Il Censis propone alcune analisi «antropologiche»: bisogna chiedersi «se la patrimonializzazione sia il sintomo di un’effettiva crescita o piuttosto l’indicatore di un possibile crescente senso di disagio sociale», e inoltre il primato della casa può essere interpretato come primato «della sicurezza personale».