Ius soli e ius sanguinis: come funziona negli altri paesi

Paese che vai legge che trovi, dunque, tra "paletti" più rigidi e regole più morbide riguardo allo status dei figli di immigrati. La cittadinanza italiana è oggi basata principalmente sul cosiddetto <em>ius sanguinis</em>

Le procedure e le condizioni per l’acquisizione della cittadinanza cambiano nei diversi Paesi dell’Unione europea. Paese che vai legge che trovi, dunque, tra "paletti" più rigidi e regole più morbide riguardo allo status dei figli di immigrati. La cittadinanza italiana è oggi basata principalmente sul cosiddetto ius sanguinis (diritto di sangue), in base al quale il figlio nato da padre italiano o da madre italiana è italiano. Niente ius soli, dunque, ovvero il diritto di cittadinanza acquisito per il semplice fatto di essere nati in Italia, indipendentemente dalla cittadinanza posseduta dai genitori.

Lo ius soli fa riferimento alla nascita sul suolo, sul territorio dello Stato, e si contrappone dunque, nel novero dei mezzi di acquisto del diritto di cittadinanza, allo ius sanguinis, imperniato invece sull’elemento della discendenza o della filiazione. Attualmente la maggior parte degli Stati europei adotta lo ius sanguinis, seppur con norme spesso più morbide di quelle vigenti in Italia, con la rilevante eccezione della Francia, dove vige lo ius soli fin dal 1515. Le procedure e le condizioni per l’acquisizione della cittadinanza cambiano dunque nei diversi Paesi dell’Unione europea. In modo simile all’Italia, anche in Danimarca, Grecia e Austria è difficoltoso ottenere la cittadinanza per chi è nato nel territorio del Paese da genitori stranieri. In Francia, che vanta una tradizione centenaria sul fronte opposto, vige addirittura il doppio ius soli, che facilita l’ottenimento della cittadinanza per chi nasce sul territorio nazionale da stranieri a loro volta nati sullo stesso territorio.

In Germania vige lo ius sanguinis, ma esistono facilitazioni per chi nasce sul suolo nazionale da stranieri residenti: è sufficiente che uno dei due genitori viva legalmente in territorio tedesco ed abbia vissuto lì per almeno 8 anni per concedere al figlio il diritto alla cittadinanza tedesca al momento della nascita. Anche in Irlanda, Belgio, Portogallo e Spagna vige lo ius sanguinus, ma le norme sono più morbide rispetto a quelle italiane. In Irlanda, ad esempio, i nati nel Paese da genitori stranieri possono ottenere la cittadinanza se uno dei genitori ha un permesso di residenza permanente o ha risieduto regolarmente nel Paese per almeno tre anni prima della nascita del figlio. L’adozione dell’una piuttosto che dell’altra opzione ha rilevanti conseguenze negli Stati interessati da forti movimenti migratori. Infatti, lo ius soli determina l’allargamento della cittadinanza ai figli degli immigrati nati sul territorio dello stato: ciò spiega perchè sia stato adottato da Paesi (Stati Uniti, Argentina, Brasile e Canada) con una forte immigrazione e, al contempo, con un territorio in grado di ospitare una popolazione maggiore di quella residente. Al contrario, lo ius sanguinis tutela i diritti dei discendenti degli emigrati, ed è dunque spesso adottato dai paesi interessati da una forte emigrazione, anche storica (Armenia, Irlanda, Italia, Israele), o da ridelimitazioni dei confini (Bulgaria, Croazia, Finlandia, Germania, Grecia, Italia, Polonia, Serbia, Turchia, Ucraina, Ungheria).